Intervista al saggista Enzo Le Pera: oltre cinquant’anni tra arte, memoria e cultura
Possiamo parlare del tuo ultimo libro, Galleria d’arte Il Triangolo. Amarcord 1973–2025. Storie di artisti, incontri, ricordi, pubblicato da Falco editore?
Il volume “Galleria d’arte Il Triangolo. Amarcord 1973–2025. Storie di artisti, incontri, ricordi” nasce dalla mia esperienza di oltre cinquant’anni alla guida della galleria che fondai a Cosenza nel 1973. Non è una semplice ricostruzione dell’attività espositiva, né un catalogo delle mostre, ma il tentativo di restituire, attraverso episodi, incontri e testimonianze, il clima culturale e umano nel quale quella vicenda si è sviluppata.
Accanto agli artisti e alle esposizioni trovano così spazio i critici, i collezionisti, gli intellettuali, gli amici e gli appassionati che, in modi diversi, hanno contribuito alla vita del Triangolo. Una galleria, del resto, non è soltanto uno spazio espositivo: è un luogo di relazioni, confronti e scambi, nel quale gli incontri possono diventare parte di una storia più ampia.

Il titolo Amarcord nasce proprio da questa esigenza: conservare ciò che la documentazione ufficiale difficilmente riesce a registrare — le circostanze, le relazioni personali, le emozioni, gli episodi curiosi e talvolta imprevedibili — che accompagnano una lunga esperienza nel mondo dell’arte. Il libro assume così anche un carattere autobiografico, senza tuttavia rinunciare a una prospettiva più ampia sulla storia culturale e artistica di Cosenza e della Calabria.
Per questo Amarcord non vuole essere un semplice bilancio. Attraverso la vicenda del Triangolo, il volume restituisce una parte della storia artistica e culturale della città e della regione e, insieme, il percorso di una passione che, nel corso di oltre cinquant’anni, si è trasformata in ricerca, testimonianza e impegno culturale.
Tutto ebbe inizio nell’ottobre del 1973, quando decisi di aprire a Cosenza una galleria d’arte. Per la mostra inaugurale pensai a Ernesto Treccani, che avevo conosciuto alcuni anni prima, in occasione degli “Incontri Silani”, promossi a partire dal 1969 dall’allora sindaca di Pedace Rita Pisano, insieme a Franco Portone. Quell’incontro aveva lasciato in me una traccia profonda.
Nel 1972, durante il mio viaggio di nozze, ebbi modo di incontrare nuovamente Treccani nel suo studio milanese. Gli parlai del progetto che avevo maturato: aprire a Cosenza uno spazio dedicato all’arte, capace di mettere in relazione la realtà calabrese con il più ampio panorama artistico italiano. Gli chiesi di inaugurare la nuova galleria.
Treccani accolse la proposta con grande disponibilità e con quella generosità che avrebbe caratterizzato il nostro rapporto. Mantenne la promessa e mi inviò numerosi dipinti per la mostra inaugurale, alcuni dei quali particolarmente significativi e legati alla sua intensa stagione di Melissa.
Così, nell’ottobre del 1973, con Treccani ebbe inizio la storia del Triangolo. Non potevo allora immaginare che quella prima mostra sarebbe stata l’avvio di un’esperienza destinata a durare più di cinquant’anni. A distanza di tempo, considero quell’incontro uno dei momenti fondativi non soltanto della galleria, ma anche del mio personale rapporto con il mondo dell’arte: un rapporto nato da una passione, alimentato dagli incontri e divenuto, nel corso degli anni, una parte essenziale della mia vita.
Il Triangolo cercò di portare a Cosenza artisti, opere e linguaggi che raramente raggiungevano una realtà periferica rispetto ai principali centri dell’arte italiana. L’obiettivo era creare un rapporto diretto tra la scena artistica nazionale e il pubblico calabrese, offrendo occasioni di conoscenza, confronto e partecipazione.
Nel corso degli anni la galleria ha ospitato numerosi protagonisti dell’arte del Novecento: Remo Brindisi , Corrado Cagli , Carlo Carrà , Salvador Dalí , Raoul Dufy, Enzo Faraoni, Salvatore Fiume, Francesco Guerrieri, Renato Guttuso, Carlo Levi, Mino Maccari, Giorgio Morandi, Emilio Notte, Walter Piacesi, Mimmo Rotella, Bruno Saetti, Aligi Sassu, Orfeo Tamburi e molti altri comprimari.
