VerbumPress

Il taccuino rosso di Lorenzo Di Loreto Uccellini

Ho incontrato Lorenzo Di Loreto Uccellini (oggi all’anagrafe Lorenzo Uccellini) nella sua casa di Pesaro con un comune amico. Subito salta all’occhio una personalità carismatica e fuori da un certo provincialismo sia per il modo di porsi sia per un linguaggio semplice proprio ed essenziale. Persona colta, curiosa e avventurosa, infatti non si è fermata, ma ha seguito la sua inclinazione naturale alla esplorazione, alla scoperta di luoghi affascinanti e trovandosi per lavoro in Kenia e in Tanzania, inizia a fotografare gli spettacoli naturali che gli si presentano davanti. Tornato in Italia inizia la sua attività di fotografo seguendo le orme del maestro statunitense Duane Michals, riconoscendosi nell’arte visiva il cui soggetto è ripreso dietro alla macchina fotografica e non davanti. La sua arte attraverso un percorso di ricerca e di approfondimenti di respiro internazionale evolve in un  processo rituale e spirituale sia attraverso incontri di interpreti a livello mondiale sia attraverso studi di tipo autodidattico. Lo stesso titolo della sua prima opera “Tabula Rasa” mette in evidenza la prospettiva di una ricerca scevra da orpelli per ritornare all’essenza primordiale, in un rinnovato senso umano dell’esistenza. Un ritorno al legno grezzo per trovare la sorgente, la sorgente dell’amore a dissetare il cuore inaridito di una civiltà perduta. Poi quale civiltà? Ecco che il Nostro come uno spigolatore va alla ricerca di frammenti di luce, di stelle nel buio di una notte che dorme senza sognare. Come un viandante e un giramondo instancabile per nuove esperienze e conoscenze attraversa paesi luoghi e culture diverse, fra le quali quella giapponese. Ed è proprio durante il soggiorno a Tokyo che Lorenzo inizia a prendere vaghi appunti sul suo inseparabile taccuino rosso. Parole e schizzi a penna che nella primavera 2017 diventano 4 volumi per la nuovissima collana WOT, prodotta da Lorenzo Uccellini – The Realm, un open project il cui intento è quello di dare voce a artisti emergenti nei vari campi di applicazione, e di ospitare ad ogni numero anche alcuni camei di conclamati autori.

Ho letto e riletto i testi e ho osservato le foto di questa sua collana Wot, dove emerge nell’artista il bisogno di uscire dall’esperienza visiva per cimentarsi in suoni e parole, infatti i suoi scritti potrebbero essere testi di canzoni, che colgono lo stato d’animo del tempo in cui ci si può misurare e rispecchiare. Le parole sono toccanti fino a grattare il fondo dell’anima, dove la soglia fra l’umano e il divino è invisibile. Ogni parola si fa verbo, densa e sottile come una lametta: fa male e non si vede. C’è Lorenzo e ci siamo tutti in questa piega complessa che è la vita, sfuggente e nello stesso tempo incisiva in una lista di flash. Elenco della memoria. Non resta altro al vivente per sopravvivere in attesa di lasciare una scia di polvere, di stelle? L’inseparabile taccuino rosso, rosso come la passione e come il dolore, è il tramite fra l’Io e l’altro sé fra schizzi di luce che affondano le radici nel buio. Non sempre chi viene alla luce trova luce…

“In fondo, sul fondo giace la feccia, scarto di lussuria di poco conto, avvolta nella bava immonda…Non è così che nascono le stelle” 

“Ma tu chi sei? Chiesi allora già innamorato. 

Anima gentile, luce che fa arrossire le tenebre. 

Carne che lascia senza fiato e non risparmia nessun orgasmo.

Notte che allieva i rancori. 

Stella che ignora la sua natura. 

Uniti per sempre ci ha fatto il destino. 

Ora so chi sei.” 

“…Corri ragazzo, corri fratello.

Né acqua dal cielo Né rimorsi dal passato.

Io sono il garbino.

