Vittorio Del Tufo, Il fiume scomparso, Castelvecchi, Roma, 2025
Il centro direzionale di Napoli costituisce il più vasto agglomerato di grattacieli in Europa. Non meraviglia, dunque, che attorno alla sua edificazione, iniziata a metà degli anni Ottanta e completata nel 1995, si siano sedimentati paure e speranze, consensi e proteste, affari leciti e illeciti. Con Il fiume scomparso (Castelvecchi) Vittorio Del Tufo ci riporta in quel tempo e a quelle vicende attraverso un romanzo nel quale coesistono la passione civile del narratore e la precisione documentaria del giornalista.

Come ogni buon giallo, anche questo thriller urbano si apre con il rinvenimento di un cadavere: quello di Caronte, un uomo ritrovato con la testa fracassata, riverso in fondo a un pozzo nella zona delle paludi di Napoli Est, la mattina dell’11 gennaio 2016. Ma, voltata la pagina, l’Autore ci fa immergere nei primi anni Ottanta, quando il sindaco Maurizio Valenzi illustrava alla stampa «il progetto che avrebbe cambiato per sempre il volto di Napoli». Alle sue spalle, l’intera giunta comunale con in testa «l’affascinante ed elegantissimo Andrea Geremicca», suo braccio destro; Kenzo Tange, architetto e urbanista «apprezzato sia dagli europei che dagli americani per avere trovato un nuovo stile, che ha creato un ponte tra l’arte orientale e la tecnica dell’Occidente»; Ennio Giangrande, «ex ordinario di geologia alla Federico II e storico leader dell’associazione ambientalista Italia Nostra», membro della Commissione giudicatrice dei progetti e preoccupato più di tutti per tante cose: «Le varianti in corso d’opera. I possibili dissesti e il loro impatto sull’equilibrio idrogeologico. I pali di cemento armato. I soldi pubblici che finiranno ai concessionari dell’opera, a ditte in odore di camorra che si aggiudicheranno appalti e subappalti. E gli appetiti dei consulenti, pronti a incrementare i loro proventi senza farsi troppi scrupoli».
In questo intricato contesto, tra geologi, politici, ingegneri, funzionari comunali e affaristi di ogni tipo, tra il vertice del G20 Ambiente che a breve deve tenersi in città e una misteriosa “operazione Idra” ordita nell’ombra, si muovono anche un vecchio visionario che vaga armato di pistola e Viola Rinaldi, una giovane geologa specializzata in cavità sotterranee al suo primo contratto per l’aggiornamento della mappa idrogeologica del sottosuolo.
*Raffaele Messina, scrittore