Parallelamente, ho sempre ritenuto fondamentale rivolgere una particolare attenzione agli artisti calabresi. Mi sembrava necessario affiancare alla conoscenza delle esperienze nazionali una più approfondita valorizzazione della produzione regionale. Questa linea di ricerca divenne progressivamente uno dei caratteri distintivi della galleria. Tra gli autori presentati dal Triangolo figurano Salvatore Anelli, Cesare Berlingeri, Diego Cataldo, Natino Chirico, Francesco Correggia, Maria Credidio, Nicola De Luca, Franco Flaccavento, Massimiliano Ferragina, Francomà, Alfredo Granata, Fiorentina Giannotta, Luigi Magli, Max Marra, Diego e Francesco Minuti, Giuseppe Negro, Fabio Nicotera, Salvatore Pepe, Tarcisio Pingitore, Alfredo Pirri, Tonino Pujia, Anna Romanello, Gianfranco Sergio, Ernesto Spina.
Questa attenzione al territorio si è estesa naturalmente anche alla ricerca storico-artistica. Mi sono dedicato in particolare alla riscoperta dell’arte calabrese dell’Ottocento, constatando quanto quel patrimonio fosse ancora poco conosciuto e scarsamente documentato. Anche nei principali repertori internazionali, dal Bénézit al Thieme-Becker-Vollmer, dall’Allgemeines Künstlerlexikon al Grove Dictionary of Art, la presenza degli artisti calabresi risultava spesso limitata.
Da questa consapevolezza è nata una ricerca durata molti anni, condotta negli archivi, nelle biblioteche e nelle collezioni pubbliche e private. Attraverso documenti, biografie, opere e testimonianze ho ricostruito le vicende di circa 500 artisti. Ho sempre considerato questo lavoro non soltanto come un’attività bibliografica, ma come un contributo alla conoscenza di una parte rimasta a lungo marginale della storia culturale regionale.
Un altro settore al quale ho dedicato particolare attenzione è quello della grafica d’autore. Nel 1976 nacque il Club di Grafica, attraverso il quale proposi acqueforti, litografie e serigrafie di importanti artisti italiani. L’intento era avvicinare all’arte un pubblico più vasto, offrendo la possibilità di acquistare opere originali a costi più accessibili rispetto alla pittura.
Nel 1981 la Galleria Il Triangolo organizzò il Premio Nazionale di Pittura Cosenza ’81, assegnato a Salvatore Fiume per l’opera Gatti in amore. La giuria comprendeva personalità come Leonida Répaci, Fortunato Bellonzi, Antonio Altomonte, Massimo Grillandi, Luigi Gullo, Giuseppe Selvaggi, Ulderico Vilardo, Lucio Addante, Vincenzo Le Pera.
Il Maestro venne personalmente a Cosenza per ricevere il riconoscimento e fu ospite della municipalità. Fu uno dei momenti più significativi nella storia della galleria, non soltanto per il prestigio dell’artista premiato, ma anche per il significato che l’iniziativa assunse nel panorama culturale cittadino. Il Premio rappresentò infatti un’importante occasione di apertura della realtà cosentina verso il più ampio contesto artistico nazionale e confermò la volontà del Triangolo di promuovere, anche in Calabria, iniziative capaci di creare un dialogo diretto con i protagonisti dell’arte italiana.
Lo stesso intento animò la partecipazione ad Arte Fiera di Bologna, che mise il Triangolo in rapporto con il più ampio mercato e sistema espositivo nazionale; e all’Expoarte di Bari, alla quale la galleria partecipò a partire dal 1977, arrivando a prendere parte a 12 edizioni, occasioni che consentirono alla galleria di inserirsi in circuiti più ampi, consolidare rapporti professionali e culturali e portare fuori dalla Calabria gli artisti e le esperienze maturate a Cosenza.

Oggi Il Triangolo è diretto da mio figlio Giorgio. Dopo oltre cinquant’anni, la continuità dell’attività rappresenta, per me, uno degli esiti più significativi di un cammino iniziato nel 1973: una scelta personale che è diventata nel tempo una realtà capace di andare oltre la vicenda del suo fondatore. A Giorgio spetta ora il compito di raccogliere questa eredità, reinterpretarla con sensibilità nuova e aprire il Triangolo a un nuovo futuro.