Brandelli di carne nudi e crudi. E’ ora di aprire l’ombrello.” (da Wot – Memories)

Sempre della stessa collana una favola per una piccola Gemma dal titolo “Un milione di anni fa”.  Si narra della storia di una piccola gemma floreale e della sua metamorfosi attraverso un viaggio pieno di insidie fino a trovarsi prigioniera di un vecchio stregone fra le montagne, che la alimentava scaldandola con il calore del focolare. Passarono giorni, mesi e anni in cui alla piccola gemma, come in un incantesimo, fu negata la vita.

“Mia piccola creatura, credimi, ho sempre voluto il meglio per te. Perdonami se puoi per averti voluto tenere vicina a me nella fitta foresta, invece di consegnarti subito al calore del sole; il mio ego, il mio tormento…o se solo potessi…”

Da questo frammento si può ben comprendere la metafora della favola, per cui il calore del sole e dell’amore non può essere sostituito dal calore del possesso che brucia le sue vittime per non lasciarle volare libere.

E fu così che la tenera gemma divenne Gemma: “…scelse di rimanere donna per sempre e quegli occhi profondi dentro i quali un tempo si poteva naufragare divennero l’accesso ad un oceano di luce amore, e per la prima volta comprese il significato e il valore di quella parola. Ciò che fino allora pensava essere amore era solo un esercizio mentale. Aprì quindi per sempre il suo cuore al mondo; perché forse si può amare con la mente, ma per essere amati bisogna donare il cuore, e per far ciò esso deve essere libero da ogni scoria che non ne ostruisca l’accesso.”

Ecco che l’immagine della mente deve farsi parola, parola che esprima l’essenza densa del suo significato e non la sordità del vuoto nulla fra minuetti e ipocrisie.

Lorenzo da buon osservatore della realtà dietro una cortina fumosa cerca il senso stesso della vita, che si anima solo alla luce dell’amore, “che muove il sole e le altre stelle”, dove ogni parola va oltre l’immagine, oltre quell’apparenza che nega qualsiasi rapporto umano in un disperato narcisismo destinato ad annegare sullo specchio di un’acqua torbida, che separa il volto dalla sua effige effimera.  

Scrive di lui Naomi Rosenblum,  NYC aprile 2010:

[…] <<Questi suggerimenti e percorsi interiori echeggiano negli osservatori in grado di comprendere che quanto viene prodotto dalla macchina fotografica e dai suoi processi, derivi non solo e neppure principalmente dai soggetti o dalla tecnica, bensì dal cuore e dalla mente dell’artista. 

È con questo spirito che ci  si dovrebbe accostare ai lavori di Lorenzo  Di Loreto. In relazione con l’intangibile, i suoi misteri abbracciano il firmamento, la fluidità dell’acqua, il movimento della luce nella speranza di trasmettere un ineffabile senso di meraviglia ai misteri dell’Universo. Di Loreto ha dato vita a un’opera che è, nelle parole di John Berger, “una forma di trasporto”, e ciò costituisce senza dubbio il reale proposito dell’arte>>. 

Frank Dituri NYC, aprile 2010 dice di lui:

[…] <<Guardando gli scatti di Lorenzo è azzardato e limitante supporre che il ruolo di un artista fotografico sia semplicemente  interpretare o documentare il proprio coinvolgimento immediato. Io stesso sono del parere che una fotografia possa essere molto di più; il potere dell’arte deve anche essere espressione poetica perché lo scopo principale  dell’artista è quello di elevare la  persona ad un livello superiore. 

