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Elsa e le altre

La straordinaria vita delle donne pilota

Elsa Buffa Dalle Ore (1904-2012) è stata la prima aviatrice del Triveneto, ottenendo il brevetto di pilota al Club del volo di Vicenza nel dicembre del 1932, a soli 28 anni, e classificandosi tra le prime cinque donne pilota in Italia. 

Il “Museo delle Forze Armate 1914-1945” di Montecchio Maggiore (Vi) le rende onore nella sala dell’aeronautica con una vetrina a lei dedicata, contenente foto e oggetti personali, tra cui la tuta da volo estiva da lei indossata per le escursioni aeree. Originaria di Trissino, Elsa nacque il 3 maggio del 1904 da Girolamo Dalle Ore e Clementina Marzotto, che però morì nel 1929 a causa della spagnola, la terribile epidemia che si abbattè sulla popolazione europea già dal 1918. Il padre, imprenditore valdagnese e più volte impegnato politicamente anche come sindaco di Trissino, si ritrovò a dover crescere da solo otto figlie e un figlio. Forse per questo motivo Elsa crebbe libera e indipendente: ottenne la patente per l’automobile, si dedicò a diversi sport, dal nuoto al tennis al ciclismo. La ragazza fu addirittura arbitro in importanti tornei di tennis, tanto da essere premiata come miglior giudice di gara. Esempio precoce di emancipazione, Elsa ottenne il brevetto di volo presso il Club del Volo di Vicenza, guidando velivoli non certo facili da destreggiare. Fu proprio grazie all’amore per il volo che ella conobbe a Cortina d’Ampezzo (Bl) il tenente Giovanni Buffa, pilota del Reparto Alta Velocità e colonnello della Regia Aeronautica, che la sposò e da cui ebbe tre figli: Felice, Antonio e Mariolina. Ma non è tutto perché anche il fratello di Elsa, Giuseppe, fu Tenente di Vascello e pilota di idrovolanti, decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Insomma, quella di Elsa fu una vita dedicata al volo, al viaggio e alla velocità e il suo spirito d’avventura fu tale che praticò lo sci, sport di cui era esperta, fino circa a 80 anni, mentre sembra che l’ultimo velivolo fu da lei guidato all’età di 95 anni! 

Elsa non fu solo la prima donna a ottenere il brevetto di volo in Triveneto, ma fu anche la quinta in Italia e la ventesima in Europa: un record che la pone tra le eccellenze femminili del Novecento in questo campo. La prima, però, era stata Rosina Ferrario (1888-1957), aviatrice milanese che ottenne il brevetto nel 1913 e che in quell’anno viaggiò sopra le brughiere del Ticino con un monoplano Caproni da 50 cavalli. Ovviamente i tempi non erano ancora maturi per una simile “trasgressione” e, infatti, il maggiore Carlo Maria Piazza (1871-1917), ufficiale e aviatore che nell’ottobre 1911 in Libia aveva per primo usato un aereo in missioni belliche, le scrisse: «Tutte le mie più vive congratulazioni, signorina, ma preferirei saperla più mamma che aviatrice!»

Oltre a a queste due donne vi furono altri personaggi con storie incredibili come Gaby Angelini (1911-1932), che ottenne il brevetto di pilota presso la Scuola della Breda a soli 18 anni e partecipò a un raid europeo attraverso otto Paesi a bordo di un velivolo leggero Breda 15. Morì nel tentativo di compiere un viaggio aereo avventuroso, colpita da una tempesta di vento e sabbia e precipitando nei pressi dell’oasi di Uadi el-Ghelta in Libia. Fiorenza De Bernardi (1928-?), invece, era appassionata di roccia, sci e vita all’aria aperta e iniziò a volare col padre Mario nel 1951 per poi partecipare ad eventi aeronautici in Italia e in Europa; divenne quindi la prima pilota di linea in Italia e il primo comandante italiano sugli Yakovlev Yak-40, jet di fabbricazione sovietica per i quali conseguì l’abilitazione a Mosca. Infine, fu anche la prima donna in Italia con licenza di pilota di ghiacciai. Ricordiamo anche, tra le altre, Aloisa Guarini Matteucci Degli Angeli, una contessa bella e moderna, che si innamorò del volo e nel 1937, prima donna forlivese e fra le prime in Romagna, conseguì il brevetto di pilota civile a conclusione del terzo corso della Runa di Forlì. 

Elsa e le altre sono ad oggi sconosciute: esempi di proto-femminismo, pur se inconsapevoli, le loro vite forniscono modelli di emancipazione ante litteram e di grande libertà in tempi “non sospetti”. In una memorabile foto in bianco e nero vediamo Elsa sul suo Caproncino, un velivolo leggero ma robusto, usato per l’addestramento e a fini turistici; nelle mani tiene un mazzo di fiori, elemento di femminilità che si va ad aggiungere all’acconciatura tirata, “da volo”, pettinata ed elegante. La figura esile e slanciata contrasta però con una forza e una determinazione che si manifestarono nello sfidare le regole per condurre un’esistenza non convenzionale e molto avanti rispetto ai tempi; tale forza – come si diceva – l’accompagnerà fino alla tarda età, dato che Elsa morirà nel 2012 alla “tenera” età di 108 anni. 

*Valentina Motta, scrittrice