VerbumPress

RubricaCeption – L’immensità del cielo nell’eternità di Roma: Sesta Tappa

Gli obelischi e le manie di grandezza degli imperatori romani

Roma nasconde meraviglie a non finire, tanto che, pur amandola da 40 anni, ancora non le ho scoperte tutte. Tra queste si cela il suo ruolo nello sviluppo dell’astronomia.  Capiamo insieme come questa eterna città racchiuda l’immensità del cielo. 

Bisogna sempre guardare oltre al proprio naso per raggiungere l’infinito. Chi mi legge, mi avrà sentito ripetere questa frase innumerevoli volte. Oggi vi stupirò aggiungendo una cosa: “…Ogni tanto, però, l’infinito si cela proprio sotto al nostro naso.”

************************************

Ed eccoci qui, di ritorno alla nostra passeggiata astro-romana arrivata alla sua sesta tappa. Nel numero di agosto c’eravamo lasciati a Piazza Cairoli dove abbiamo insieme capito quanto alcuni miti legati all’influenza delle stelle sulle nostre vita siano, in realtà, solo “miti” appunto. Restando in tema, il cielo, eterna luce agli occhi dell’essere umano, è sempre stato legato alle divinità, quasi fosse un loro manifestazione. Pianeti, lune, costellazioni, tutto ha un richiamo agli esseri ultraterreni che ci guardano dall’alto. Questo legame ha fatto sì che l’astronomia romana abbia avuto origini davvero molto antiche, spargendo simboli e tracce ovunque nella nostra meravigliosa ed eterna città. Anche grazie, bisogna dire, alla intrinseca mitomania degli imperatori romani. Pronti per quest’altro viaggio? Via.

************************************

Avete presente l’obelisco di 30 metri posto di fronte a Palazzo Montecitorio? Quell’obelisco venne fatto portare appositamente dall’Egitto dall’imperatore Augusto, tra il decimo e il nono secolo A.C. Il suo scopo fu quello di essere parte dell’ “Horologium Augusti”: una meridiana enorme costituita da una piazza in travertino di 160 x 75 metri, sulla quale l’obelisco proiettava la sua ombra, fungendo da enorme gnomone astronomico (dal greco “gnomon”: giudice, indicatore). Piccolo excursus: come funziona una meridiana?

L’Horologium Augusti come doveva apparire nell’epoca della sua costruzione

Una meridiana è uno strumento per leggere l’ora usando il Sole. Non ha ingranaggi, batterie o elettronica: si basa sull’ombra proiettata dal Sole su un punto o una linea graduata. La parte che proietta l’ombra si chiama gnomone e la superficie con i numeri o linee si chiama quadrante. Almeno nel caso di una meridiana come quella dell’ Horologium Augusti perché, in realtà, esistono meridiane diverse che funzionano in modo leggermente diverso. Il principio di base però è sempre lo stesso. Dato che il Sole si “muove” apparentemente nel cielo, da est a ovest, l’angolo dell’ombra dello gnomone cambia durante la giornata. Non solo: in base all’altezza del Sole rispetto all’orizzonte, che varia sia durante una giornata che durante le stagioni (il “cammino” del Sole arriva più in alto in estate, fateci caso), l’ombra è più corta o più lunga. Quindi avremo che: all’alba l’ombra è lunga e punta verso ovest. A mezzogiorno locale (quando il Sole è al massimo), l’ombra è più corta e punta verso nord (nell’emisfero nord). Al tramonto, l’ombra è lunga e punta verso est. Inoltre, sulla Meridiana sono spesso segnati anche i punti in cui l’ombra cade al mezzogiorno di Solstizi ed Equinozi, in modo che si potesse avere anche un’idea del passare delle stagioni.

L’attuale “Horologium Augusti” a Piazza Montecitorio. A sinistra una visulae dall’alto, a destra il particolare della linea meridiana.

Ma torniamo a noi. 

Questo enorme “orologio” si trovava tra il Tevere e l’Ara Pacis, sempre fatta costruire d’Augusto negli stessi anni, e sopra l’obelisco c’era la seguente “modesta” iscrizione (presente anche nel suo gemello, ora a Piazza del Popolo ma prima collocato nel Circo Massimo): “L’imperatore Cesare Augusto, figlio del Divo Cesare, imperatore per la dodicesima volta, consolare per l’undicesima volta, tribuno per quattordicesima volta, assieme all’Egitto dato in potere al popolo romano ha dedicato questo dono al dio Sole” (Plinio il Vecchio ci dice che il termine obelisco significa proprio “raggio di sole” in egiziano). Che poi, più che una “modesta” dedica fu una celata dimostrazione di superiorità: infatti, in corrispondenza degli equinozi, l’ombra dell’obelisco collegava l’horologium Augusti all’Ara Pacis, per volontà dello stesso Augusto. Perché? Beh perché nacque il 23 settembre, nell’equinozio d’autunno – proprio come il fondatore Romolo – e anche perché in questo modo stava dimostrando di riuscire a comandare il dio Sole stesso. Per dire. 

