Pippo Baudo e l’idea di una “televisione musicale”
ORTE (VITERBO) – Quando una persona muore, il distacco è spesso un’esperienza dolorosa, il lutto può causare un forte trauma, una tristezza profonda, senso di vuoto, nostalgia, a volte persino un senso di rabbia o di colpa, ansia e depressione.
Quando un personaggio amato dal pubblico muore, lascia un vuoto che è al tempo stesso emotivo, culturale e sociale, e riflette il significato che quel personaggio aveva certamente per la famiglia, gli amici e i colleghi, ma anche per il mondo circostante.

Mercoledì 20 agosto, al Santuario della Madonna della Stella di Militello in Val di Catania, si sono svolti i funerali di Pippo Baudo, un grandissimo rappresentante del mondo della cultura e dello spettacolo italiano, amatissimo dagli italiani, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, conduttore dei più importanti programmi Rai e, per una breve stagione, protagonista anche del palinsesto del principale concorrente della Rai, la holding Fininvest, oggi Mediaset.
Baudo è stato capace di creare un legame unico con il suo pubblico, trasmettendo un grande senso di sicurezza e affidabilità, ed ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della cultura popolare italiana.
Il fisico Albert Einstein affermava “Vedo la mia vita in termini di musica”, un pensiero che si coniuga perfettamente anche con la sua persona, nella quale dimorava una grande vitalità di cui la musica era parte integrante.
Pippo Baudo era pianista, autore di brani leggeri e direttore artistico. La musica è stata la colonna sonora costante della sua vita, dei suoi pensieri, delle sue emozioni; era, come egli stesso confessava, “la sua compagna di vita”.
Con grande professionalità, entusiasmo e passione, con sincera disponibilità e apertura di cuore, è stato in grado di tessere relazioni umane profonde e genuine. Molti artisti, e non solo, erano uniti a lui da un legame speciale, ognuno con la sua esperienza.
C’è chi lo ha ricordato con foto e documenti esclusivi descrivendolo “più di un parente”.
Nel 1966, “Settevoci”, il primo programma che in qualche modo ha innovato il modo di coniugare show, gioco e musica, il quale segnò l’inizio della sua carriera, unica e memorabile. L’anno successivo, insieme ad altri tre grandissimi protagonisti della televisione italiana, Corrado, Enzo Tortora e Mike Bongiorno, partecipò a “Sabato Sera” e, nel 1968, il suo primo incontro con il Festival di Sanremo, quando, insieme all’attrice Luisa Rivelli, presentò la kermesse canora, fenomeno culturale e di costume.
Figura chiave nel Festival di Sanremo, Baudo ha scoperto e valorizzato intere generazioni di artisti e, con le sue tredici edizioni alla conduzione, ha contribuito in modo determinante al successo del Festival di Sanremo nel mondo.
Egli è cresciuto come il volto nuovo che si imponeva nella televisione in bianco e nero di Mike, di Corrado, di Enzo Tortora, di Mina, di Raffaella Carrà, una tv nella quale poi è arrivato anche Maurizio Costanzo; ed è diventato progressivamente il punto di riferimento.
Pippo Baudo era e si sentiva una sorta di patrimonio pubblico.
Oltre 150 i programmi all’attivo. “Domenica In”, che quest’anno compie cinquant’anni, è stato lo spartiacque della carriera di Pippo Baudo.
A Militello, suo paese di origine, il feretro è arrivato alla mezzanotte di martedì 19 agosto, ed ha trovato ad attenderlo il Sindaco, il parroco e i tanti suoi concittadini. Grandissimi gli applausi e profonda la commozione.
Un benvenuto davvero commovente gli hanno rivolto gli abitanti di questa cittadina barocca siciliana, da quest’anno un Borgo dei Borghi e Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Il giorno dei funerali il Santuario della Madonna della Stella era gremito, trecento il numero massimo di persone che poteva contenere, i due figli Tiziana e Alessandro, quest’ultimo arrivato dall’Australia, residente a Brisbane, dove vive con suo figlio Sean e con i nipotini.
