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Organo pop: la musica per organo patrimonio dell’Umanità

Stéphane Eliot, organista titolare del Gran Organo presso la Cattedrale di Santa Riparata di Nizza

Stéphane Eliot è organista titolare del Gran Organo presso la Cattedrale di Santa Riparata di Nizza, medaglia d’oro nella classe d’Organo e Improvvisazione al Conservatorio di Marsiglia e di Parigi, vice campione del mondo all’International Electone Festival 1994 di Tokyo.

Il suo repertorio lirico ha accompagnato le esibizioni di grandi artisti internazionali come Elizabeth Vidal et André Cognet nel programma “da Bach ai Beatles” o “La via della Seta”; infatti, il suo obiettivo, portato avanti negli anni, è stato ed è quello di rinnovare la tradizione dell’organo, strumento ritenuto da molti demodé, adattandola ai tempi contemporanei e rendendola più attuale. Così, nei suoi concerti, sempre molto ben frequentati, brani di Georg Friedrich Händel (1685-1759) e Maurice Ravel (1875-1937) convivono con altri di artisti francesi del Novecento e con pezzi composti dallo stesso Eliot; autori del grande cinema come il “nostro” Ennio Morricone (1928-2020) vengono spesso associati ad altri più classici e a grandi Maestri dell’organo come il tedesco Johann Sebastian Bach (1685-1750). Eliot, del resto, si è specializzato nella traduzione di musica da film, creando un suo personale programma intitolato “Musica di film al Grande Organo” che ha avuto negli anni un notevole successo di pubblico, contribuendo a svecchiare l’idea che la maggior parte delle persone ha di tale strumento. Inoltre, i suoi cicli di concerti sono stati esportati da Nizza al resto della Francia ed Eliot ha suonato gli organi più prestigiosi come quelli di Alpe d’Huez, Montélimar, Monaco, Roquevaire e Cannes.

Strumento solenne, di solito associato alla musica sacra e ubicato all’interno di chiese, l’organo ha conosciuto recentemente una nuova vita grazie a compositori come Eliot, che hanno saputo sfruttarne le peculiarità: dalle sonorità insolite e facilmente riconoscibili alle possibili combinazioni con altre musiche, l’organo può assumere una dimensione sperimentale e rivelare suggestioni nuove e addirittura inedite, specie se associato ad altri generi come quello dell’elettronica. Uno strumento pop (popular), dunque, che si sta riscoprendo poco alla volta e che, forse, anche in Italia potrà svelare tutte le sue potenzialità. 

Tuttavia, attualmente il settore soffre per la mancanza di fondi, necessari pure per il restauro di strumenti che in genere sono molto antichi e comunque complessi (quello di Nizza risale al 1974 ed è stato creato da Jean-Loup e Robert Boisseau su progetto di Pierre Cochereau); a tal fine, nascono spesso associazioni come quella degli “Amici dell’organo della Cattedrale di Nizza”, che organizza anche spettacoli per finanziare le attività e il restauro dello strumento qui ubicato. 

Non a caso, la tradizione della musica per organo è stata inserita nel 2017 all’interno del patrimonio immateriale dell’UNESCO, anche se con particolare riferimento alla Germania, al suo territorio e alle sue manifatture. Si legge a tale riguardo nell’apposita sezione del sito ufficiale dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura: “la musica per organo è un linguaggio universale che favorisce l’accordo interreligioso […] è suonata anche durante importanti festival comunitari […] la conoscenza e le abilità collegate a questo elemento sono trasmesse mediante un’esperienza diretta insegnante-alunno”. Allora perché non promuoverne la conoscenza, la diffusione e l’uso anche nel resto del mondo?

Si ringrazia Stephan Eliot per la concessione all’uso delle fotografie.

*Valentina Motta, scrittrice