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VerbumPress

Maria Attanasio, La Rosa Inversa

L’archetipo narrativo del manoscritto ritrovato ha una lunga tradizione. La mente corre subito allo ‘scartafaccio’ dei Promessi Sposi di Manzoni che a sua volta già poteva rifarsi agli antecedenti di Ugo Foscolo nella Notizia intorno a Didimo Chierico, di Vincenzo Cuoco nel Platone in Italia, di Miguel de Cervantes nel Don Chisciotte, di Walter Scott nell’Ivanohe. E corre, in tempi a noi più vicini, a Il nome della rosa di Umberto Eco, al Consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia. Per nulla usurato dal tempo, lo stesso archetipo lo ritroviamo oggi alla base della struttura narrativa de La Rosa Inversa, romanzo storico di Maria Attanasio edito da Sellerio e candidato al Premio Strega.

La vicenda è collocata nella primavera del 1900 e muove da un vecchio palazzo nobiliare di Calacte, nome dietro il quale l’Autrice cela la propria città natale di Caltagirone, nella Sicilia Orientale. Qui, riconosciuto come legittimo proprietario dopo un lungo contenzioso per la successione, il cavaliere Giacomo Flerez scopre una stanza segreta nella quale sono custoditi i classici dell’Illuminismo, le opere dei «malpensanti del secolo ateo e libertino»: Voltaire, Diderot, Montesquieu, d’Alembert e vari simboli e insegne della massoneria. In particolare, il cavaliere Flerez, omosessuale represso che trascorre le sue giornate a lavorare «alla Grande Opera sulla storia della città» e soprattutto a commettere «peccato di pensiero» nello spiare i ragazzi in strada dalle fessure delle persiane, «mentre si rincorrevano, tiravano i sassi, inseguivano carrozze», è attratto da un manoscritto, La Rosa Inversa, racconto autobiografico del barone Ruggero Henares, antico proprietario del palazzo. Il barone Henares, nato nel 1743, educato nel Collegio dei Gesuiti, fu amico di Giuseppe Balsamo, futuro alchimista ed esoterista noto con il nome di Cagliostro. Insieme furono banditi per ordine del padre gesuita Crisafulli, ma nel 1767, quando venne disposta l’espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia, fu proprio Henares, a rivalersi disponendo l’esilio dell’odiato Crisafulli. Ruggero fondò la loggia La Rosa Inversa, dove si discuteva di uguaglianza e libertà. La sua vicenda si legò a quella di Amalia, artista e amante libertina, con cui condivise letture e passione. In questo contesto, tra avventure d’invenzione e vicende storiche, Maria Attanasio dispiega le proprie opzioni ideologiche e poetiche. Dal punto di vista ideologico, si rivela capace di rintracciare nel passato le radici del nostro presente: l’eterno scontro tra rinnovatori e conservatori, tra esclusi e privilegiati, tra pragmatici e sognatori. Dal punto di vista poetico si colloca tra coloro che, sulla strada tracciata da Leonardo Sciascia, hanno il gusto per la ricerca erudita e sanno trasporre storie vere in avvincenti romanzi.

*Raffaele Messina, scrittore