“Mi rammarica il fatto che mio padre non abbia potuto conoscere i suoi due ultimi nipoti”, ha detto con grande commozione.
Oltre quattrocento gli uomini delle forze dell’ordine impiegati per l’evento funebre.
Presenti i suoi stretti collaboratori, Dina Minna, sua storica segretaria da 36 anni al suo fianco, concittadini e amici della sua città natale, personaggi e colleghi del mondo dello spettacolo, tra questi Al Bano, Michele Guardì, Alberto Matano, Gigi D’Alessio, Lorella Cuccarini, Viola Valentino. Tra i rappresentanti delle istituzioni: il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, e il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Oltre a una dozzina di sindaci in fascia tricolore, tra cui Enzo Trantino, primo cittadino di Catania, e Giovanni Burtone, primo cittadino di Militello.
Nella piazza antistante una folla di circa duemila persone e, oltre ai residenti, moltissime persone provenienti anche da altri luoghi della Sicilia, radunate nelle vie laterali dietro le transenne o affacciate ai balconi delle loro case, dai quali sventolavano gli striscioni, uno dei quali riportava le parole “Pippo Baudo orgoglio Militellese e fedele Figlio della Madonna della Stella”. Tutti presenti per dare l’ultimo commosso saluto al grande artista e volto storico della televisione italiana.
Sedici i sacerdoti che hanno concelebrato alla messa esequiale presieduta dal vescovo della Diocesi di Caltagirone, Sua Ecc.za Mons. Calogero Peri; il parroco del Santuario Maria Santissima della Stella, don Giuseppe Luparello, e il coro polifonico del santuario che ha accompagnato lo svolgimento del rito.
La celebrazione è stata introdotta dal bellissimo canto “Eccomi”, che rappresenta una risposta di disponibilità e adesione alla volontà di Dio. “Siamo qui per dare un ulteriore attestato di stima e di gratitudine, – queste le parole pronunciate dal vescovo Calogero – ma anche un ultimo saluto, all’amico Pippo Baudo che ha terminato il suo percorso qui in terra, ma siamo qui soprattutto per celebrare nella fede la Pasqua del Signore, la nostra Pasqua, l’unica capace di sfidare la morte e di uscirne vittoriosa. Facciamo però tutto questo con dolore, per il distacco che ciascuno porta dentro di sé, mentre cerchiamo di custodire e alimentare comunque la speranza”.
“Il mistero della morte – ha continuato – al contrario della vita, mette a tacere tutte le nostre parole e sicurezze, ed è anche una dura prova per il nostro pensiero, perché la morte, lo sappiamo bene, cambia tutto e ci cambia totalmente, ci lascia domande, e non ci regala risposte.
Essa infatti pone a tutti, credenti e non, un’alternativa dalla quale non possiamo scappare: decidere se la morte è la fine della vita, oppure un passaggio, e quindi se la nostra vita sia un fallimento oppure un compimento”. “Carissimo Pippo, – ha concluso – noi ti auguriamo di splendere come stella non soltanto nel firmamento degli uomini, come già avviene, ma tanto luminoso anche e soprattutto in quello di Dio. E nel firmamento di Dio, ce lo vogliamo ricordare ancora una volta, si splende solo per l’amore operoso e concreto che abbiamo vissuto, ricevuto e donato.
Tutto il resto passa e si dissolve come pula al vento, perché solo l’amore resta ed è per sempre”.
Molto significative le letture scelte per la Liturgia della Parola: la Prima lettura, Dal libro della Sapienza 3, 1-9, “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio”, a seguire il Salmo responsoriale 24, “Accoglimi Signore, in te ho posto la mia speranza”, e, dopo il canto dell’Alleluia, la proclamazione del Vangelo delle Beatitudini di Matteo 5, 1-12a; infine, ha concluso la Liturgia della Parola, la Preghiera dei fedeli con le intenzioni lette da diversi lettori.
