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VerbumPress

Fragilità, ricordi e sogni al Novantesimo

Ci sono libri che parlano di calcio e libri che usano il calcio per parlare della vita. Come un gol al novantesimo appartiene decisamente alla seconda categoria.

Stefania Del Monte costruisce un romanzo autobiografico in cui il pallone non è mai il vero protagonista: è il filo invisibile che tiene insieme l›infanzia in Ciociaria, gli anni della periferia romana, le amicizie, gli amori, le partenze, i ritorni e la scoperta di sé. Fin dalle prime pagine emerge con chiarezza un›idea semplice e potente: il calcio è un linguaggio emotivo, una memoria condivisa, una bussola capace di orientare la vita anche quando sembra che tutto cambi.

La scrittura è limpida, elegante e profondamente evocativa. Del Monte non rincorre l›effetto letterario, ma lascia che siano i ricordi a parlare: l›odore delle estati, le radiocronache, i campetti improvvisati, i Mondiali del 1982, le domeniche davanti alla televisione e gli abbracci dopo una vittoria della Roma diventano immagini universali, capaci di risvegliare la memoria del lettore, anche di chi non ha mai seguito una partita.

Uno degli aspetti più riusciti del libro è la capacità di trasformare l›esperienza personale in racconto collettivo. La nostalgia non diventa mai rimpianto sterile, ma occasione per riflettere sul significato dell›appartenenza. Il ritorno a Fumone e la nascita del Roma Club assumono così un valore simbolico: ritrovare i luoghi significa ritrovare una parte di sé.

Particolarmente efficace è il messaggio che attraversa il prologo e l›epilogo: la vita non è una successione di vittorie o sconfitte, ma un continuo intreccio di relazioni, ricordi e affetti che resistono al tempo. 

Come un pallone che continua a rotolare, anche l’esistenza procede sempre in avanti, ma senza cancellare ciò che siamo stati.

Dal punto di vista stilistico, il ritmo è meditativo. Chi cerca un romanzo ricco di azione o di cronaca sportiva potrebbe restare sorpreso: qui prevalgono l›introspezione e la memoria. Per alcuni lettori questa scelta potrà apparire lenta; per altri rappresenterà invece il maggior pregio del libro, perché permette di assaporare ogni ricordo senza fretta.

In conclusione, Come un gol al novantesimo è un libro delicato, sincero e autentico. È un racconto di formazione che usa il calcio come metafora dell›esistenza e dimostra come le passioni più vere non appartengano soltanto allo sport, ma diventino parte della nostra identità. 

Non è un libro solo per tifosi: è una lettura consigliata a chiunque creda che i luoghi, le persone e i ricordi abbiano il potere di accompagnarci per tutta la vita.

Un romanzo che emoziona senza retorica e ricorda che, a volte, il gol più importante non è quello segnato al novantesimo minuto, ma quello che la memoria continua a farci rivivere molti anni dopo.

*Elisabetta Bagli, poetessa, scrittrice