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La parola come sfida: conversazione con Federica Bembo

Una voce poetica che trasforma l’ironia in verità e la ribellione in atto creativo

Federica Bembo è poetessa e autrice italiana. La sua scrittura attraversa i territori del sacro e del profano, della carne e dell’idea, con una lingua che mescola ironia e profondità filosofica. Con Il mio gioco preferito / Mi juego favorito, Bembo propone una poesia che è al tempo stesso confessione, provocazione e libertà. Le sue opere sono state pubblicate in riviste e antologie, e le sue letture poetiche hanno conquistato il pubblico per la loro intensità e originalità. 

Con Il mio gioco preferito / Mi juego favorito, Federica Bembo si conferma una delle voci più libere e spiazzanti della poesia contemporanea. La sua scrittura è un laboratorio di sperimentazione linguistica, di ironia e ribellione. Nei suoi versi convivono leggerezza e dolore, spiritualità e sarcasmo, carne e pensiero. La poetessa affronta temi profondi – l’identità, il corpo, la follia, la fede, l’amore – con una voce che non teme di essere irriverente, ironica e persino scandalosa, ma sempre autentica. È una poesia che rompe i codici e rifiuta le etichette, un invito a giocare con la vita e con la parola. 

 Federica, il titolo del libro suggerisce un tono ludico, ma leggendo si avverte un percorso di dolore e consapevolezza. Che cosa rappresenta davvero per te questo “gioco”? 

Il mio gioco è giocare con la vita e la scrittura, cercare di vivere il più intensamente possibile. 

Leggendo il libro anche il lettore si metterà in gioco, provando emozioni intense e diverse tra loro. Nel tuo linguaggio poetico convivono ironia, provocazione e tenerezza. Quanto contano il rischio e l’irriverenza nella tua scrittura? 

Contano moltissimo, perché cerco di scrivere testi innovativi e talvolta scioccanti. 

Mi piace usare parole rivoluzionarie. 

Molti testi sembrano voler smontare i tabù sociali, religiosi e persino letterari. Pensi che la poesia possa ancora essere un atto di ribellione? 

Sicuramente. 

La poesia più autentica non ci permette di dimenticare chi siamo e di cosa abbiamo bisogno e ci spinge ad agire per il nostro benessere, anche quando significa andare controcorrente. 

In diverse poesie affronti il tema del corpo e della femminilità con una sincerità che spiazza. È una scelta consapevole o un’urgenza interiore? 

Entrambe. È il mio modo di affermare la forza poetica delle donne. 

Una ragione per cui questo è importante per me è che in Italia le donne sono minacciate dalla violenza di genere: voglio ricordare a tutte le donne quanto siamo forti e creative. 

Il tuo libro intreccia riferimenti colti e linguaggio quotidiano, filosofia e ironia. Qual è il tuo rapporto con la tradizione letteraria italiana? 

Amo moltissimo la letteratura del mio paese, specialmente Giuseppe Ungaretti, Dino Buzzati e Antonia Pozzi. 

Senza dimenticare Giacomo Leopardi, leggendo il libro capirete perché. 

L’edizione bilingue con la traduzione di Elisabetta Bagli ti ha dato una nuova prospettiva sulla tua voce poetica? Come ti sei sentita nel “vederti” in un’altra lingua? 

È stato molto emozionante, mi sembra di vedere le mie poesie vivere una vita nuova e intensa, fatta di nuovi colori. 

Elisabetta ha fatto un ottimo lavoro. 

Molte poesie oscillano tra spiritualità e dissacrazione. Che ruolo ha oggi il sacro nella tua visione del mondo? 

Penso Che il nostro senso del sacro debba aiutarci oggi ad amare il nostro pianeta, a mettere fine alle guerre, ad affrontare verità scomode. 

La poesia può guidarci in questo viaggio di riscoperta di noi stessi e del mondo. 

Se dovessi riassumere il messaggio di Mi juego favorito in una sola parola, quale sceglieresti? 

“Densità”, perché è una fondamentale caratteristica della mia scrittura.

*Elisabetta Bagli, poetessa, scrittrice