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Mega condomini di ventimila abitanti

Il futuro delle città o un micro cosmo chiuso in sé stesso?

Nel centro della città di Hangzhou, capoluogo della provincia orientale cinese di Zhejiang, è stato costruito il condominio più grande del mondo, una sorta di “mini globo” in cui possono vivere ben ventimila persone.  

Il Regent International Apartment Complex è un edificio mastodontico sviluppato come una città verticale e finalizzato alla funzionalità più che all’estetica. Infatti è uno sgraziato mix di stile moderno e di forme geometriche solide e massicce. Dall’alto ha una forma a “S” con un numero di piani che varia da 36 a 39, e al suo interno si estende su più isolati tramite lunghi corridoi. 

Viene considerato la più grande realtà di “convivenza collettiva” del mondo. Al suo interno, e nei piani più bassi, si trovano: 

– Centri commerciali e supermercati di tutti i generi. 

– Scuole e asili in cui i bambini crescono e studiano. 

– Ospedali e cliniche che garantiscono un’ottima assistenza sanitaria. 

– Uffici e spazi di coworking.

– Palestre, piscine e centri benessere.

– Spazi di relax, bar e ristoranti. 

In sintesi una struttura in cui una persona può nascere, studiare, lavorare, dormire, divertirsi e invecchiare senza mai uscire. 

Questa realtà ha scatenato un forte dibattito tra i sociologici, soprattutto europei, perché è facilmente replicabile nel mondo occidentale. I vantaggi sono indiscutibili: 

– Riduzione del traffico e dell’inquinamento: tutto si può fare all’interno.

– Maggiore efficienza urbana: i servizi sono concentrati in un unico luogo. 

– Maggiore sicurezza: il complesso è costantemente sorvegliato e protetto da accessi controllati.

– Costo della vita potenzialmente più basso: la struttura consente alloggi economici. 

Ma la domanda di fondo è: “Questo esempio di città verticale rappresenta il futuro o è una triste gabbia dorata che può causare delle potenziali alienazioni mentali?” 

I dubbi sono evidenti. Esiste un rischio di isolamento sociale: vivere sempre nello stesso ambiente può ridurre l’interazione con il mondo esterno e la perdita del concetto di città aperta; di fatto le strade, le piazze e gli spazi pubblici tradizionali vengono sostituiti da ambienti chiusi e artificiali. 

Di recente tutti noi abbiamo attraversato un periodo di prolungato isolamento per il Covid. Questo ha comportato sul piano emotivo e psicologico un aumento della sensazione di solitudine con forme di ansia e depressione, difficoltà relazionali, riduzione dell’attività fisica e come compensazione una dipendenza da attività asociali, quali videogiochi e un forte utilizzo di Internet. 

Ovviamente, data la censura in Cina, non si hanno riscontri in merito, ma nel resto del mondo asiatico, in particolare in Giappone e Corea del Sud, si stanno diffondendo diverse app che offrono compagnia virtuale tramite l’intelligenza artificiale, quali chatbot “amici” e “partner” virtuali. Queste applicazioni offrono la sensazione di avere qualcuno con cui relazionarsi, senza le complessità o le aspettative tipiche di una relazione umana e trovano un facile appiglio nei luoghi in cui è più facile isolarsi fisicamente, come nel caso di questa enorme struttura. 

 Facile la chiusa di quest’articolo: “Forse il concetto di città futura verticale è da rivedere”.

*Enrico Casartelli, giornalista