Orientamenti politici dell’Italia preunitaria e lo “sciopero del fumo” nel Regno Lombardo-Veneto
I patrioti, nel momento in cui si preparavano ad organizzare le sommosse contro i regnanti della nostra penisola, lo facevano seguendo un programma che indicava anche quale doveva essere la sistemazione politica una volta che l’Italia fosse stata unificata. C’erano varie correnti che proponevano diverse forme di governo e diverse forme di Stato per l’Italia che fosse finalmente diventata “una” e “indipendente”. Contrariamente al Mazzini che proponeva una Repubblica e un unico governo centrale, c’erano diversi orientamenti politici diversi dal suo.

Le correnti principali erano quattro:
Neoguelfismo. Era un’idea teorica portata avanti da un religioso, Abate Vincenzo Gioberti, il quale aveva scritto un libro dal titolo: “Primato morale e civile degli italiani”. In questo libro egli manifestava la sua idea politica di come l’Italia dovesse essere sistemata a seguito della sua liberazione dallo straniero e della sua riunificazione. L’Italia sarebbe dovuta diventare non una monarchia e non una Repubblica ma una Confederazione di Stati che avrebbe dovuto preservare un minimo di autonomia. Gioberti aveva capito che la nuova Italia non sarebbe potuta diventare una sola e unica realtà politica perché tante e troppo diverse erano le realtà sociali e culturali del nostro Paese: la Lombardia, ad esempio, era molto diversa dalla Sicilia, dalla Calabria quindi riunire tutti allo stesso modo sarebbe stato non realizzabile, una utopia. A reggere questa Confederazione di Stati doveva essere il Papa. Ecco perché questa corrente ideologica si chiama “Neoguelfismo”, proprio in ricordo dei Guelfi dell’epoca medievale, partito che parteggiava per il Papa.
Federalismo. Era una corrente politica portata avanti da un filosofo milanese, Giuseppe Ferrari, e da Cattaneo. Anche costoro vedevano l’Italia liberata riunita come una Confederazione di Stati. Questi Stati dovevano però essere tutte Repubbliche. Nessuno di questi Stati doveva essere retto da una monarchia e tutti dovevano essere autonomi. Cattaneo pensava a una Repubblica Federale sul modello svizzero. Egli era fortemente anticlericale e dunque assolutamente contrario al Neoguelfismo di Gioberti.

Neoghibellinismo, corrente politica che, riallacciandosi ai sentimenti filo-imperiali dei ghibellini medioevali, considerava nociva per l’Italia la presenza del Papa. I Neoguelfi, con a capo Francesco Domenico Guerrazzi, scrittore e politico, proponevano una Confederazione di Stati con a capo il sovrano, di Sardegna. Moderati. Questo orientamento politico che si riuniva intorno a un nobile torinese, Cesare Balbo, proponeva di risolvere il problema dell’unità italiana senza fare le guerre ma attraverso delle compensazioni territoriali. Ciò significava chiedere all’Austria l’eventuale lascito del Lombardo-Veneto compensandolo territorialmente con alcune zone dei Balcani. Questo avrebbe richiesto un lungo processo di diplomazia che doveva coinvolgere anche gli altri Stati europei e quest’opera diplomatica l’avrebbe potuta portare avanti solo il Regno di Sardegna, l’unico a quel tempo ad avere la forza politica per poter condurre un’attività di questo tipo. Quando si fece l’Italia, nessuna di queste correnti politiche ebbe la meglio su un’altra ma venne presa per così dire “la parte migliore” di ogni orientamento. Nel 1831 Carlo Alberto di Savoia divenne re di Sardegna. Diventato sovrano, attuò una serie di riforme per modernizzare il suo Regno. Nel 1846 venne eletto Papa Pio IX. All’inizio del suo pontificato, concesse l’amnistia ai prigionieri politici, attenuò la censura sulla stampa, istituì una Consulta di Stato che si doveva occupare della sicurezza del suo Stato e dei suoi cittadini. La sua popolarità con queste riforme salì alle stelle. Gli abitanti dello Stato pontificio gridavano per le strade “Viva Pio IX !!!”. Sulla scia del Papa, anche altri sovrani, come appunto Carlo Alberto, concessero delle caute riforme. Tra il 1847 e il 1848, in molte città della penisola, si svolsero manifestazioni anti-austriache. Nel Lombardo Veneto i patrioti, per danneggiare l’economia austriaca, proposero al popolo di fare lo “sciopero del fumo”. Essendo le sigarette monopolio di Stato, incitando i sudditi a non fumare, sarebbero state danneggiate le casse dell’Impero. A questo punto il generale Radetzky mandò dei soldati austriaci, senza divisa militare ma in abiti civili, in giro per le vie delle città con i sigari accesi allo scopo di provocare i patrioti italiani. Per questo motivo scoppiarono diversi disordini che causarono morti e feriti.
*Marilisa Palazzone, docente