Una galleria, del resto, non vive soltanto attraverso le mostre che organizza. Vive attraverso le scelte, gli artisti, le persone, le amicizie e le relazioni che nel tempo ne definiscono l’identità. È fatta di opere, ma anche di incontri; di documenti, ma anche di testimonianze che meritano di essere conservate e trasmesse.
È questo, in fondo, il significato più autentico di Amarcord: non soltanto ricordare ciò che è stato, ma restituire il senso di una lunga stagione della vita culturale cosentina e calabrese. Attraverso gli artisti, le mostre, i libri e gli incontri, una vicenda personale è diventata nel tempo parte di una storia più ampia.
Il libro guarda dunque al passato, ma senza nostalgia. La memoria, quando diventa testimonianza, non serve soltanto a conservare ciò che è stato: può diventare il punto di partenza per ciò che ancora deve essere.
Il volume è stato recentemente presentato a Cosenza. Come si è svolto l’incontro?
Il libro è stato presentato mercoledì 24 giugno 2026, alle ore 17.30, nella suggestiva cornice del Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza. L’incontro, promosso nell’ambito della programmazione culturale del Museo e curato dalla direttrice, dott.ssa Marilena Cerzoso, ha visto la partecipazione di artisti, studiosi e protagonisti della vita culturale del territorio.
Erano presenti, tra gli altri, la prof.ssa Antonietta Cozza, delegata del sindaco alla cultura, gli artisti Franco Flaccavento, Fiorentina Giannotta, Luigi Magli e Rocco Pangaro, il direttore del Polo culturale Città di Rende Roberto Sottile e l’avvocato Roberto Le Pera, presidente della Camera penale “Luigi Gullo”.
L’appuntamento ha inaugurato ufficialmente la rassegna culturale estiva “Aperinchiostro d’Estate”, trasformandosi in un’occasione di confronto tra esperienze artistiche, memoria e cultura contemporanea. In concomitanza con la presentazione del volume è stata inoltre inaugurata una mostra collettiva d’arte contemporanea.
È stato particolarmente significativo poter presentare il libro proprio in un luogo istituzionale dedicato alla memoria storica e culturale della città. Il Museo dei Brettii e degli Enotri è infatti uno spazio vivo, aperto al confronto e alla partecipazione della comunità. La memoria di una lunga esperienza galleristica ha incontrato così la vitalità della ricerca artistica contemporanea.
«La presentazione del volume di Enzo Le Pera, scrive il sindaco di Cosenza, avv. Franz Caruso, rappresenta un momento di grande valore per la nostra comunità. Attraverso le pagine di questo libro viene, infatti, raccontata e fatta rivivere una parte significativa della storia culturale di Cosenza e della Calabria. Una storia fatta di incontri, intuizioni, talenti e straordinarie esperienze artistiche che hanno trovato nella Galleria d’Arte “Il Triangolo” un punto di riferimento imprescindibile. Come Amministrazione comunale siamo sempre più persuasi che la cultura sia uno dei principali strumenti di crescita civile, sociale ed economica. E il Museo dei Brettii e degli Enotri si conferma, anche in questa nuova circostanza, un luogo vivo, aperto alla città e alle nuove generazioni, uno spazio dove la memoria si trasforma in conoscenza e la bellezza diventa occasione di incontro».
Ho apprezzato molto anche le parole del sindaco della città, che ha sottolineato il valore del volume per la comunità cosentina e calabrese, ricordando come la Galleria Il Triangolo abbia rappresentato un punto di riferimento per una parte importante della storia culturale della città.
Le sue parole mi hanno fatto particolarmente piacere perché il senso profondo del libro è proprio questo: consegnare alla memoria una vicenda che non è soltanto personale, ma appartiene a una comunità e a una stagione culturale della Calabria.
Con quali editori preferisci pubblicare?
Non ho una preferenza esclusiva per un determinato editore. Mi interessa soprattutto individuare una casa editrice di caratura nazionale capace di garantire al libro una realizzazione editoriale di qualità e, soprattutto, un’efficace attività di promozione e distribuzione.