Particolarmente toccante l’omelia di don Giulio Albanese, il padre spirituale di Baudo.
“Cari fratelli e care sorelle, in questa circostanza siamo tutti insieme come popolo di Dio e siamo qui per affermare una fraternità di cui il compianto Pippo è stato testimone esemplare. Se da una parte è vero che questa cittadina è orgogliosa dei semi di bene, di verità, che egli ha sparso nel corso della propria vita, rendendo lustro, onore, a questa terra, non solo a Militello, alla Sicilia tutta, ma in senso lato all’Italia, a questo bel Paese, dall’altra è importante tenere presente che ognuno di noi è chiamato ad operare un sano discernimento alla luce di quello che è avvenuto in questi giorni, il riferimento particolare al “dies natalis” del nostro amato Pippo Baudo, per certi versi l’uomo più celebre d’Italia, soprattutto guardando a quelli che sono gli eventi, i fatti che hanno scandito la storia di questo Paese, dal dopoguerra ad oggi, non fosse altro perché egli è entrato sempre felicemente nelle case degli italiani. Siamo qui insieme per rendere l’ultimo saluto terreno nella luce della fede che ci raduna”.
“Con la sua condotta di vita – ha continuato don Giulio – in più circostanze, ha dimostrato di affermare il bene, la gratuità, il dono di se stesso, soprattutto nei confronti dei poveri, e chi ha avuto modo di conoscerlo davvero, lo può testimoniare. Ed è proprio qui, questa cittadina, una comunità fatta di credenti, ma anche di persone che magari non condividono la stessa fede, si stringe attorno a lui e ai suoi familiari, è un segno eloquente di quanto dice l’apostolo Paolo: “Se uno soffre tutte le membra soffrono insieme, se uno è onorato tutte le membra gioiscono con lui”. Oggi soffriamo per la sua perdita, ma insieme vogliamo confidare nella consolazione che viene dal Signore. Abbiamo di fronte a noi due libri, il primo è quello racchiuso in quel feretro, è quello della vita terrena di Pippo, vita che in ogni uomo si chiude con la morte, con il cosiddetto “dies natalis”. “È un libro fatto di giorni, di anni, di fatiche, di gioie, di successi, di fragilità”. – ha sottolineato. “Anche la vita di Pippo si è compiuta, come accade per ogni mortale. Ma questo libro della vita che è qui di fronte a noi, e che si è appena chiuso, che nella fede, ricordiamolo, è storia di salvezza, diventa intellegibile, comprensibile, solo alla luce di un altro libro: un secondo libro, quello che ho qui di fronte, che è aperto davanti ai nostri occhi, la Parola di Dio, che è luce ai nostri occhi, ai nostri passi”.
Don Giulio Albanese ha poi proseguito commentando i brani della Liturgia della Parola, innanzi tutto la prima lettura e il salmo responsoriale, ricordando i suoi incontri al Campus Biomedico di Roma, dei quali ha evidenziato la chiarezza che Pippo Baudo aveva raggiunto nel corso della sua infermità, riguardo il vero significato della Parola di Dio, divenuta il suo conforto più rilevante, insieme a quello dei suoi cari.
