Intervista all’artista Anna Crescenzi, a cura del sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello
Ecco il pensiero dell’artista Anna Crescenzi: “Mi esprimo con varie forme e materiali legandomi, di volta in volta, a uno specifico progetto, luogo e finalità in uno stile ricco di richiami ancestrali e di riferimenti, colti in un umanesimo profondamente radicato, che lega insieme passato, presente e futuro, storia e cronaca, invenzione e realtà sociale.
La frana che nel 1998 colpisce la mia terra dà il via a una fase creativa, che si declina in corpi-territorio che si stagliano su fondi neri con una materia che rimanda al fango o alla terra, corpi monchi, divisi, o, meglio, feriti nella propria integrità con un’apertura centrale che in alcuni casi è “ricucita” da elementi naturali.

Anche nelle sculture questi squarci cercano un “respiro” con lo spazio.
Nel 2000 organizzo alcune mostre personali, vengo invitata ad International Art Workshop in Slovenia dove rimangono in esposizione permanente alcune miei lavori.
Con i laboratori di scultura dedicati ai giovani vivo una fase di costruzione e di comunicazione, che travalica i confini del mio studio per portare all›esterno un›apertura alle possibilità di una nuova evoluzione e infondere una coscienza su ciò che siamo e ciò che dovremmo essere.
Mi dedico anche a opere create nella natura e con elementi naturali, realizzo installazioni permanenti in vari spazi pubblici e collaboro con gruppi di artiste.
Tutte queste esperienze mi hanno arricchito di nuove possibilità, la sperimentazione con materiali non usuali nella scultura ha aperto orizzonti diversi facendomi incontrare la bellezza e la poesia della leggerezza.
Anche le mie riflessioni si aprono a nuovi spunti, considerazioni sul sociale e sull’ambiente, sulla funzione dell’arte che non può che essere stimolo per nuovi pensieri e nuove idee, per una consapevolezza maggiore del ruolo che ognuno ha nella costruzione del mondo in cui viviamo.”
Mostre principali
Nel 2019 realizzo l’Installazione permanente Guscio per i Giardini di Villa Doria di Angri (Sa) e comincio a lavorare per una mostra sul tema dell’archeologia. Nel 2020 partecipo al premio Exibartprize superando la prima selezione e nel 2021 inauguro la personale Prossima alle radici a cura di Michelangelo Giovinale, dove espongo le opere realizzate nell’ultimo periodo e che viene raccontata con la pubblicazione di un catalogo ed. Gutenberg.
Inoltr,e invio un’opera al Museo Arqueologico di Elda in Spagna per la mostra “Itaca” a cura di Carlos Salas.
Fra il 2022 e 2023 si susseguono una serie di eventi che rappresentano delle esperienze interessanti come la realizzazione di site specific o la partecipazione al BACS di Leffe (Bg).
Nel 2024 mi dedico alla realizzazione di un docufilm sul mio lavoro e il rapporto con il territorio Odor Mundi scritto con Michelangelo Giovinale e la regia di Luigi Nappa e, con il sostegno del Comune di Sarno, proiettato nel Teatro Comunale Luigi De Lise.
Partecipo a“Genesi Parallele” Orto Botanico di Napoli su un’idea di Gerardo Vangone, a cura di Luca Palermo.
Nel 2025 supero la prima selezione a Exibartprize e partecipo alla mostra “Spaesamenti” a cura di Costabile Guariglia al Museopossibile di Nola (Na). Materiae a cura di Cristina Tafuri per Stella in Arte, Stella Cilento (Sa).
KòmaiMuseo diffuso a cura di Costabile Guariglia, Ogliastro Cilento (Sa). Pannistesia cura di Massimo Palumbo e Carla Di Pardo, Casacalenda (Cb). Inserimento in Art Kat magazine Dialogue Catorze ‘ilnonsensoel’assurdo’ di Maurizio Esposito.
Info utili:
Vive e lavora fra Napoli e Sarno (SA).
www.annacrescenzi.com;
annacrescenziart@gmail.com;
Instagram:annacrescenziart

Ecco l’intervista:
Puoi segnalare il tuo percorso di studi?
Liceo Artistico di Salerno e Accademia di Belle Arti di Napoli.
Puoi raccontare i desideri iniziali?
Non avevo desideri, sapevo solo di voler disegnare, continuamente, e poi al secondo anno di liceo un professore di modellato individuò un mio possibile talento per la scultura …
Quali sentieri che avevi intenzione di seguire hai seguito o no?