Nel corso degli anni ho pubblicato con realtà editoriali differenti: dalle edizioni VAL dell’avv. Ulderico Vilardo, che è stato il mio primo editore e mi ha incoraggiato a proseguire in questa direzione, a Gazzetta del Sud, Rubbettino, Pellegrini e Falco. Ogni esperienza ha rappresentato una tappa del mio percorso e ha contribuito alla costruzione di un patrimonio editoriale che considero parte integrante della mia attività culturale.
Oggi, però, ritengo importante che un libro non rimanga confinato al territorio nel quale nasce. Un lavoro di ricerca, soprattutto quando riguarda la storia dell’arte e la valorizzazione di un patrimonio regionale, deve poter raggiungere biblioteche, studiosi, collezionisti, università, musei e lettori anche al di fuori della Calabria.
Hai ricevuto riconoscimenti o premi per la tua attività?
Non ho ricevuto premi e, a dire il vero, non ne ho mai fatto una ricerca. Ho sempre considerato l’attività culturale come qualcosa che deve trovare la propria giustificazione nella qualità delle iniziative realizzate, nella loro continuità nel tempo e, soprattutto, nella capacità di lasciare una traccia nella memoria delle persone e nel tessuto culturale del territorio.
Se una mostra viene ricordata nel tempo, se un artista viene riscoperto e valorizzato, se un libro continua a essere consultato dagli studiosi o se un’iniziativa genera nuove occasioni di confronto e di conoscenza, considero tutto questo una forma importante, forse la più autentica, di riconoscimento.
È in questa prospettiva che ho sempre interpretato il mio lavoro: non nella ricerca di gratificazioni personali, ma nella convinzione che la cultura acquisti valore quando riesce a durare oltre il momento in cui viene prodotta.
Il tuo mondo “sulla carta” da quali sorgenti prende spunto?
Il mio mondo “sulla carta” non nasce da un’unica fonte, ma da un insieme di strumenti ed esperienze che, nel corso degli anni, hanno alimentato il mio lavoro di ricerca. Libri, cataloghi, repertori, archivi e documenti hanno rappresentato e continuano a rappresentare le basi fondamentali della mia attività. A questi strumenti si è aggiunto oggi il vastissimo universo delle informazioni digitali.
La rete può essere considerata, per certi aspetti, una sorta di biblioteca universale, capace di offrire in pochi istanti una quantità di materiali un tempo difficilmente accessibili. Ma proprio per questo richiede maggiore prudenza. Occorre distinguere le fonti attendibili dalle informazioni prive di un adeguato fondamento documentario, verificando ciò che si acquisisce e confrontando, quando possibile, fonti diverse.
La tecnologia ha ampliato enormemente le possibilità della ricerca, ma non ha sostituito il metodo. Al contrario, la quantità di informazioni oggi disponibili rende ancora più necessarie la capacità critica, la selezione, il confronto e la verifica.
In fondo, anche nell’epoca digitale, la regola fondamentale della ricerca non è cambiata: non basta trovare un’informazione, bisogna stabilirne l’attendibilità e comprenderne il valore nel contesto nel quale viene utilizzata.
Riesci a diffondere le tue pubblicazioni? Quale strategia mediatica utilizzi?
La diffusione delle mie pubblicazioni si è sempre basata sull’integrazione tra i canali istituzionali dell’editore, la comunicazione e le relazioni personali costruite nel corso degli anni. Un elemento fondamentale è rappresentato dall’inserimento del volume nel catalogo editoriale, che costituisce una sorta di carta d’identità del libro nel mondo professionale e ne facilita la reperibilità e l’ordinazione attraverso le librerie. A questo si affiancano oggi gli store online e le schede delle novità editoriali.
Parallelamente, considero molto importante il rapporto diretto con la rete di relazioni costruita nel tempo: amici, colleghi, artisti, studiosi, collezionisti e persone che hanno seguito la mia attività culturale. Attraverso comunicazioni mirate cerco di far conoscere l’uscita dei volumi, suscitare interesse e favorirne la lettura.
Ho sempre attribuito, inoltre, un ruolo significativo al rapporto con la stampa locale. Per le mie pubblicazioni ho fatto pervenire copie per recensione alle redazioni dei principali quotidiani presenti sul territorio cosentino, tra cui Il Quotidiano di Calabria e Gazzetta del Sud, nella convinzione che il confronto con la stampa costituisca uno strumento importante di diffusione e di dialogo culturale.
