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Latte e biscotti: il cortometraggio di Sabrina La Macchia – regista messinese – sul tema della violenza contro le donne

“Latte e biscotti” è il titolo dell’ultimo cortometraggio di Sabrina La Macchia – regista originaria di Messina, ma residente a Roma – in cui il tema della violenza contro le donne è trattato in una maniera originale, “lieve” ma profonda. Numerosi i riferimenti colti e artistici presenti, a cominciare da quello più evidente, il rimando alla fiaba di “Cappuccetto rosso”, la quale vanta una lunga tradizione letteraria che va dal francese Charles Perrault (1697) ai fratelli Grimm (1857), fino alla più recente interpretazione in chiave psicanalitica ad opera di Erich Fromm, contenuta nella raccolta “Il linguaggio dimenticato” (1951).

Lo psicologo tedesco ha visto nel racconto in questione una rappresentazione del passaggio dal mondo dell’infanzia a quello dell’età adulta, quando le tentazioni – incarnate dal lupo – acquistano una valenza erotica forte, che si concretizza nel ricorso simbolico al colore rosso, segno di pulsioni nascenti e di un amore che diventa di tipo sessuale. Poco importa che i prodotti che Cappuccetto Rosso porta alla nonna siano una bottiglia di vino o un panetto di burro, perché in entrambi i casi questi oggetti si caricano di valenze simboliche forti, allusive al colore del sangue o, per contro, dell’innocenza. Infatti, un lupo seducente e ammaliante (quale è quello presente nel cortometraggio), incontrato nel bosco, devia la giovane dalla retta via, portandola sulla cattiva strada e sviandola dall’incarico che le era stato affidato dalla mamma: consegnare del cibo alla nonna. Non gliene si può fare nemmeno una colpa perché la Cappuccetto Rosso di Sabrina La Macchia non è una bambina, ma una ragazza più adulta, che facilmente cade nelle “grinfie” del seduttore e manipolatore di sesso maschile, in quanto ne è attratta più o meno inconsciamente.

La bellissima fotografia del cortometraggio valorizza in maniera accentuata proprio questi due colori, cui si aggiunge il verde dell’ambientazione boschiva, luogo in cui si consuma il peccato di Cappuccetto Rosso che, spinta dal lupo, si attarda nella natura per cogliere dei fiori anziché portare il cesto col mangiare alla nonna. Con un linguaggio visivo potente le inquadrature colgono momenti significativi del racconto come quando Ester (Giulia Sangiorgi), dopo la violenza, si immerge nella vasca da bagno bianco latte per purificarsi e lavare via il male subito. Ma il medesimo colore dà anche il titolo al cortometraggio, titolo che allude – anche in questo caso con una simbologia diretta ed efficace – al mondo dell’infanzia e dei suoi innocenti piaceri, quale quello di inzuppare un dolcetto la mattina nella bevanda preferita dai bambini. 

È il latte con i biscotti che il “principe azzurro” ossia il fidanzatino di Ester le mette davanti alla porta di casa quando la ragazza si rifiuta di uscire, ancora scossa dalla violenza subita; quest’ultima verrà superata sia grazie alle attenzioni del ragazzo sia mediante una messa in scena teatrale della stessa favola di Cappuccetto Rosso con cui si apre il film. Il metateatro di pirandelliana memoria, presente nel finale, in questo caso fornisce una cura per Ester che nella rappresentazione scenica impersonerà proprio la bambina con il copricapo rosso in compagnia del lupo stesso (Federico Bizzarri) e del principino (Francesco Venerandi). Un finale catartico e positivo, dunque, per una favola – quella narrata nel film – delicata ed elegante, molto personale, che vuole essere di aiuto a tutte quelle donne che “hanno vissuto o vivono ogni giorno un’esperienza simile”, come specificato dalla regista. 

Nonostante sia giovanissima, Sabrina La Macchia è riuscita a definire una sua identità artistica molto precisa, sviluppando un filone cinematografico che indaga un momento particolare della vita delle persone nel passaggio difficile dall’adolescenza all’età adulta. Lo ha fatto con un linguaggio efficace e potente, che speriamo sia davvero di ausilio a tutte quelle donne che subiscono violenza ogni giorno.

Si ringrazia Sabrina La Macchia per le fotografie concesse.

*Valentina Motta, scrittrice