VerbumPress

Guerra, pace, libertà

Occorre imparare a rispettare i principi fondanti del vivere civile

Viviamo in un periodo storico molto difficile e pericoloso per le guerre in corso in diverse parti del mondo, in particolare tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina, eventi che potrebbero degenerare in un terzo conflitto mondiale. Ho ripercorso con l’aiuto della memoria il pensiero di Seneca sulla guerra. Circa duemila anni fa Seneca si esprimeva chiaramente contro la guerra: “Noi reprimiamo gli omicidi e le uccisioni dei singoli uomini: che dire delle guerre e della gloria che si consegue compiendo il delitto di far strage di interi popoli? Seguendo le deliberazioni del Senato e i plebisciti vengono commesse crudeltà e, in nome dello Stato, si comanda di fare ciò che in privato si vieta” (Lettere 95,30). Effettivamente questa riflessione profonda di Seneca invita a pensare a quanto sia assurdo il comportamento degli esseri umani. In base alle norme giuridiche che regolano e disciplinano lanostre azioni vengono puniti non solo gli omicidi, ma anche comportamenti delittuosi meno gravi come il furto, le percosse, le lesioni personali, la truffa; nello stesso tempo i governanti di tante nazioni, rimanendo impuniti, ordinano ai soldati di compiere crimini efferati!

Seneca scriveva anche che la poesia e la cultura si contrappongono alla crudeltà della guerra e sono portavoci di pace e di libertà proprio perché esaltano il valore e l’importanza della vita, la bellezza della natura, la tenerezza di sentimenti d’amore veri e sinceri, il rispetto degli uomini e dell’ambiente. La sua saggezza senza tempo dovrebbe continuare ad illuminare e ad ispirare i governanti di tutto il mondo. Purtroppo, a distanza di secoli, l’uomo non ha ancora imparato che i conflitti bellici sono un fallimento per l’umanità, come ha sempre detto Papa Francesco.

Ho trovato profondi e pienamente condivisibili anche il pensiero di Erasmo da Rotterdam e di Pablo Neruda. Il primo scriveva: “Sono solito domandarmi spesso, meravigliato, cosa mai spinga gli uomini tutti a tale punto di follia da adoperarsi, con tanto zelo, con tante spese, con tanti sforzi, alla reciproca rovina generale provocata dalla guerra. Neppure tutte le bestie combattono tanto, ma solo le belve, le bestie cattive. E neppure queste combattono fra loro, ma solo se sono di specie diverse. Combattono con mezzi naturali. Non come noi con macchine escogitate da un’arte diabolica”.

Pablo Neruda scriveva: “Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi per gli interessi di persone che si conoscono, ma non si uccidono”. Potrei citare ancora tanti filosofi che si sono cimentati nel denigrare la guerra ed invogliare gli uomini ad inseguire sempre la pace, tesoro inestimabile perché esalta il valore della vita garantendo la libertà, la giustizia, la fratellanza tra i popoli oggi messe in pericolo in tante parti del mondo. Nel vedere ogni giorno in televisione scene drammatiche di guerre tremende, di uccisioni di donne, uomini e bambini, di violenze perpetrate sugli ostaggi, di distruzione di intere città e di opere d’arte che dovrebbero essere il vanto di ogni popolo, ripenso alle parole dei grandi filosofi del passato, mi viene da piangere e mi sento impotente di fronte a tanta incredibile cattiveria dell’uomo. Anche io mi chiedo: allora l’uomo ripudia l’amore? È una belva che uccide, una belva disposta anche a morire per sete di dominio o in nome di un Dio che, nel trionfo del male, disperato piangerebbe? Non posso accettarlo e provo a volare con la fantasia nell’azzurro del mio cielo sognando un mondo dominato dalla pace e dall’amore per il mondo.

Le notizie di efferata crudeltà che purtroppo ascoltiamo ogni giorno lasciano atterrito il nostro animo educato a vivere nel rispetto di tutti coloro che ci circondano, nell’amore verso i nostri cari e verso il mondo. I bambini – che saranno gli uomini del futuro – dovranno imparare a rispettare i principi fondanti del vivere civile, a comprendere l’importanza della pace e la follia delle guerre, ad avvertire la bellezza del sentire, ad ascoltare i consigli di chi ha l’esperienza del vissuto, ad apprezzare la magia dell’amore vero, a lasciare a tutti la libertà di vivere, sognare ed amare senza inseguire a tutti i costi, anche con comportamenti violenti, un amore non ricambiato.

Forse il mio è solo un magico sogno; ma voglio illudermi che un giorno trionfi ovunque la pace, un bene prezioso che deve essere tutelato ad ogni costo perché garantisce la libertà e ferma l’ingiustizia e l’oppressione, e che tutti i bambini della terra possano riprendere a sorridere e a sognare – com’è loro diritto – un mondo d’amore reso magico dal fresco profumo della libertà, come diceva il grande magistrato Paolo Borsellino. Concludo queste mie riflessioni con le frasi della canzone image di John Lennon: una delle più belle canzoni che siano state scritte, un brano che nel tempo è diventato un vero e proprio inno di speranza. In questa canzone, infatti, il musicista immagina un mondo migliore, dove non ci siano più guerre ma solo essere umani che vivono in pace perché non c’è alcun motivo per uccidere il prossimo, dove non esistono il paradiso e l’inferno ma sopra di noi solo il cielo; dove non esistono confini e proprietà, dove gli uomini si sentono fratelli. Si potrebbe dire che io sia un sognatore, ma spero che un giorno vi unirete a noi e che il mondo sarà come un’unica entità.

*Serenella Maria Siriaco, scrittrice