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Intervista esclusiva all’artista Mario La Carrubba

Puoi parlarci della tua ultima mostra?

L’ultima collettiva alla quale ho partecipato è stata a settembre presso il Palazzo Orsini di Bomarzo, a cura di Gianfranco Mascelli, dal titolo “Sinergie”. Ho presentato due dipinti, olio su tela, in cui ho determinalo la sinergia tra le due opere inerenti alla tematica. 

Ritengo che quando si aderisce ad un’esposizione sia fondamentale portare lavori inediti o meglio ideati proprio sul tema che il curatore affronta. 

Ad esempio, anche per “Frontiere” a cui ho partecipato con grande piacere, vista anche la stima nutrita per il curatore, ho rappresentato sempre attraverso lo stile astratto surreale con tecnica a velatura, ovvero strato dopo strato di pittura sulla tela partendo da una diluizione del colore quasi evanescente fino ad arrivare a una pastosità più densa e ben delineata, lo stato dello stare, la stasi interrotta burrascosamente da rivolte cromatiche volte a rappresentare il caos primigenio che tutto trasforma.

In quale città ti piacerebbe esporre?

Ritengo che scegliere la città sia un fatto affettivo verso l’arte stessa, pertanto senza ombra di dubbio direi Firenze patria del Rinascimento.

È essenziale per un’artista come te riconfermare la “cifra artistica”?

È determinante avere uno stile in cui elaborare le varie opere partendo dal passato di un’esplorazione più realistica, come ad esempio nelle mie prime opere sempre olio su tela si trova e si riconosce il corpo, l’umano e il suo fare.

In molti ho inserito dei panneggi che, attraverso le morbide luci ed ombre, rappresenta un sipario sulla vita stessa. 

Da questo primo punto di partenza ho pensato al superamento del reale ponendo la mia ricerca attuale in osservazione a quella del futuro.

È utile avere come sponde di riferimento i mass-media?

Oggi siamo compenetrati, sia negativamente che positivamente, nella rete dei social-media, un veicolo importante per far conoscere la propria ricerca e confrontarsi con la ricerca altrui. 

Un abbraccio enorme di visualizzazioni in poco tempo, inimmaginabile solo qualche decennio or sono.

*Maurizio Vitiello, sociologo e critico d’arte