Il nuovo romanzo di Lorenza Gentile tra fragilità e seconde occasioni
Dove nasce il coraggio di ricominciare
Ci sono libri che arrivano nel momento in cui servono. La volta giusta di Lorenza Gentile è uno di quei romanzi che non cambiano la vita, ma la illuminano da dentro, come una luce discreta che accompagna e rassicura. È una storia che parla di fragilità, di scelte e di rinascite tardive, ma lo fa con una leggerezza consapevole, quella che non nega la fatica ma la trasforma in possibilità.

Siamo in un piccolo paese incastonato tra le Alpi Marittime, a più di mille metri di altitudine. Case in pietra, boschi di betulle, ponti traballanti e silenzi che sembrano infiniti. Un luogo che, come tanti borghi dell’entroterra italiano, lotta contro lo spopolamento e l’oblio. La bellezza non basta più a trattenere le persone: mancano i servizi, le opportunità, la vita sembra scivolare altrove. Eppure, in mezzo a quell’apparente immobilità, qualcosa resiste.
La protagonista, Lucilla, arriva qui quasi per caso, o forse per destino.
Dopo anni di relazioni fallite, scelte impulsive e la sensazione costante di aver sbagliato strada, scopre un bando regionale che cerca qualcuno disposto a gestire una locanda in questo borgo dimenticato. Senza pensarci troppo, decide di partire. È un gesto impulsivo, quasi una fuga, ma dietro quella partenza si nasconde il desiderio più semplice e profondo di tutti: ricominciare.
Il viaggio verso il paese è già un preludio alla trasformazione: un percorso pieno di tornanti, deviazioni, ponti dissestati, come se la strada stessa volesse metterla alla prova.
E una volta arrivata, nulla è come immaginava: la locanda cade a pezzi, l’accoglienza degli abitanti è tiepida, la solitudine pesa. Ma tra un imprevisto e l’altro, qualcosa cambia.
Lucilla incontra persone che, pur con le loro diffidenze, custodiscono una forza antica: quella delle comunità che non si arrendono. Inizia così a intrecciare legami, a partecipare, a cucinare, a riparare. Senza accorgersene, si fa parte di un luogo che, piano piano, la adotta.
Lorenza Gentile ha la capacità rara di raccontare la normalità come se fosse un piccolo incantesimo. La sua scrittura è limpida, ironica, piena di attenzione per i gesti quotidiani. Non ha bisogno di grandi drammi per toccare corde profonde: basta uno sguardo, un dialogo tra sconosciuti, un profumo che riporta alla memoria qualcosa che credevamo perduto.
Nel racconto di Gentile non c’è la retorica del “ce la puoi fare”, ma la dolce verità che non è mai troppo tardi per riprovarci.
La leggerezza, per lei, non è una fuga: è un modo di restare. È la capacità di guardare la vita con tenerezza anche quando fa male, di trovare un equilibrio tra la malinconia e la voglia di crederci ancora.
La volta giusta non è una favola nel senso classico, ma una fiaba moderna, fatta di fango, vento e realtà. È un romanzo che parla di seconde occasioni, di paesi che si spengono e di persone che provano a riaccenderli.Lucilla non diventa un’eroina: resta fragile, a volte incerta, ma proprio per questo credibile. Nella sua goffaggine c’è la forza più autentica: quella di chi non smette di tentare, anche quando nessuno ci crede più.
E così, mentre la locanda torna a vivere e il paese riscopre il calore di una comunità, il lettore capisce che il cambiamento di Lucilla non è solo personale. È collettivo. Perché la salvezza, in questo libro, non appartiene mai a uno solo: si costruisce insieme, passo dopo passo, con la pazienza di chi resta.
Quando si chiude l’ultima pagina, non resta la sensazione artificiale del lieto fine, ma qualcosa di più profondo: la consapevolezza che ogni vita può trovare la propria svolta, anche nelle pieghe più stanche del tempo.
Che la speranza non arriva dall’alto, ma si accende nelle mani che impastano, negli sguardi che si cercano, nei piccoli gesti che, giorno dopo giorno, ci fanno tornare vivi.
La volta giusta è un romanzo che non promette miracoli, ma insegna a riconoscerli quando accadono: silenziosi, imperfetti, nascosti dentro la semplicità delle cose vere.
*Sonia Liccardi, collaboratrice