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La processione del Cristo Morto a Chieti

L’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, sodalizio fondato a Chieti nel 1603

Il Venerdì Santo a Chieti si svolge la Processione del Cristo Morto, accompagnata dalle struggenti note del Miserere di Saverio Selecchi. È un evento di pietà popolare che testimonia però un contenuto teologico di grande profondità: quello della sofferenza di Dio per amore degli uomini e per la salvezza di tutti. I simboli della passione e soprattutto l’effigie del Figlio abbandonato alla morte e della Madre Addolorata, portati in processione lungo le vie della città, dicono quanto ci sia vicino il nostro Dio non solo dall’alto della sua onnipotenza celeste, ma anche nella condivisione della nostra finitudine e della nostra morte. La musica di Saverio Selecchi e il canto fanno compagnia al dolore divino e invocano pietà per tutti gli uomini. A organizzare la solenne processione del Venerdì Santo è, sin dalla sua antichissima costituzione, l’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, sodalizio fondato a Chieti nel 1603 e da sempre titolare  dei simboli, ricchi di significato evangelico, degli abiti e delle insegne. La processione del Cristo Morto a Chieti scandisce e segna il trascorrere degli anni, il succedersi delle generazioni, il tempo del vivere e del morire. La sera del Venerdì Santo la città di Chieti  si fa processione essa stessa. Un corteo lentissimo e solenne si snoda per le strade del centro storico che pare fermo nel tempo, sempre uguale a sé stesso, ieri come oggi. Ieri, al tempo della Controriforma oggi, agli inizi del III millennio. 

Sfilano i Sette Simboli della passione: 

l’Angelo alato che stringe tra le mani il calice per raccogliere il sangue del Cristo agonizzante, di evanescente bellezza; 

 La colonna a cui il Cristo fu legato, sormontata dal gallo intagliato in lucido legno e dagli strumenti della flagellazione; il sasso sul quale è fatto sedere Gesù flagellato, i dadi, la tunica, lo scettro, la corona di spine e, a fianco, un catino e una brocca a ricordo del gesto di Pilato; 

le lance dei soldati romani con una daga, alcune torce, una lanterna e il sacchetto delle monete d’argento; la scala con le tenaglie, i chiodi e la canna con la spugna intrisa ad aceto;  la croce pesantissima ai cui piedi sono posti un teschio umano e un serpente; il Volto Santo teso tra due rami di palma ricurvi. 

Sfilano, portati a braccia dagli “aggregati” del Sacro Monte dei Morti, scortati dalle Confraternite cittadine che si distinguono per i colori delle mantelline di seta resi più vividi dai riverberi delle fiamme accese nei tripodi di ferro battuto. Sfilano croce e labbri con immagini della Madonna e tanti incappucciati in tonaca bianca e mantelline colorate, celesti, rosse, blu, nere e argento.  Sfilano gli incappucciati delle diverse Confraternite. Da qualche anno ce n’è una anche femminile: l’Arciconfraternita della Madonna della Cintura.  

Gli appartenenti all’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti portano a spalla il Cristo morto ricoperto da un bianco trasparente sudario, adagiato su una coltre di velluto nero che fu fatta  ricamare in oro zecchino e in argento, tra il 1930 e il 1931, dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paolo dell’Istituto San Camillo de Lellis di Chieti.

 Portano a spalla, anche la Madonna, squisita fattura avvolta in veli di lutto. 

Prima di essere esposta alla devozione dei fedeli e di essere portata in processione, la statua dell’Addolorata viene vestita a gala. Un’operazione considerata da sempre un alto onore per chi ne ha l’incarico. Nel lontano passato, erano le nobili donne della città a svolgere tale compito. La vestizione avviene nei locali della Cappella del Sacro Monte dei Morti il mercoledì alle ore 10:00. Il venerdì mattina, la statua dell’Addolorata e quella del Cristo Morto vengono trasferite nel segretariato della cattedrale.  

Chiudono la processione il lungo corteo di musicisti, di sesso maschile e femminile di ogni età con i loro violini e con i loro strumenti a fiato e il lungo corteo di cantori, esclusivamente maschile, tutti con in capo i loro zucchetti neri. 

C’è un’ampia bibliografia che spiega e descrive la Processione del Cristo Morto ma, unica per le immagini e la qualità dei fogli, è il volume dal titolo “Il Venerdì Santo a Chieti.  Scatti d’emozione: l’antica processione raccontata per immagini” scritto da Gerardo Di Cola, Teresio e Stefania Cocco, pubblicato nel 2009 grazie alla casa editrice èDICOLA di Chieti che da anni eccelle per la cura grafica, per la grafica delle copertine, che spesso sono opere d’arte e per la qualità delle scelte editoriali.

*Marilisa Palazzone, docente