Volevo essere una scultrice. Negli anni sessanta e settanta non c’erano riferimenti femminili in questo campo, l’unica donna artista citata da Argan nei libri di Storia dell’Arte era Artemisia Gentileschi, per cui è stato difficile “concedermi” di essere un’artista.
Poi, proprio dagli anni settanta ci sono stati studi che hanno fatto venire alla luce tutte le artiste che pure avevano operato negli anni, ma che la critica ufficiale aveva offuscato.
Nel 1980 Lea Vergine cura per il Comune di Milano “L’altra metà dell’avanguardia. 1910-1940” con la quale toglie il velo che nascondeva l’attività di oltre 100 artiste europee, russe e americane.
Ho avuto la fortuna di poter seguire questa evoluzione culturale e quindi di incanalarmi in questa scia di innovazione.
Quando è iniziata la voglia di “produrre arte”?
Quando ero ragazza non avevo la consapevolezza, sapevo solo che accumulavo fogli e fogli di disegni.
A casa ricavavo sempre uno spazio per poter fare esperienza con la scultura. Solo più tardi ho cominciato a partecipare alle mostre, ma sempre in punta di piedi …
Quali piste e insegnamenti di maestri hai seguito?
I miei maestri sono stati gli artisti che amavo e che studiavo attraverso pubblicazioni o mostre.
Henry Moore, Giacometti…
Poi, più tardi si sono aggiunte le donne artiste stimate: Louise Bourgeois, Carol Rama, Giosetta Fioroni e quelle che scoprivo girando per mostre e biennali.
Mi puoi indicare gli artisti bravi che hai conosciuto e con cui hai operato, eventualmente, “a due mani”?
Sono tanti gli artisti bravi che ho conosciuto e sarebbe difficile elencarli tutti. Ho sempre creduto nel lavoro di gruppo e, infatti, ho avuto esperienze in tal senso.
Con Renata Petti ho lavorato 16 anni con il duo Laloba creando installazioni, mostre, performance e attivando laboratori di scultura per giovani.
Poi, con il collettivo artistico Se Dici Mani realizzando progetti in spazi pubblici.
È difficile per un›artista italiana operare oggi?
Certo è difficile quando si è fuori dal sistema dell’arte, ma questo mondo è variegato e si può comunque inserirsi in realtà che rispecchino il proprio modo di operare.
Credo che la funzione primaria dell’arte sia culturale, di un pensiero che cerchi di incidere sulla società e che proponga un modo diverso di stare al mondo.
Quali sono le tue personali da ricordare?
2001, Pordenone. Galleria La Roggia. “Materie immaginali” a cura di Enzo Di
Grazia.
2005, Cava dei Tirreni. Complesso Monumentale di S. Maria del Rifugio. “Opere” a cura di Patrizia Fiorillo.
2021, Sarno. Villa De Balzo. “Prossima alle radici” a cura di Michelangelo Giovinale.
2024, Sarno. Teatro De Lise. Proiezione del docufilm “Odor Mundi” scritto con Michelangelo Giovinale e la regia di Luigi Nappa.

Puoi precisare i temi e i motivi delle ultime mostre?
Nel tempo si è andata delineando una mia maggiore consapevolezza ecologica per cui nell’ultimo periodo ho affrontato tematiche vicine a questa sensibilità come nella mostra Prossima alle radici dove c’era una domanda di fondo: Chi siamo e, il passato ci ha insegnato qualcosa?
In quella mostra presentavo un polittico dal titolo Antropocene.
Quindi, soprattutto nell’ultimo periodo, i miei lavori indagano un possibile ritorno a un contatto con la natura e a un sentirsi parte di essa.
Dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?
Infatti, il mio legame con il territorio è molto forte, è da lì che nascono molti miei lavori e, l’evento del 1998 con la frana che colpì Sarno portandosi via molte vite, l’ha intensificato.
Ne parlo nel docufilm Odor Mundi che racconta il mio rapporto con la mia terra. E’ da quell’esperienza traumatica che emergono i miei corpi fatti di una materia che somiglia al fango.
L’uomo è artefice del suo male, c’è bisogno di una nuova filosofia e rispetto della vita in ogni sua forma.
L’Italia è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti?