Quindi don Giulio si è soffermato sull’incipit del Discorso della Montagna, il Vangelo delle Beatitudini di Matteo, “che esprimono – ha detto – il mondo capovolto di Dio, quel mondo alternativo incentrato sui valori del Regno di Dio, che Pippo ha compreso nel loro vero significato, soprattutto nel corso della sua infermità. Non sono beati i potenti o i ricchi, ma i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, i puri di cuore (cfr. Mt 5, 1-12°)”. “A questo proposito – egli ha aggiunto – ricordiamo che la povertà di cui si parla in questo manifesto del Cristianesimo, non è la mistica della miseria, ma l’affermazione della condivisione. La vita cristiana diventa pane spezzato. Non puoi essere felice da solo. E non v’è dubbio che questo è stato un tratto caratteristico della vita di Pippo. Egli ha sì conosciuto il favore del pubblico e la gioia di entrare, con garbo e competenza, nelle case di milioni di italiani. Ma al di là dei programmi e degli applausi, ciò che resta è la sua capacità di comunicare vicinanza, di dare spazio a tanti artisti e di custodire rapporti umani e sinceri. Molti lo ricordano come uomo generoso, discreto, pronto ad aiutare senza clamore. Nel nascondimento spesso. Poco prima di morire mi ha confidato che il successo – e lui come sapete ne ha avuto tanto – da solo non basta a riempire il cuore, il successo da solo non basta a rendere felici. Questa è una parola di verità che risuona in sintonia con il Vangelo”.
Don Giulio Albanese si è soffermato ancora su un ultimo versetto molto significativo del Vangelo delle Beatitudini, “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”. “Il senso della giustizia- ha detto – è stato forte e sempre impresso nell’animo di Pippo, soprattutto nel coraggio manifestato in più circostanze contro la mafia, un male da estirpare secondo lui, ricercando sempre e comunque la legalità”. “Le parole della Scrittura – ha concluso – ci invitano dunque a guardare oltre l’apparenza delle cose che passano. Le esequie non sono soltanto un gesto di affetto verso chi ci lascia, sono innanzi tutto un atto di fede. Ogni celebrazione funebre ci ricorda che non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura”.
Prima del rito dell’aspersione con acqua benedetta e dell’incensazione da parte del vescovo Calogero, e del commiato, è salito all’ambone il Sindaco di Militello, Giovanni Burtone, che si è così espresso: “Pippo Baudo era una persona sobria e allegra, che non amava il divismo né la retorica, sempre con una parola per tutti. Un faticatore che non si è mai fermato ed è andato avanti sul piano culturale, capace di realizzare trasmissioni che dessero qualcosa alla nostra comunità, un maestro della Rai, che ha lavorato sempre con eleganza e senza strumentalizzazioni, partendo innanzitutto dalla diffusione della lingua per unire il Paese. Ecco perché è stato un protagonista della Repubblica, un Enrico Mattei della Rai, un uomo del Sud senza il cappello in mano, che aveva la schiena dritta e la testa alta.E noi lo abbiamo considerato un nostro familiare”.
Un lunghissimo applauso ha accolto il feretro all’uscita dalla Chiesa, mentre in piazza risuonava l’intermezzo musicale della Cavalleria Rusticana, brano scelto da Pippo Baudo per il suo commiato.
A seguire la benedizione finale in piazza, quindi il feretro ha lasciato il Santuario di Maria SS. della Stella per raggiungere il cimitero comunale di Militello, dove il presentatore, per sua espressa volontà, è stato tumulato nella cappella di famiglia.
Zygmunt Bauman, filosofo, sociologo e saggista polacco, naturalizzato britannico, affermava: “Ognuno di noi è artista della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no”.
Pippo Baudo è stato protagonista e grande artista della sua vita, come lo è stato della cultura, della televisione, dello spettacolo e della vita del nostro Paese. Un artista con una cultura forte, che ha piantato ovunque semi di bene.
Un uomo che ha conservato radici profonde e, al tempo stesso, non ha limitato il proprio sguardo al perimetro corto attorno a sé.
Egli aveva compreso che la terra è straordinaria solo nella misura in cui si è in in grado di condividerla con il prossimo.
Un esempio bellissimo che tutti possiamo e dovremo seguire.
Oggi la tv è cambiata, i giovani la fruiscono diversamente, ma quella televisione non si potrà mai dimenticare, come non sarà mai dimenticato chi l’ha resa immortale.
Pippo resterai nel ricordo e nei cuori di tutti gli italiani, e sarai sempre nel mio cuore e nelle mie preghiere.
*Francesca Maccaglia, giornalista