Libertà di parola all’italiana
Tra satira, provocazione e La Zanzara
Prima ancora che diventasse uno slogan ambiguo, spesso rivendicato dall’alt-right, il concetto di free speech è uno dei pilastri delle democrazie moderne. In Inghilterra, già con la Magna Carta del 1215, si delineava l’idea di un diritto a limitare l’arbitrio del potere. Nel Seicento, John Milton con l’Areopagitica (1644) teorizzò che la verità emergesse solo dal confronto tra opinioni. Negli Stati Uniti, il free speech fu consacrato nel Primo Emendamento, garantendo tutela anche a idee sgradite o contrarie all’ordine costituito. In Europa, il principio trova oggi la sua forma nell’articolo 10 della CEDU, che protegge anche opinioni in grado di “urtare, offendere o disturbare”.
E in Italia? Qui la libertà di espressione, pur sancita dall’articolo 21 della Costituzione, ha avuto un percorso più incerto, frenato da un certo “pudore culturale”. Tra palinsesti televisivi istituzionali, dibattiti mediati e media spesso condizionati da interessi politici, i confini della parola libera sono stati più filtrati che altrove.

Non mancano esempi storici di satira libera. Tra i giornali, Il Male negli anni ’70 conquistò notorietà con le sue finte prime pagine, beffando politica e costumi italiani. Negli anni ’90, Cuore, diretto da Michele Serra, proseguì quella tradizione, unendo ironia e critica politica per una generazione di giovani lettori. Sul versante televisivo e dei one man show, Daniele Luttazzi e Beppe Grillo hanno portato la satira italiana a livelli di provocazione rara, spingendo il pubblico a riflettere su politica e società senza risparmiare nessuno.
In radio, trasmissioni come Il ruggito del coniglio o Caterpillar hanno mostrato come la comicità e la satira possano convivere con la diffusione di contenuti culturali e politici. Tutte queste esperienze hanno preparato il terreno per La Zanzara, che rappresenta un’eccezione rumorosa e scomoda.
Nata su Radio24 con Giuseppe Cruciani, poi affiancato dal “chiambrettiano” Dàvid Parenzo, La Zanzara affonda le radici nell’esperimento embrionale di Radio Belva, chiuso dopo una sola puntata ma sufficiente a fissare uno stile fatto di provocazione e scontro. Anche il titolo non è casuale: deriva dal giornale studentesco del Liceo Parini di Milano, che nel 1966 finì in tribunale per un’inchiesta sulla sessualità giovanile. Oggi il nome riecheggia simbolicamente in un programma che fa della parola senza filtri la sua cifra.
A differenza di altri talk show, La Zanzara non cerca di spiegare né convincere. Il suo obiettivo è dare voce alla “pancia” del Paese, sollecitare ciò che altrove viene censurato o ignorato. La sua struttura narrativa ricorda una serie TV: cold opening con dialoghi provocatori, sigla di Franco Califano, editoriale martellante di Cruciani, battibecco con Parenzo, poi la sfilata di ospiti, spesso complottisti, estremisti, no-vax o personaggi controversi. Cruciani li ospita, Parenzo li contraddice: un duetto grottesco dove caos e coscienza critica convivono.
Come si spiega la longevità del programma, quasi vent’anni dopo? Le ragioni sono almeno tre. Primo, la percezione che la libertà di espressione sia sempre più limitata. La Zanzara diventa così una valvola laterale, un’arena dove ciò che disturba trova spazio non per essere giustificato, ma messo in scena. Secondo, la capacità di intercettare la logica dei social media: velocità, conflitto, polarizzazione. Terzo, quella contraddizione che lo inserisce in un palinsesto istituzionale, conferendogli una visibilità unica.
Tra grida di “libertà, libertà, libertà” e accuse di diffondere veleno, La Zanzara è uno specchio deformante ma fedelissimo del presente. Non ha fini educativi né un progetto politico. Non costruisce ponti, li brucia. È un laboratorio di caos, una cloaca di pensieri e insieme un parco giochi della rabbia collettiva.
Ed è proprio qui la sua forza: in un Paese che ama copioni educati e controllati, La Zanzara è l’urlo stonato che non puoi ignorare. Non offre soluzioni, ma ricorda che il free speech esiste anche nella forma del disagio, del disgusto, della provocazione.
In quasi vent’anni di vita, La Zanzara ha mostrato come la radio italiana possa essere al contempo audace, provocatoria e socialmente rilevante, reinterpretando il concetto di satira e libertà di parola in un contesto nazionale che, storicamente, tende alla prudenza.
E forse è proprio per questo che funziona.
*Marco De Mitri, giornalista