Oggi, tuttavia, la promozione di un libro non può affidarsi a un unico strumento. Occorre mettere in relazione distribuzione editoriale, comunicazione digitale, rapporti personali e attenzione da parte della stampa. È attraverso questa pluralità di canali che una pubblicazione può superare i confini della propria origine territoriale, raggiungere nuovi lettori e continuare a vivere oltre il momento della sua uscita.
Quali sono i volumi più significativi della tua attività editoriale?
Nel corso della mia attività editoriale ho realizzato pubblicazioni diverse per impostazione, finalità e ambito di ricerca, accomunate tuttavia da una medesima esigenza: conoscere, documentare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale della Calabria. Complessivamente, i miei volumi sono stati pubblicati in circa 20.000 copie, delle quali oltre 15.000 vendute ( in edicola e in libreria ); e sono conservati in 32 biblioteche pubbliche calabresi (http://www.bibliotechecalabria.it) e italiane (https://opac.sbn.it), come anche in molti istituti di storia dell’arte internazionali. Tra queste istituzioni figurano le Collections Jacques Doucet della Bibliothèque di Parigi, la Universitätsbibliothek di Heidelberg e la Fine Arts Library di Harvard. Al di là dei dati di diffusione, considero questa presenza la testimonianza che una parte della ricerca dedicata all’arte calabrese ha saputo oltrepassare i confini regionali, entrando in un più ampio circuito di studi e di conoscenza.
Se dovessi individuare i volumi più rappresentativi, li ricondurrei idealmente a tre grandi direzioni:la ricostruzione storico-documentaria, l’indagine sull’arte contemporanea e la dimensione autobiografica e testimoniale.
Sul piano storico-documentario, considero particolarmente significativi alcuni lavori ai quali ho dedicato anni di impegno e approfondimento, animato dal desiderio di ricomporre una vicenda artistica spesso frammentaria e di riportare alla luce figure, opere e percorsi rimasti a lungo ai margini della storiografia.
Il mio primo volume dedicato all’arte della regione è Arte di Calabria tra Ottocento e Novecento, pubblicato da Rubbettino Editore nel 2001. L’opera nasce dall’esigenza di ricostruire e valorizzare una parte significativa della storia artistica calabrese e rappresenta una prima sistematica ricognizione degli artisti, delle opere e dei percorsi culturali sviluppatisi tra XIX e XX secolo. È stata un’esperienza editoriale importante, che ha segnato l’inizio del mio percorso di ricerca e documentazione sull’arte della Calabria.
A questo lavoro seguì La Calabria e l’arte. Dizionario degli artisti calabresi dell’Ottocento e del Novecento (Gazzetta del Sud, 2005), pubblicato in cinquemila copie e distribuito in abbinamento al giornale al prezzo di 2,50 euro. Il volume rappresentò il tentativo di raccogliere e ordinare in maniera organica un patrimonio di nomi, opere e vicende artistiche fino ad allora in gran parte disperso. La pubblicazione fu resa possibile anche grazie all’amicizia con l’avvocato Giacinto Marra, che mi presentò al direttore della Gazzetta del Sud. Gli sottoposi le prime bozze del lavoro, allora raccolte su un dischetto, e il progetto suscitò il suo immediato interesse, fino a convincerlo dell’opportunità di trasformarlo in una pubblicazione da distribuire con il quotidiano. Fu un passaggio importante: una ricerca nata inizialmente come iniziativa personale ebbe così la possibilità di raggiungere un pubblico molto più vasto e di portare nelle case di migliaia di lettori una parte della storia artistica calabrese.
Questa ricerca trovò un ulteriore sviluppo nell’Enciclopedia dell’Arte di Calabria. Ottocento e Novecento (Rubbettino, 2008), frutto di un’indagine più ampia e approfondita, condotta negli archivi, nelle biblioteche e nelle collezioni pubbliche e private. Attraverso la ricostruzione delle vicende di oltre 500 artisti e un ricco apparato di più di 500 immagini a colori, ho cercato di delineare una vera e propria geografia dell’arte calabrese, riportando alla luce personalità, opere e percorsi rimasti per lungo tempo ai margini della storiografia artistica; mentre CALABRIA – Focus sull’arte contemporanea, realizzato con Gianluca Covelli e Ghislain Mayaud (Rubbettino, 2019), rappresenta un ulteriore approfondimento dedicato alla scena artistica contemporanea regionale, attraverso una lettura attenta degli artisti, dei linguaggi e delle esperienze che hanno caratterizzato la Calabria degli ultimi decenni.