Sicuramente lo è, basti pensare a tutto il patrimonio artistico di cui è culla, dal sottosuolo degli scavi archeologici alle opere architettoniche e artistiche che ci circondano.
Anche se non sempre se ne ha la giusta cura.
Il negativo è che l’arte è diventata un investimento economico, l’aspetto culturale viene spesso tralasciato.
La Campania, il Sud, la “vetrina ombelicale” milanese cosa offrono adesso?
Quello che offrono bisogna saperselo prendere e, purtroppo, non sono una persona che spintona per farsi strada.
Pensi di avere una visibilità congrua, adesso?
No, non credo ma come accennavo dipende anche dal mio modo di vivermi questo aspetto così importante nella mia vita.
Sono intimista, credo in un lavoro minuzioso sia nel pensiero che nella pratica e non inseguo il successo …
Quanti e quali “addetti ai lavori” ti seguono?
Credo di essere stimata nell’ambiente artistico che frequento, soprattutto nell’ultimo periodo sto ricevendo molte conferme da parte di addetti ai lavori, ma non mi piace fare nomi, potrei dimenticarne qualcuno …
Certamente credono nel mio lavoro i vari curatori che mi hanno invitato per i loro progetti.
I “social” ti appoggiano, ne fai uso?
Si ne faccio uso, ma non dedico molto tempo a questa pratica, non inseguo like.
La stampa conosciuta e quella accreditata ti seguono?
A ogni mio ultimo evento sono stati pubblicati articoli su Il Mattino, sul Corriere del Mezzogiorno e anche online a firma di Davide Speranza, Enzo Battarra e altri, a livello nazionale ho avuto conferme a Exibartprize in ben due edizioni.
Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi impegni?
E’ una domanda giusta, se non spintono per farmi conoscere chi vuoi che perda tempo con me?
Ma io credo che se un lavoro è fatto bene e tocca le corde profonde di chi guarda prima o poi si farà strada da solo.
Per questo privilegio l’attenzione alla qualità del mio operato, non lavoro in serie, ogni mio percorso è lungo e fatto di riflessioni, letture, idee prima disegnate e poi sviluppate.
Hai partecipato a rassegne d’arte importanti e a fiere d’arte?
No, non ho mai partecipato a Fiere, ma a molte rassegne sia in Campania che fuori sì.
Nel passato sono stata in Slovenia, più di recente in Spagna e anche al Bacs di Leffe (Bg).
Inutile sottolineare quanto sia difficile muovere opere scultoree, per cui il più delle volte mi muovo con opere grafiche.
L’arte verrà consegnata alla “Intelligenza Artificiale” o andrà avanti su altri canoni o codici?
Io credo che non si possa e non si deve fermare il progresso, nessuno strumento va demonizzato e tutto dipende dall’uso che se ne fa.
Comunque, penso anche che esprimere il proprio pensiero graficamente sia un bisogno primario che niente potrà sopprimere.
Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?
Il mio lavoro è un work in progress, le linee sono già tracciate salvo poi che una qualche suggestione rimetta in gioco un po’ tutto …
Per cui il discorso rimane sempre aperto a nuove esperienze sia dal punto di vista delle idee che della tecnica.
Come dicevo c’è un legame fra mondo esteriore e mondo interiore che interagiscono continuamente suggerendomi una traiettoria.
Certo vorrei superare la mia reticenza e cercare spazi possibili che mi diano maggiore visibilità.
Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte?
Il problema è di quali frontiere parliamo, il mondo dell’arte è variegato e frammentato.
Ci sono i vari livelli che restano separati fra loro.
Per passare da un livello all’altro c’è una lotta che molti artisti intraprendono, ma dalla quale io mi tengo lontana.
Vorrei invece che il mio lavoro sia di alto livello e per questo mi impegno sempre, ma non sono io che devo giudicarlo …
Quanti, secondo te, riescono a saper “leggere” l’arte contemporanea e a districarsi tra le “mistificazioni” e le “provocazioni”?
Sicuramente, pochi ci riescono.
E’ ancora un linguaggio criptico per la grande maggioranza anche di intellettuali.
Forse, solo gli addetti ai lavori hanno gli strumenti per decodificare il contemporaneo che non è più rappresentazione, ma interpretazione del reale.
Con chi ti farebbe piacere collaborare tra critico, artista, promoter per metter su una mostra o una rassegna estesa di artisti collimanti con la tua ultima produzione?
