Per Maria Costa
Qualche giorno fa – il 7 settembre – si è compiuto il decimo anniversario della scomparsa di Maria Costa, l›insigne poeta messinese, che ho sempre amato e stimato – sulla sua vasta opera in prosa e in versi, ho pubblicato alcuni saggi in riviste nazionali rinomate – sentendomi sempre onorato del suo affetto.

Ebbene, stamattina, mia moglie, nel «sistemare» – così dice – i miei libri, ha trovato l›autografo della poesia «Giovanni Pascoli» di Maria Costa, firmata e datata (11 settembre 2012) dalla poetessa stessa. Si tratta, invero di un regalo che Maria mi aveva fatto e che avevo conservato dentro un mio libro cui sono particolarmente affezionato, per non rischiare di perderlo.
Il caso fa miracoli: Maria ci lasciò il 7 settembre, la poesia è dell›11 settembre.
Caso o meno che sia, il ritrovamento è per me una grande gioia.
Certo, se la mia Università fosse meno incurante dei contributi innovativi di un «suo» professore ordinario, e se il «Centro Studi Maria Costa» avesse, come tutti i Centri Studi, un Comitato Scientifico, diretto (magari) da un cultore della materia,

avrei già pubblicato questa lettera autografa, magari con altre, in una (inesistente) rivista locale.
Ma siamo qua, in questa amatissima ma provinciale città, dove capita che un professore, innamorato della sua professione e della ricerca scientifica, ma costretto a una radicale solitudine e quindi travolto da mille impegni, dimentichi, nelle pagine di libro, un testo autografo di innegabile valore.
Ma bando alle tristezze. Pubblico qui, per i miei amici, l›autografo della poesia intitolata «Giovanni Pascoli», onorando (per primo, a Messina) la memoria della grande, indimenticabile Maria Costa.
Trascrivo, su richiesta di molti amici, la poesia di Maria Costa, con una Nota finale.
GIOVANNI PASCOLI
I mariggiati da vita,
i tossichi,
i vileni
ti puttaru peni
e non ci fu agnentu pi curarli.
Ma cu mani di sita,
sulu ‹a rima
‹ccarizzau ‹a to› «FIRITA».
Maria Costa, ME 11.07.2016
NOTA
agnentu= niente
*Giuseppe Rando, scrittore