VerbumPress

Il realismo poetico e civile di Maria Lenti

Nata ad Urbino dove tuttora vive, docente di lettere alle Superiori, ha spaziato in vari interessi culturali, riguardanti la scuola e la cultura, compresa la scelta politica, facendone parte attiva.

Scrittrice, poetessa, saggista, giornalista per L’Unità e Paese Sera,

nel 1994 viene eletta deputato per Rifondazione Comunista e poi riconfermata nel 1996.

Da questa breve sintesi si evince che la Lenti è persona di cultura letteraria, non fine a sé stessa, ma con lo sguardo sulla società fino ad una scelta identitaria, sui valori della sinistra italiana rigorosa e precisa.

Molti i libri della stessa, fra cui risaltano raccolte di poesie. i cui titoli sono una inequivocabile chiave di lettura della sua filosofia di vita e del proprio mondo interiore.

Ho conosciuto Maria anni fa un paio di volte per incontri culturali a Pesaro/Urbino, dove percepii la bella personalità di Maria Lenti per la correttezza dei modi nel proporsi sia con le letture sia nell’argomentare sul tema della relazione.

Qui di seguito porgo alcune domande alla esimia poeta Maria Lenti (Saffo era la Musa) per non usare un termine poetessa, che ne sminuisca il valore, come persona di cultura e di poesia. 

È un onore presentare la Nostra, il cui linguaggio espressivo ricco e profondo ha il comun denominatore nella Scuola e nelle Lettere, ispirato da un forte senso di giustizia sociale sui diritti umani, evidente anche dall’attività politica. L’impegno è ed è stato rivolto soprattutto a temi sociali emergenti di grande attualità e nello stesso tempo universali, fuori dal tempo e dallo spazio.

I diritti delle donne, la Pace sono solo alcuni dei temi per i quali ti spendi con passione e fermezza su scelte umane e valori irrinunciabili.

Riguardo il fenomeno sociale dei femminicidi le cause affondano le proprie in radici in retaggi culturali, in una regressione inquietante oppure altri elementi si sono inseriti nelle dinamiche sociali e quali? Certamente il retaggio e un patriarcato fissato nella mentalità degli uomini, il chiuso-uso del possesso, del comando, un “maschile” fermo culturalmente, che non ha visto, non vede, non ammette e rifiuta la strada compiuta dalla donna, che le donne compiono per la propria libertà e la propria vita.  

Si parla di Pace e intanto le guerre imperversano su tutto il pianeta con alcuni centri focali di distruzione di massa, di paesi rasi al suolo e genocidi disumani a dir poco. Il fallimento della globalizzazione e la rottura degli equilibri mondiali, la cui lettura è ardua, da cosa dipendono, in questo periodo epocale complesso dove nulla è certo? Noi, in Europa, abbiamo vissuto decenni di tregua e di pace. Ma nel mondo le guerre non sono mai finite e in qualcuna s’è esposto anche il nostro Paese. Oggi viviamo un mondo di “potere” che stravolge e fa scomparire Paesi e Popoli, che potrebbe anche intensificarsi nella crudeltà e nella distruzione. Guerre tragiche: ogni giorno ci vengono propinate notizie come manciate di brustoline e sono, invece, stermini e dolori.In questo “potere” c’è la prevaricazione e l’accumulazione capitalistica e politica che non tiene conto nemmeno degli accordi intercorsi tra Stati e delle direttive dell’Onu. Conseguenza e, forse, causa, anche uno sprezzo delle vite umane, il venir meno del sentimento della fraternità, la considerazione della prossimità degli esseri viventi. 

Del mondo della scuola, della cultura, anche con una produzione di raccolte di poesie, pubblicate ottenendo prestigiosi riconoscimenti non solo in Italia, ne hai fatto una poetica della tua esistenza. Vuoi parlarci del tuo ultimo libro “Segn e Taj/Segni e Tagli”, pubblicato nel 2024? Quale il senso dello scrivere in poesia sentimenti emozioni valori? Poesie nella parlata di Urbino, nella quale italiano e dialetto sono insieme. Una radice da non perdere: la faccio vivere in un libro, in cui vi sono poesie su me e sul contesto in cui vivo, il desiderio che si aprano spiragli nella società, la riconoscenza verso i Maestri e le Maestre che mi hanno nutrita con la loro poesia, l’indignazione per i “potenti armati del mondo”. “Segni”, appunto, come valori e “ritagli” come insieme di emozioni e sentimenti che hanno puntellato, puntellano i miei giorni, che, spero, siano anche i giorni dei miei simili. 

ex deputato per Rifondazione Comunista, come impegno e risposta politica ai grandi fenomeni sociali, per cui ti sei battuta in ogni ambito,  puoi dirci dove le radici di tale scelta? Senso di Giustizia, Fede, Pragmatismo…? Senso della giustizia, vicinanza a chi necessita di diritti non riconosciuti o negati, possibilità di miglioramenti sociali e civili, solidarietà anche tra popoli: con puntigliosità da giovane, con la ragionevolezza, oggi, dell’esperienza e della riflessione. Con il cuore sempre dalla parte di chi meno ha (in ogni senso). 

La morte di Papa Francesco ha risvegliato le coscienze? Tutto il Suo pontificato ha avuto uno sguardo planetario per un mondo di popoli e non di Nazioni, gettando il seme della convivenza pacifica fra tante diversità. E. Morin, teorico sull’Educazione Terrestre fra senso di Comunità Mondiale e Senso di Appartenenza, in rif. al suo testo “I Sette Saperi…” come potrebbe realizzarsi tale sogno di dimensione multiculturale? Le coscienze da risvegliare sono quelle dei potenti, gli stessi presenti al funerale di Papa Francesco: faranno propria la sua voce, alta in tutti gli anni del suo pontificato, di pace e di fratellanza concreta, nei fatti, di sguardo e attenzione a chi è “lontano” dalla sopravvivenza e più bisognoso e/o desideroso di vita non mendicata? Non significa niente piangere la morte di un Grande Uomo se se ne dimentica l’afflato e la Parola.

Questa la mia risposta ad una domanda che implica anche un cambiamento delle coscienze individuali oltre che una rivoluzione dei rapporti e delle relazioni politiche tra Stati.

Mi chiedo: i Capi leggono libri importanti, quei libri che rimuovono le convinzioni radicate, che toccano le ragioni profonde del vivere, le fibre del corpo, che spingono a scelte diverse dalla morte? Ecco, un passo, un gradino che i Capi potrebbero fare proprio a partire da sé.

*Laura Margherita Volante, sociologa