Aversa: Mille Anni di Storia, Misteri e Bellezza Senza Tempo
Come gli individui, anche le città si interrogano sulle proprie origini. Questo processo di ricerca identitaria diventa particolarmente affascinante quando gli inizi sono avvolti nel mistero, lasciando spazio a miti e racconti epici. Aversa, però, è un caso a sé: le sue radici più antiche sono ancora oggi ignote, oggetto di studio e di congetture.
Il nome della città sembra derivare da “Sancti Pauli ad Averze”, un piccolo insediamento circolare, probabilmente di origine religiosa, situato al centro di una centuriazione romana. Priva inizialmente di una fisionomia territoriale o giuridica definita, “ad Averze” sorgeva strategicamente vicino al corso del Clanio, tra la via consolare campana e la via Atellana. Questa posizione dominante la rendeva un crocevia fondamentale per le comunicazioni tra nord e sud, e tra l’entroterra e il mare. È persino possibile che la radice del suo nome richiami Velsu, una delle dodici città etrusche ancora non ritrovate, evolutasi nel tempo in Verzelus, Versaro e infine Averse.

La fondazione ufficiale della città è, tuttavia, storicamente ricondotta ai Normanni. Nel 1022, Rainulfo Drengot dei principi di Quarrel occupò un palazzo-castello adiacente alla chiesa votiva di Sancte Paulum at Averze, fortificando l’area con fossi e siepi. Drengot divenne il primo conte di Aversa nel 1030, investito da Sergio IV, Duca di Napoli, e la nomina fu poi confermata nel 1038 dall’imperatore Corrado II. Dodici conti normanni si susseguirono alla guida di Aversa, trasformando questo piccolo borgo, grazie alla politica di asilo promossa da Rainulfo, in una vera e propria capitale da cui partirono le conquiste normanne dell’Italia Meridionale.
Per celebrare i suoi mille anni di storia, l’associazione AversaTurismo, presieduta dal giornalista Sergio D’Ottone, ha ideato nel 2013 il Progetto Aversa Millenaria. L’iniziativa mira a valorizzare la città attraverso un vero e proprio brand e una serie di attività culturali dedicate alla riscoperta delle sue tappe fondamentali e degli eventi che ne hanno plasmato l’identità. Il format ha un duplice obiettivo: rafforzare il senso di appartenenza degli abitanti e favorire un turismo culturale di qualità.
“Il Millennio di Aversa – ha spesso ricordato il Presidente Sergio D’Ottone – non è solo un importante e significativo traguardo storico, ma soprattutto una tappa fondamentale, o meglio una data di partenza per un concreto riscatto culturale, economico e civico”.
Numerose sono le iniziative già realizzate o in programma, tutte in collaborazione con le diverse istituzioni del territorio, la Diocesi, gli Istituti Scolastici, le Poste Italiane. Tra queste spiccano un marchio registrato, un annullo filatelico su cartoline disegnate dagli studenti, lezioni di storia, speciali visite guidate da giovani volontari, convegni e pubblicazioni.
Nel maggio del 2022, ad esempio, si è svolta la giornata di studi “La nascita di Aversa, Mille anni fa” presso la Sala Conferenze della Chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù. L’evento, organizzato da AversaTurismo in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Aversa, ha ricevuto il patrocinio del Touring Club Italiano e dell’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi. Nel 2025 gli Atti del Convegno sono stati pubblicati da Basilisco Editore nell’omonimo volume curato da Francesco Senatore, professore ordinario di storia medievale presso l’Università Federico II di Napoli. Come sottolineato dalla professoressa Nicoletta Rozza, autrice dell’Antologia delle fonti, questo contributo è cruciale per una migliore comprensione della complessa storia di Aversa, dalla sua fondazione al Settecento. I saggi contenuti nel libro seguono un criterio tematico per facilitare l’orientamento del lettore tra le diverse informazioni. Per quanto riguarda le circostanze storiche della fondazione, l’antologia rimanda in particolare alle testimonianze di Amato di Montecassino, Leone Marsicano e Guglielmo di Puglia. Per gli sviluppi successivi delle vicende dei Normanni in Campania, sono stati considerati anche brani tratti dall’opera storica di Goffredo Malaterra e dalla raccolta poetica di Alfano di Salerno.
Questa ricerca approfondita, pur non avendo svelato il segreto delle origini più remote di Aversa, accresce il fascino di una città che ha mille storie da raccontare attraverso i suoi monumenti e le sue tradizioni.

Nota come la Città delle Cento Chiese, Aversa ha sempre dimostrato una profonda spiritualità ed è, ancor oggi, la seconda Diocesi per importanza della Campania. La cattedrale di San Paolo, costruita intorno all’XI secolo, con la sua cupola ottagonale e le sue architetture, testimonia i legami con lo stile francese. Le opere degli angioini, sovrastate dall’Arco dell’Annunziata, ricordano gli ordini religiosi che con il loro operato hanno contribuito all’assistenza dei cittadini dell’Agro Aversano, sia nel corpo che nell’anima.
Innumerevoli artisti hanno lavorato nella e per la città: dal Guercino a Francesco De Mura, pittore di Carlo di Borbone. Nelle chiese aversane sono presenti opere di importanti pittori: Colantonio, Polidoro da Caravaggio, Pietro da Cortona, Pietro Negroni, Josè de Ribeira detto lo Spagnoletto, Massimo Stanzione, Francesco Solimena. Forte anche la tradizione musicale che ha dato o natali a Domenico Cimarosa e Niccolò Jommelli. Durante l’occupazione napoleonica, nel 1813, fu fondato l’Ospedale Psichiatrico della Maddalena, il primo al mondo nel suo genere, mantenuto in vita e potenziato dai Borboni, che ne fecero uno dei fiori all’occhiello del Regno di Napoli. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con l’abbandono di numerosi monasteri e lo sviluppo dell’attività calzaturiera e gastronomica, Aversa è diventata un attivo centro manifatturiero e agricolo.
L’anniversario della fondazione di una città è un momento cruciale per celebrarne la storia, l’identità e la continuità nel tempo. È un’occasione per riflettere sul passato, celebrare il presente e guardare al futuro, riaffermando i valori comunitari e promuovendo la coesione. Ma, in realtà, una città come Aversa è soprattutto ciò che ha costruito: gli angoli di stupore, i frammenti di ricordi, il respiro del passato, le strade lastricate di bellezza, quel che sfugge, fugace e indistinto, sempre nuovo e inaspettato.
Aversa si racconta e continua a rifondarsi incessantemente. Come scrive Italo Calvino in “Le città invisibili”: “La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole”.
*Fiorella Franchini, giornalista