Francesca Innocenzi: tra poesia, saggistica e promozione culturale
Scrittrice, studiosa e figura di spicco nel panorama letterario contemporaneo, Francesca Innocenzi ha dedicato la sua carriera alla poesia, alla prosa e alla saggistica, con una solida formazione nel mondo dell’antichità. Nata a Jesi (Ancona), ha pubblicato le sue opere in diversi paesi, con recenti uscite internazionali come Halou de toamnǎ/Alone d’autunno (Edizioni Cosmopoli, Romania, 2023) e Formulario para la presencia (Ediciones Letra Dorada, Colombia, 2024). Oltre alla sua produzione personale, si è distinta per un importante lavoro editoriale, curando dal 2007 al 2012 la collana La scatola delle parole (Edizioni Progetto Cultura), dedicata ai poeti esordienti, e diverse antologie poetiche come Versi dal silenzio. La poesia dei Rom (2007) e Il rifugio dell’aria. Poeti delle Marche (2010). Attiva anche nel campo critico e letterario, è redattrice della rivista Il Mangiaparole e collabora con Poesia del nostro tempo, oltre a scrivere per diversi blog letterari, occupandosi di recensioni e approfondimenti su mitologia greco-romana, letteratura e poesia contemporanea. Il suo impegno nella promozione culturale l’ha portata a ideare e dirigere il Premio di poesia Paesaggio interiore, di cui oggi è la direttrice artistica nell’ambito dell’omonimo festival. Lo scorso 21 febbraio, Francesca Innocenzi è stata a Madrid, dove ha presentato la sua opera Formulario para la presencia presso la Camera di Commercio italiana di Madrid. L’evento ha riscosso grande successo, ottenendo consensi di pubblico non solo per il valore della sua opera, ma anche per il suo carisma e la profondità della sua voce poetica.

Nel libro hai menzionato che ogni poesia è una “pietra miliare verso l’esserci”. C’è una poesia in particolare che consideri più significativa per il tuo percorso personale e poetico? E perché? Formulario per la presenza è il risultato di una accurata selezione di testi precedentemente inseriti nelle mie prime raccolte; ciascuna poesia, quindi, vuole essere la tessera di un mosaico portatore di senso. Tra tutte, forse, Non chiedere parola (che dà il titolo all’omonima silloge, uscita nel 2019) è particolarmente rappresentativa, poiché allude all’auspicio alla presenza nel trascendimento della parola, per approdare a una parola diversa, disincrostata e autentica. Come è stato per te il processo di selezione delle poesie da includere in Formulario per la presenza? Hai avuto difficoltà a lasciare fuori alcuni componimenti? Ho scelto queste poesie sulla base di risonanze al di là del tempo, nell’intima convinzione di stare riproponendo versi in grado di parlare all’attuale, al di fuori delle contingenze che ne avevano determinato l’origine. Definiti con sufficiente chiarezza obiettivo e criteri, non ho avuto particolari rammarichi o difficoltà di scelta. Il titolo Formulario per la presenza sembra quasi un invito all’azione o alla riflessione. Se potessi riassumere l’essenza di questa “presenza” in una frase, quale sarebbe? “Presenza” è esortazione ad esserci in un hic et nunc da leggere non come attimo fuggevole, ma come incrocio e confluenza delle tre dimensioni del tempo, il passato, il presente e il futuro: la poesia parla dell’essenza e all’essenza, che racchiude ogni inamovibile verità. Nelle tue poesie il tempo gioca un ruolo fondamentale, come nei versi “Il tempo anelato istante eterno”. Qual è il tuo rapporto con il tempo nella scrittura e nella vita? Il tempo è elemento imprescindibile e, in quanto tale, ineludibile oggetto di riflessione. Il contrasto sottile – in poesia e nella vita – si gioca tra il tempo ordinario nella sua fugacità estrema, e la dimensione di un eterno intramondano cui non possiamo fare a meno di tendere.