Come ho già sottolineato finora, non credo si possa preventivamente dire con chi si vuole collaborare, le relazioni e le collaborazioni con artisti e critici si costruiscono in itinere.
Ho avuto già esperienze che mi hanno molto coinvolta e soddisfatta per i risultati ottenuti.
Come la mostra nella Basilica paleocristiana di Nocera Superiore “Hydro. La fede al tempo della sete”, a cura di Michelangelo Giovinale oppure “Genesi parallele” l’esperienza all’orto botanico di Napoli con la direzione artistica di Gerardo Vangone e a cura di Luca Palermo.
Quali progetti vorresti sviluppare nel 2026?
Di solito, le mie idee in proposito non sono molto lineari.
C’è sempre un moto interiore verso certi temi, che man mano si dispiega attraverso disegni e letture fino a diventare un vero progetto.
Mi interessa il rapporto dell’uomo con il mondo, il suo rapporto con la natura e il suo bisogno di sfuggire ai meccanismi perversi che spesso ci stritolano.
In questo periodo sto lavorando su questi temi sia per la scultura che per la parte grafica.
Cosa diventerà questa nuova fase è tutto da costruire.
Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?
Sì, credo sia proprio giusto, i giovani hanno bisogno di stimoli e sono sempre pronti ad accoglierli.
Ho avuto molte esperienze in questo senso, ma più che fare mostre bisogna organizzare laboratori in cui loro si sentano protagonisti di ciò che si va costruendo.
Prossime mosse e mostre a Londra, Parigi, Berlino o Roma …?
Mi muovo sempre privilegiando un mio progetto, che, a volte, richiede tempo per essere completato e nel periodo che trascorro a definirlo immagino le possibilità e i modi per poterlo veicolare.
Nulla avviene prima che questo percorso sia ultimato.
E’ stato così per la mostra “Prossima alle radici”, che ha avuto una lunga gestazione interrotta anche dal periodo Covid che ne ha rimandato di un anno l’inaugurazione.
Ora sono dentro uno di questi percorsi e non ne anticipo nulla.
Nel frattempo ho varie proposte che valuto prima di accettare, e che mi trasportano in esperienze di breve durata che comunque mi permettono di frequentare artisti e curatori nei quali mi riconosco sia nel pensiero che nella pratica artistica.
Vuoi trasferirti a Pechino o a NY, in Oriente o in Occidente?
Non credo sia questo il punto, trasferirsi non è la soluzione e ora con gli strumenti che abbiamo possiamo avere contatti con tutto il mondo.
Anche perché con la globalizzazione è difficile trovare luoghi dove la cultura sia rimasta vergine.
Certo sarebbe interessante, ma è una scelta che poteva essere possibile tempo fa.
In fondo il corpo può rimanere qui, è la mente che non deve chiudersi, ma viaggiare e aprirsi al mondo.
Quale città vedi lanciata nel contesto migliore del circuito delle arti visive contemporanee?
Noi italiani abbiamo il mito di Milano che, non nego, sia legata ad attività nel campo creativo in generale più internazionale.
Credo, però, che negli ultimi anni anche Napoli si sia aperta al mondo artistico internazionale.
E’ sede di gallerie importanti, Trisorio, Artiaco e altri.
Da quando Bassolino con Achille Bonito Oliva ha intrapreso il progetto delle metropolitane, diventate un museo d’arte contemporanea diffuso, di cui tutti possono fruire, si è innescato un trend positivo che, in un modo o nell’altro, favorisce la crescita a livello artistico.
Che futuro si prevede post-Covid-19 e post-guerre?
Il periodo del Covid fu magico, le città erano immerse in un silenzio irreale, i buoni propositi si sprecavano.
Si pensava davvero che quella esperienza potesse dare una spinta verso un nuovo modo di costruire la vita.
Poi, però, pian piano, siamo ritornati a essere ciò che eravamo prima. Rumorosi e sprezzanti.
Anzi, si è peggiorati.
A quel periodo è seguito un degrado mondiale soprattutto dal punto di vista umano.
I potenti spadroneggiano e calpestano tutti i diritti conquistati con tanta fatica negli anni precedenti.
Per cui l’unico futuro possibile è l’impegno che ognuno di noi, ognuno per la propria specificità, deve mettere per dare voce a chi non ne ha più, rifiutarsi di essere pedine nelle mani di chi crede che il mondo sia la sua scacchiera privata.
*Maurizio Vitiello, sociologo e critico d’arte