Il Giorno del Ricordo
Una data da non dimenticare
Il 10 febbraio 1947 veniva firmato il Trattato di Parigi, con il quale si cercava di definire le questioni territoriali dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’Italia subiva perdite significative, specialmente a vantaggio di Francia e Jugoslavia, e parallelamente intensificava l’accoglienza di esuli provenienti dalle aree di frontiera giuliano-dalmata.

Questa data è stata scelta nel 2004 per l’istituzione del Giorno del Ricordo, che si celebra da quel momento ogni anno al fine di commemorare tutte le vittime delle foibe e il fenomeno dell’esodo mediante attività educative, divulgative e celebrative. Si legge nel testo del decreto che l’istituzione di tale ricorrenza mira a “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle lore terre, degli istriani, fiumani, dalmati” (vd. il sito www.mur.gov.it). Tutte le iniziative promosse da Enti, Comuni, Associazioni in tali circostanze hanno anche l’obiettivo di promuovere e valorizzare la storia di quei luoghi che un tempo furono italiani e la loro relativa cultura. A tal fine, convegni, eventi, attività di formazione dovrebbero essere organizzati in tutto il Paese per far conoscere una pagina di storia ancora sconosciuta a molti, ma anche un mondo e un patrimonio perduti. Senza dimenticare l’importante ruolo svolto dalle istituzioni museali e dalle esposizioni, come quella recentemente allestita presso il Complesso del Vittoriano a Roma, dedicata agli esuli Fiumani, Dalmati e Istriani, visitabile fino al 25 agosto 2029. Altre strutture preesistenti, invece, hanno allestito sezioni apposite dedicate a questa triste pagina di storia. È questo il caso, ad esempio, del “Museo delle Forze Armate 1914-1945” di Montecchio Maggiore (Vi), all’interno del quale è presente una bacheca riservata a documenti riferibili all’argomento (in foto, un’immagine che mostra il recupero delle salme da una foiba). Tra gli altri, del fil di ferro simile a quello che veniva usato dai titini, i partigiani alle dipendenze del leader jugoslavo Josif Broz Tito (1892-1980), per legare i prigionieri a due a due prima di infoibarli.

Infine, ricordiamo il Comitato 10 Febbraio, un’associazione di “promozione sociale” nata con lo scopo “di difendere e diffondere la cultura italiana nelle terre giuliane e dalmate e mantenere vivo il ricordo delle tragedie che hanno coinvolto le loro popolazioni nel Novecento”, come si legge sul sito ufficiale. Diviso in sezioni provinciali, il Comitato opera localmente, ma con una visione d’insieme, per far conoscere questo terribile dramma. Esso interviene, ad esempio, tramite l’installazione delle “Panchine del Ricordo”, la creazione degli “Scaffali del Ricordo”, da collocare all’interno delle Biblioteche, la manifestazione patriottica dal titolo “Una rosa per Norma”, dedicata alla giovane martire dell’Istria, infoibata nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943 dopo terribili sevizie e violenze.

Il Giorno del Ricordo, così, si va ad aggiungere a un’altra data, quella della Giornata della Memoria, celebrata in tutte le scuole e Istituzioni ogni 27 gennaio per ricordare un terribile periodo storico e, nello specifico, il dramma del genocidio degli ebrei.
Purtroppo, però, la strada per la sensibilizzazione sulla tragedia delle foibe è ancora lunga, come dimostra il recente atto vandalico che a Firenze ha colpito la targa dedicata alla memoria della già citata Norma Cossetto. Ciò accade a causa della diffusa convinzione che l’infoibamento sia stata una punizione, di cui furono vittime migliaia di Italiani, una naturale conseguenza di anni di oppressione fascista: una vendetta, quindi, per certi versi giustificabile dalla contingenza bellica e dal desiderio di rivalsa delle popolazioni slave sugli Italiani, identificati tout court con il Fascismo. Ma la Storia non è una concatenazione di fatti in cui al male segue necessariamente altro male; semmai, anzi, è vero il contrario e dallo studio e insegnamento della disciplina bisognerebbe apprendere per non emulare e, invece, per ricordare. Peraltro, gli esodi che si sono susseguiti fino alla metà degli anni Cinquanta hanno creato nuovi equilibri nella popolazione italiana, dal momento che molti esuli hanno raggiunto centri dislocati su tutto il territorio italiano creando, in alcuni casi, nuovi quartieri e aree residenziali destinate proprio ai profughi giuliano-dalmati, come successo a Roma (in foto, la lapide commemorativa nel quartiere giuliano-dalmata) e a Fertilia per quanto concerne la Sardegna.

Come ha detto il Ministro dell’Istruzione e del Merito in carica, Giuseppe Valditara, in occasione delle celebrazioni del Giorno del Ricordo nel 2025, riferendosi all’area di frontiera che fu teatro di queste vicende, “quel mondo e quel passato non sono un altrove, sono qui e ora, sono cicatrici di fronte a cui non chiudere gli occhi, sono storie senza le quali non saremmo ciò che siamo. E finalmente, sono storia condivisa”.
*Valentina Motta, scrittrice