Durante la presentazione a Madrid, il pubblico potrebbe interagire con la tua poesia per la prima volta. Cosa speri che i lettori spagnoli colgano dalle tue parole? Spero possa arrivare l’essenza del mio messaggio poetico, e soprattutto, che chi avrà occasione, attitudine, volontà di mettersi in ascolto possa almeno in parte rispecchiarsi nei miei versi e riconoscervi parti di sé. Un imprescindibile riscontro, questo, per chi scrive. Hai accennato al fatto che le tue poesie spesso portano tracce di assenze e lacune. Come pensi che queste esperienze di “assenza” abbiano influenzato la tua poetica? La poesia aiuta a conferire un nome, quindi una forma, all’angoscia del vuoto. Non cura e non guarisce, ma nomina quanto per natura è impalpabile. Un esercizio di consapevolezza non da poco. È comunque auspicabile che la poesia arrivi a dire la presenza, che sia celebrazione e gratitudine per quanto di reale e tangibile ci vive accanto. Vieni dalle Marche, una terra ricca di storia e natura. Quanto ha influenzato questo territorio la tua scrittura, e trovi che i tuoi paesaggi interiori si intreccino con quelli della tua regione? Certamente il paesaggio naturale della regione in cui sono nata (in particolare nei suoi tratti collinari) si è sedimentato in me ed è inevitabile vi sia una restituzione sotto forma di immagini che affiorano di tanto in tanto; anche se nell’insieme non definirei la mia una poesia di natura. Hai pubblicato Formulario para la presencia in spagnolo grazie a una traduzione. Che rapporto hai con la lingua spagnola e come credi che la tua poesia cambi o si trasformi in un’altra lingua? Formulario para la presencia ha visto la luce grazie al lavoro di Emilio Coco, poeta ed ispanista. Ogni traduzione è un ponte verso mondi altri, verso un ampliamento di senso ed esplorazione della potenza del significante. Tradurre poesia è un vero e proprio viaggio di cuore e intelletto fin dentro il fulcro della poesia stessa; è necessario saper maneggiare, con tatto e padronanza, gli strumenti espressivi che le sono propri. Per questo credo che il traduttore di poesia debba essere poeta egli stesso. Per quanto riguarda il mio rapporto con la lingua spagnola, è stata la prima lingua straniera che io abbia iniziato a studiare da bambina. Poi a quindici anni, in una stagione feconda della mia scrittura, ho auto-tradotto una trentina di mie poesie in spagnolo, un po’ per gioco, un po’ per un mio autentico interesse verso il tradurre. Attualmente non padroneggio ancora bene questa bellissima lingua; per questo, anche dietro incentivo dell’uscita di Formulario, sto riprendendo a studiarla.

Hai parlato di progetti critici e saggistici. Potresti darci qualche anticipazione su come questi progetti si colleghino alla tua produzione poetica? Credo sia indispensabile che chi scrive poesia sia al contempo un lettore di poesia e padroneggi gli strumenti necessari all’analisi dell’enunciato poetico, come affermavo poco fa a proposito della traduzione. Entro tale prospettiva, da diversi anni cerco di dare il mio modesto contributo, scrivendo recensioni e articoli su poeti contemporanei e non solo. Mi interessa in particolare indagare il rapporto tra il mondo classico, con il suo bagaglio di immagini, topoi e miti, e la modernità; è questo lo spirito del festival da me ideato, Paesaggio Interiore, che fin dalla sua genesi presta attenzione alla poesia dei nostri tempi, da un lato, e alla cultura greco-romana, dall’altro, con l’obiettivo di mettere in luce le possibili confluenze tra i due ambiti. In un mondo sempre più rapido e frammentato, che ruolo credi abbia la poesia nella società contemporanea? E come vorresti che Formulario per la presenza fosse percepito in questo contesto? Senza dubbio la scrittura poetica ha il compito di raccontare il reale in tutti i suoi cambiamenti e sfaccettature. Allo stesso tempo, è fondamentale che mantenga uno stretto legame con l’universo dei simboli e degli archetipi, dal quale l’attitudine al linguaggio dell’immediato rischia di allontanarci. La poesia oggi vuole essere un invito all’ascolto e all’accoglienza, nella riscoperta di modo di vivere il tempo più a misura d’uomo. Scrivere è una sorta di allenamento all’esistenza, un richiamo alla presenza. Costruire una narrazione di sé è la premessa di un per-donare laicamente inteso come lasciare andare. Così si impara a guardarsi. Solo così si avvia un colloquio autentico con il mondo.
*Elisabetta Bagli, poetessa, scrittrice