Nelle fotografie di Lorenzo Di Loreto diveniamo consapevoli della quintessenza e del processo dell’Essere non solo in maniera estetica ma anche intelligibile. Lo stesso autore afferma: “Amo definire la mia Arte come rituale e spirituale”>>

Nel 2011, riguardo al progetto ‘Border Town’ dedicato da Lorenzo alla sua città natale, Pesaro, l’emerito curatore Ludovico Pratesi scriveva:

Per Lorenzo Di Loreto Pesaro è una città di fantasmi senza volto, ectoplasmi della memoria rievocati da immagini fluide, mobili, rese ancora più misteriose da un bianco e nero dai riflessi lunari. Un’urbe notturna ed evanescente, dove è difficile riconoscere angoli e scorci familiari, che dissolvono i loro contorni nella voluta rapidià  dell’immagine, come le strade di Lisbona colte dallo sguardo di Wenders in Lisbon Story, le botteghe di Rimini esplorate da Fellini in Amarcord , la città eterna straziata dal dopoguerra in Roma Città Aperta di Rossellini. 

Come nei fotogrammi di un film d’autore, Di Loreto ci conduce in luoghi sospesi in un tempo impossibile, ci accompagna in un’esplorazione di un passato che confina col presente, per rintracciare frammenti di personaggi anonimi ma popolari come “i matti del villaggio”, gli homeless che hanno composto con le loro gesta assurde interi capitoli nella storia di tante città italiane. 

Ludovico Pratesi, Roma 2011

Lorenzo Di Loreto Uccellini,nato a Pesaro nel 1968, nel 1992 dopo aver frequentato il corso di lettere e filosofia presso l’università ‘Carlo Bo’ di Urbino, parte per un’esperienza lavorativa in Kenya e Tanzania. Durante i tre anni trascorsi in Africa inizia a fotografare affascinato soprattutto dagli scenari naturali.

Rientrato in patria, si appassiona al mezzo fotografico quale strumento in grado di dare forma a soggetti meno espliciti, celati in reconditi spazi della memoria personale e collettiva che iniziavano prepotentemente a reclamare attenzione.

L’affermazione del grande fotografo Duane Michals: “esistono due tipi di fotografi: quelli il cui soggetto si trova davanti l’obiettivo e quelli per i quali si trova dietro la macchina fotografica” avrà grande influenza su tutta la produzione di Lorenzo Di Loreto, riconoscendosi, come il Maestro statunitense, nella seconda categoria.

L’appassionato studio del corpus junghiano, insieme a quello della mitologia comparata e della Tradizione Ermetica, condurranno Lorenzo alla realizzazione del suo primo lavoro: “Tabula Rasa”, 1997, con una introduzione del Maestro newyorkese Frank Dituri, autentico mentore per Lorenzo nonché docente di un corso incentrato sui processi fotografici con pellicole infrarosse che, insieme a quello sui processi di stampa Fine Art tenuto dal docente Jim Megargee (NY), costituiscono la formazione basilare di Lorenzo; il resto sarà un apprendimento autodidattico inevitabilmente indotto, supportato e alimentato alla vicinanza di importanti interpreti della scena artistica internazionale, tra i quali un ruolo fondamentale ricopre il poliedrico Dashi Namdakov, con il quale condivide la passione per lo sciamanesimo e che tanta influenza avrà nei futuri lavori di Lorenzo.

“Tabula Rasa” riscosse subito un buon ritorno di critica e pubblico, tanto che la mostra, accompagnata dal catalogo, venne esposta al Museo Nazionale della Fotografia di Brescia (che detiene una delle fotografie nel suo archivio storico) e poi a Milano, nel contesto di un progetto diretto da Lanfranco Colombo.

L’incontro con il dott. Enrico Moretti nel 1999, coglie l’attenzione di questi per una nuova opera pensata per l’editoria: “Inner Kaos (ovvero ab ovo)”, lavoro in cui Lorenzo si addentra con acquisita destrezza nelle tematiche psicologiche e più intensamente nei processi alchemici sublimati in un concept book in cui fotografie metafisiche conducono il protagonista del racconto lungo il viaggio, the journey, dell’eroe alla ‘conquista del vello d’oro fra le burrasche di un mare sconosciuto e passando tra i massi che cozzano tra loro’. “Inner Kaos”, con introduzione di Andrea Aromatico, costituisce il secondo volume della trilogia “The Joruney”, edito da Moretti&Vitali Editori e vanta la presentazione a Milano a cura del prof. Arturo Schwarz, presso lo SpazioStudio di Patrizia Gioia, poetessa che ha anche scritto una poesia ispirata da una delle fotografie incluse nel libro. (2000)

L’avvento del digitale inducono Lorenzo a sperimentare nuovi linguaggi fotografici e nuovi media come il video. Segue un lungo periodo di ritiro spirituale e di studio dei suoi autori preferiti in una casa colonica sulla vetta di una collina che delimita il confine tra Marche e Romagna.

