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Claudia Carrescia, Arcano, Albatros, Roma, 2025

Al centro dei racconti raccolti da Claudia Carrescia in Arcano (Albatros, 2025) ci sono due pagine che con stile giornalistico danno conto di un attentato dinamitardo in un supermercato di Roma: «Morte tra i carrelli, esplosione al Carrefour di via Prenestina». Nel corpo del testo si spiega che si tratta dell’ennesimo atto della guerra in corso tra due clan siciliani che si contendono il controllo delle tangenti sui locali commerciali di zona, costato 23 morti e 30 feriti. Tuttavia, il fulcro di questo breve testo, più che nelle informazioni di dettaglio, è nelle considerazioni di alcuni sopravvissuti, tutte tese a sottolineare la casualità della propria sorte. «Ero quasi arrivata al supermercato e mi sono accorta di avere lasciato a casa il portafogli, ho fatto dietro front e dallo specchietto retrovisore ho visto una montagna di fuoco avvolgere l’edificio. Sono sconvolta!» dichiara una donna. Un altro, dal lettino dell’ospedale in cui è ricoverato considera: «Se non avessi dimenticato quel limone non sarei qua». E il degente accanto gli fa eco rammaricandosi del futile motivo per il quale anch’egli si trovava in quel posto: «Mai più bagnoschiuma alla lavanda, giuro». 

Prima e dopo questo spartiacque narrativo ci sono altri racconti: Biagio, storia di un uomo il cui egocentrismo nevrotico gli impedisce di sopportare il benché minimo e breve fastidio; Nina, surreale vicenda della cagnetta che riflette sulle disparità della vita e sulla casualità del destino che governa tanto gli animali quanto di uomini; Cobra, bastone da passeggio che racconta la precaria condizione del suo padrone, vecchio vedovo, fino all’ultima fatale caduta. E poi, ancora, le vicende di Mario, Lia, Maurizio, Bice, Maddalena: tutti destini umani che l’Autrice lega a un seme e un colore dei Tarocchi per suggerire che le coincidenze, caso o destino che siano, costituiscono opportunità per realizzare la propria resurrezione in vita; sono possibilità di reagire all’Arcano maggiore n. 13, quello che simboleggia la Morte. La Morte, infatti, per Alejandro Jodorowsky, padre dell’arte d’interrogare le carte, non è fine di tutto, ma, come ci spiega Claudia Carrescia in Premessa, è passaggio, è trasformazione, è rinnovamento, «per quanto doloroso per chi resta o sconosciuto per chi va».

*Raffaele Messina, scrittore