Questa esperienza è proseguita con Ars sine tempore. Viaggio nell’arte di Calabria dal XIX secolo ad oggi (Ferrari, 2021), un percorso attraverso epoche, artisti e linguaggi differenti, nel quale le figure più conosciute dialogano con protagonisti meno noti. Il libro nasce dalla volontà di leggere l’arte calabrese nella continuità del suo sviluppo, mettendo in relazione il passato con la contemporaneità e cercando di restituire alla regione una più consapevole coscienza del proprio patrimonio.
Con Guida alle sculture di Cosenza (Pellegrini, 2023), infine, lo sguardo si concentra sulla città e sulle opere che ne abitano lo spazio pubblico. Sono sculture che fanno parte del paesaggio quotidiano e che, proprio per la loro familiarità, rischiano talvolta di diventare invisibili. Ho voluto riportarle al centro dell’attenzione, considerandole non semplicemente come elementi decorativi, ma come frammenti della memoria urbana e testimonianze dell’identità della città.
Sono libri diversi per impostazione e prospettiva, ma legati da una stessa convinzione: un patrimonio, per poter essere trasmesso, deve prima essere conosciuto e riconosciuto. Il mio intento è stato quello di ricomporre, attraverso artisti, opere e luoghi, una parte della storia culturale della Calabria e di consegnarla a una memoria più ampia e consapevole.
Un secondo filone della mia attività editoriale riguarda l’arte contemporanea. In questo ambito considero particolarmente significativa L’arte della Calabria nel XXI secolo (Falco, 2024).
In questo volume, presentato il 14 aprile 2025 nella sala consiliare del Comune di Cosenza, ho cercato di osservare e registrare il panorama artistico più recente attraverso gli autori, le esperienze e i linguaggi che hanno caratterizzato la ricerca contemporanea regionale. Raccontare il presente è, naturalmente, diverso dal ricostruire il passato: gli artisti sono ancora immersi nel proprio percorso e molte esperienze non hanno assunto una fisionomia definitiva. Il compito del ricercatore diventa allora soprattutto quello di documentare il presente, creare relazioni e offrire possibili chiavi di lettura, lasciando alla storia il tempo necessario per formulare i propri giudizi.
Un posto particolare occupano infine i volumi di carattere autobiografico e testimoniale: Nella punta dello stivale (Falco, 2022) e Galleria d’arte Il Triangolo. Amarcord 1973–2025. Storie di artisti, incontri, ricordi (Falco, 2026).
Nella punta dello stivale rappresenta una sintesi della mia lunga esperienza accanto alla Galleria Il Triangolo e della mia attività culturale ed editoriale. Attraverso la documentazione delle esposizioni, le testimonianze di intellettuali e amici, gli articoli apparsi sulla stampa e nelle riviste specializzate e un ampio apparato fotografico, il volume ricostruisce un’esperienza sviluppatasi nel corso di decenni, nella quale attività espositiva, ricerca e vita culturale si sono continuamente intrecciate.
Galleria d’arte Il Triangolo. Amarcord 1973–2025. Storie di artisti, incontri, ricordi nasce invece da una necessità più intima: raccogliere la memoria di oltre cinquant’anni di vita del Triangolo non soltanto attraverso le mostre e gli artisti, ma attraverso le persone, gli incontri, le amicizie e gli episodi che hanno accompagnato quella lunga esperienza. È il libro nel quale la dimensione pubblica della mia attività incontra più direttamente quella personale, trasformando la memoria individuale in una testimonianza condivisa.
Considero queste pubblicazioni non come episodi separati, ma come capitoli di un unico percorso: dalla riscoperta dell’arte calabrese alla lettura della contemporaneità, dalla documentazione delle opere presenti nello spazio urbano alla memoria di oltre cinquant’anni di attività culturale.
In fondo, il filo conduttore è sempre stato lo stesso: impedire che artisti, opere, esperienze e vicende culturali cadessero nell’oblio. Perché quando la memoria incontra la ricerca e si trasforma in documento, non conserva soltanto ciò che è stato: diventa conoscenza, consapevolezza e, soprattutto, una responsabilità verso chi verrà dopo di noi.
*Maurizio Vitiello, sociologo e critico d’arte