La “magia del mare” nello sguardo di Marchetti Tricamo
A sei mesi dalla scomparsa di Antonino Sarica, indimenticabile giornalista culturale, critico e studioso di Messina, che fu collaboratore di questa rivista, pubblichiamo un articolo inedito dedicato a un libro incentrato sullo Stretto, al suo amato mare (a cura di Sergio Di Giacomo)
La Ibiskos Ulivieri di Empoli propone un suo nuovo libro di poesie e racconti, propriamente un’antologia che, si può ben dire, sa di salsedine. Si intitola infatti La magia del Mare, e si apre con un saggio che conta non poco, una Ouverture di rara intensità, Variamente colorata, splendente di luce, vibrante di autentica poesia. Insomma un arioso affresco dello Stretto di Messina, dove i miti di remotissima origine sono ancor vivi-Scilla e Cariddi, le Sirene…E nella comune memoria stanno sempre chi li cantò, i miti: Omero, Virgilio…E poi nello Stretto rimane l’ombra di Ndrja Cambria, che, narra ispirato Stefano D’Arrigo in Horcynus Orca, “reduce dalla guerra, giunse nel paese delle Femminotte”, le donne di Calabria “fasciate di nero”, le Bagnarote, nel nostro mare un tempo dedite al contrabbando di sale. “Un mare di storie, mitologie, leggende di venti, orche e uomini”.

Giuseppe Marchetti Tricamo- giornalista e saggista originario di Paradiso, già dirigente Rai e adesso docente di Editoria all’Università La Sapienza di Roma- ha firmato codesta Ouverture. La quale è senza dubbio essenziale nell’economia del volume. Il quale contiene 35 poesie di altrettanti poeti, e 17 racconti di autori diversi: protagonista assoluto, s’intende, il mare. Il mare imprevedibile, talvolta spietato anche, e crudele. Ma un mare che è pure magia, e ci restituisce una miniera di emozioni indicibili: la Storia, i segni di civiltà, l’arte smarrita, i miti, i sogni.
Dunque l’Ouverture. Per cogliere, fior da fiore, nelle limpide pagine di Giuseppe Marchetti Tricamo narratore egregio. “Il mare parla”, titola il testo, e affida alle onde e al vento, avverte l’autore, i suoi pensieri. Lui, Marchetti, sta dinanzi allo Stretto. “Intorno a me”, osserva, “le spiagge di sabbia e ghiaia a perdita d’occhio”. Alle sue spalle, le pendici dei Peloritani…Che mare! E dov’è mai, un mare così?
Immagina allora, laggiù, un vecchio pescatore solitario. Sarà forse quello di cui racconta Hemingway? Volge quindi lo sguardo, l’autore nostro, al faro di Capo Peloro.Non c’era, considera, ai tempi di Omero, altrimenti avrebbe guidato Ulisse verso la sua Itaca, che avrebbe così ignorato, il richiamo delle Sirene. Marchetti allora fantastica, s’abbandona alla pura immaginazione. “Nostalgici ricordi del passato, i fari…” -e si ritrova nell’oggi.” Mare, mare, mare e ancora mare”. Laddove navigano, sperando, su vecchi barconi “gli ultimi degli ultimi, profughi in fuga dalla povertà, dalla guerra, dalla violenza, per venire fuori da una vita fatta di nulla, verso le nostre sponde…”. Pagine vibranti, proprio miniere di indicibili emozioni! “È generoso, il mare”, proclama un anziano pescatore che ripara la sua sciabica. “mi ha restituito questa rete che era rimasta incagliata ad uno scoglio…Prima o poi esso restituisce tutto”.” E noi, conclude Marchetti, “non vediamo l’ora di tuffarci nelle sue acque, per riemergere con lo stesso guizzo del busto e l’espressione estatica del Satiro danzante”.
*Antonino Sarica, giornalista