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Parthenope prima di Neapolis: viaggio nei segreti di Monte Echia

Inaugurata alla stazione ANM di Monte Echia la mostra permanente che trasforma il tunnel dell’ascensore in un portale per le origini mitiche e storiche della città

Un’esperienza di scoperta unica attende cittadini e turisti alla stazione ANM di Monte Echia. È stata inaugurata la mostra permanente “Parthenope prima di Neapolis”, un’iniziativa promossa dall’Assessorato alle Infrastrutture e Mobilità del Comune di Napoli, che celebra e valorizza il colle di Pizzofalcone, culla della civiltà partenopea.

Il progetto espositivo trasforma il tunnel d’accesso all’ascensore urbano in un percorso nel tempo lungo circa tremila anni. Attraverso una serie di pannelli arricchiti da QR Code per approfondimenti in alta definizione, i visitatori sono guidati attraverso le origini più remote della città.

L’iniziativa non solo omaggia la ricchezza storica di Monte Echia, luogo tra i più antichi al mondo, ma mette in luce i numerosi monumenti e siti culturali dell’area, oggi resi comodamente accessibili dal nuovo ascensore e dalla stazione Chiaia della Linea 6. Come sottolineato dall’Amministrazione all’inaugurazione: «Le stazioni dell’arte assumono anche una funzione educativa e informativa, in questo modo i napoletani ed i turisti presenti in città possono conoscere la straordinaria storia di Napoli».

La mostra si concentra sul promontorio noto storicamente come Pizzofalcone o, anticamente, Platamòn (“rupe scavata da grotte”). Verso la fine dell’VIII secolo a.C., i coloni Cumani crearono qui il primo insediamento, che prese il nome di Partenope. Quando nel VI secolo a.C. fu fondata la più grande Neapolis, la città nuova, il nucleo originario si distinse come Palepolis, città vecchia, mantenendo una posizione strategica cruciale per il controllo del Golfo e un significato simbolico.

Il ventre tufaceo del colle nasconde un complesso di cavità utilizzate per millenni: da abitazioni preistoriche a luoghi per i riti mitriaci romani, un culto esotico molto diffuso tra i ceti militari e commercianti, fino a servire come rifugio per eremiti medievali. Un uso così vario ha contribuito a intessere il fascino misterioso della collina, sede in età imperiale romana, del sontuoso Castrum Lucullanum, la villa di Lucullo famosa per i suoi Giardini Luculliani, un’oasi di lusso e rarità botaniche che si estendeva fino all’isolotto di Megaride.

L’insediamento di Partenope era strutturato, secondo l’urbanistica greca, con l’abitato sul colle e la necropoli (di cui restano tombe incavate nel tufo) nell’area antistante, dove si concentravano i riti dedicati alla sirena Partenope. L’archeologia, in tal senso, va oltre il mito, ricostruendo l’avventura dei padri fondatori e le testimonianze storiche, indagate grazie ai recenti scavi archeologici.

Il mito della sirena Partenope, il cui corpo approdato sul litorale diede il nome al primo insediamento, non è solo una leggenda fondativa, ma una costante identitaria che ha attraversato i secoli. Il suo culto, spesso affiancato a quello di divinità come Athena e Demetra, fu mantenuto con tenacia a Neapolis. La testa di Partenope appare persino sulle prime emissioni monetarie della città. La mostra si propone di far rivivere questa connessione profonda tra il luogo fisico, la stratificazione archeologica e la permanenza del mito che definisce ancora oggi lo spirito della città.

Il progetto, frutto del tavolo tecnico insediatosi a gennaio 2025, ha visto la partecipazione coordinata di un vasto network di istituzioni, tra cui ANM e l’ente Acqua Bene Comune Napoli (ABC), che ha ricordato come proprio da Monte Echia sgorgasse la storica e rinomata “acqua ferrata” vulcanica. Due vasche, ritrovate in via Chiatamone, ingombre di rifiuti, raccoglievano l’acqua “suffregna”, frizzante e di sapore acido, che veniva dispensata con le “mummare”, le antiche anfore. Gli interventi di recupero sono già in atto e, con gli opportuni controlli, sarà possibile riutilizzare la sorgente.

L’installazione, primo risultato di questa collaborazione, che include anche il MANN, la Soprintendenza e diverse Università, non è solo estetica, ma didattica, trasformando il tragitto quotidiano in una profonda riflessione sulla lunga vita di Napoli, che ha mantenuto con straordinaria continuità la sua impronta greca nei secoli.

Attraverso i vasi originali legati al mito di Partenope e altri reperti del patrimonio custodito al MANN o al British Museum, riprodotti sui pannelli, la mostra offre a napoletani e visitatori la possibilità di apprezzare appieno i monumenti e i luoghi simbolo che testimoniano oltre 2500 anni di storia, rendendo Monte Echia un vero e proprio caposaldo della memoria storica cittadina.

*Fiorella Franchini, giornalista