Nelle parole di Joseph Campbell “uno sa quando è il momento di uscire dal bosco” è così che dopo la nascita della figlia nel 2007 una nuova spinta creativa lo induce a riprendere macchina fotografica e penna per dare forma a nuove storie; il terzo capitolo della trilogia è pronto: “Far Out IN OUT”, con una prefazione della dott.ssa Naomi Rosenblum e introduzione di Frank Dituri e che nuovamente coglie l’attenzione della casa Editrice Moretti&Vitali, 2010. La contingenza ha definitivamente lasciato spazio all’astrazione e mondi visionari si confondono in frammenti di passato che, come sostiene il grande regista David Lynch, “è la tavolozza che colora le nostre idee”.

Dal 2011 al 2014 si dedica a progetti multimediali per la piattaforma Apple: ‘Ucraina on the road’ con il giornalista e scrittore Massimiliano Di Pasquale e ‘Normandia A/R’ insieme all’amico e fotografo Andrea Santinelli per celebrare il 70esimo anno dello sbarco delle truppe alleate in suolo francese. Una intera sezione è dedicata all’immenso lavoro di Walter Rosenblum, fotoreporter del U.S Signal Corp e primo a sbarcare nella tristemente famosa ‘Omaha Beach’, con fotografie, lettere e appunti personali generosamente concessi dalla famiglia Rosenblum con cui Lorenzo condivide una decennale amicizia e stima reciproca.

Scrive inoltre sceneggiature per commercials, cortometraggi e medio metraggi, uno dei quali si toglie lo sfizio di produrre e dirigere: ‘Bendola’, un ritratto duro e violento dedicato a una cara amica scomparsa. 

Sempre in questo triennio partecipa a un corso per curatori di mostre tenuto da Ludovico Pratesi e gli viene affidata la curatela di alcune mostre tra cui un paio internazionali.

Il 2015 è un anno significativo per Lorenzo che cambia il suo cognome in Uccellini. È l’ingresso in nuovi spazi della mente che l’autore decide di affidare non più solo alla fotografia bensì a un ampio utilizzo di testi liberi da formalismi, disegni e performance. Ed è anche il ritorno a quell’arte per l’arte libera da condizionamenti esterni e indispensabile ricerca di consenso. Quell’arte che in più di un’occasione Lorenzo ha amato definire rituale e spirituale.

Durante un viaggio a Tokyo nell’autunno 2016, torna a visitare la prestigiosa galleria Eumeria in cui aveva esposto nel 2011, avviando nuove prospettive di collaborazione, anche grazie al fedele amico e talentuoso fotografo Davide Filippini che tra vari progetti è pure incaricato di promuovere il lavoro di Lorenzo in Giappone, nonché co-autore della serie fotografica ‘9.25’ dedicata al compianto David Bowie, la cui famosa affermazione ‘don’t play for the galleries’ ben si addice allo spirito libero di Lorenzo. Lorenzo Di Loreto, ormai Uccellini all’anagrafe, ha esposto i suoi lavori in Italia e all’estero, in mostre personali e collettive e Sue fotografie sono presenti in collezioni pubbliche e private e in libri e riviste d’arte internazionali.

Per una bibliografia accurata consultare il sito web www.lorenzouccellini.com

Attualmente sta lavorando alla creazione di una editrice di nicchia e a un progetto per la realizzazione di una biennale internazionale di arte e cultura in collaborazione con Andrey Martynov (Russia) e  Davide Filippini (Giappone).

*Laura Margherita Volante, sociologa