Anche nella sua attuale collocazione, l’obelisco (ritrovato nel 1478 per puro caso) ha ritrovato la sua antica funzione di gnomone, solo che la sua meridiana odierna è Piazza Montecitorio stessa. Considerando i tempi attuali, se solo Augusto lo sapesse si starebbe rigirando nella tomba… poraccio.

L’allineamento perfetto tra il Pantheon e il Mausoleo di Augusto.

Ma facciamo un altro maestoso esempio: il Pantheon. Costruito originariamente nel 27-25 A.C da Agrippa, cognato di Augusto (il nepotismo ha origini molto antiche) ha subito svariati danni e svariate ricostruzioni, per poi avere la maestosa forma attuale grazie all’imperatore Adriano (circa nel 120 D.C) che ne ha conservato l’antica iscrizione voluta da Agrippa (e che potete leggere infatti sul frontone). Adriano orientò l’ingresso del Pantheon verso Nord, perfettamente allineato al Mausoleo di Augusto (che immagino sappiate che ora è stato reso visitabile) e quella che era la piazza dell’Horologium Augusti. L’intera struttura è stata costruita come se avvolgesse una sfera immaginaria la cui sommità è la grandiosa cupola e la cui altezza è esattamente uguale al suo diametro (43,44 metri). Ma non finisce qui.

In tutta la sua magnificenza, il Pantheon rappresenta una delle più grandi meridiane sferiche mai costruite. L’intera struttura, infatti, è usata come orologio astronomico e potete rendervene conto voi stessi. Durante gli equinozi, a mezzogiorno, i raggi del sole, passando attraverso la finestra posta sopra all’enorme portale bronzeo, illuminano una grande lastra di granito nel portico antistante. Il 21 aprile, invece, data della nascita di Roma, il Sole incornicia perfettamente l’immenso portale, per poi illuminare, il giorno del solstizio d’estate, il centro (o quasi) del pavimento interno. Non solo. Studi recenti, guidati da Marina de Franceschini, sembrano aver scoperto un nuovo fenomeno: l’arco di luce. Il sole illumina l’arco sovrastante il portale d’entrata e, udite udire, crea un quadrato di luce nel portico, incorniciando il disegno di un quadrato di marmo che racchiude un cerchio di granito grigio. Nientepopodimenoche la rappresentazione simbolica del Templum, lo spazio dedicato agli dei, in cui il quadrato è la Terra e il cerchio il Cielo. Le date in cui è visibile per 4-5 giorni sono il 7 aprile, giorno dedicato ad Apollo, e il 4 settembre, in mezzo a quelli che erano i Ludi Romani (2-5 settembre) in onore di Jupiter Optimus Maximus, protettore della città. 

Il disegno creato dal Sole sul portale del Pantheon il giorno della nascita di Roma.

Sia chiaro, tutto questo non è un caso ma si realizza grazie a calcoli accurati che hanno permesso di costruire oculo, struttura e rifiniture in proporzioni esatte, come testimoniato da testi antichi e studi di esperti appassionati moderni. E ci ricorda quanto gli imperatori fossero non solo legati agli dèi ma si considerassero, essi stessi, divinità o superiori alle divinità stesse, cosa che costò cara al terzo re di Roma Tullo Ostilio, fulminato da quello stesso Giove, protettore di Roma (come ci racconta divinamente, una magistrale interpretazione di Proietti nello spettacolo “I 7 re di Roma” di Luigi Magni)

Schema delle varie posizione della proiezione del Sole attraverso l’Oculus del Pantheon nei diversi periodi dell’anno.

*** VERSI

“Er Cielo e er Divino, come se po’ d’artronne evita’?

Tutta sta meravija che c’è permessa da guarda’

nun po’ che esse stata creata da ‘na divinità.

Però a’a fine, si ce mettemo ‘n attimo de più a pensa’.

Nun è che noi esseri umani semo tanto da butta’.

perché noi, co’ impegno e dedizione, ‘a stamo a capi’, sta meravija qua!”

FONTI

EMoT – Museo Diffuso Degli Alberi – https://e-mot.net/ 

EMoT Applicazione – https://e-mot.net/#app 

Libro “Il Cielo Sopra Roma” – Roberto Buonanno

*Martina Cardillo, astrofisica