Diffonde la cultura viaggiando: Francesco Lenoci
Diffonde la cultura viaggiando: oggi è a Milano al lavoro nel suo studio al Grattacielo Terrazza Martini, in piazza Diaz dove s’innalza il bel monumento al Carabiniere, o a far lezione in un’aula dell’Università Cattolica, o è in Abruzzo, o a Verona, o nella sua splendida città natale, che è Martina Franca, per un evento o per stare con la sorella, Antonietta, che ha trascorso molti anni in cattedra, con il cognato Leo Pizzigallo e con le nipoti, facendo quattro passi per respirare l’aria pura ed ammirare la bellezza.
Francesco Lenoci, dunque, non sta mai fermo. Va ovunque lo invitino: per una conferenza sulla sostenibilità dell’olio evo, o per la presentazione di un libro, o per l’inaugurazione di un pastificio o di un frantoio o di una mostra d’arte, o per fare il presidente di giuria, o per testimoniare un valore in ogni campo. Dal 2022 è relatore nei convegni “DivinaMente Donna” organizzati da VerbumlandiArt su tutto il territorio nazionale (Pesaro, Lecce, Chieti Scalo, Firenze, Roma, Potenza Picena). E gli capita di incontrare alla Darsena dei Navigli Antonio Luca Di Bella, già corrispondente da New York per la Rai, e al Salone del Libro di Torino Piero Colaprico, che ha concluso la sua carriera a “Repubblica” da capo della redazione milanese, assumendo la direzione artistica del glorioso Teatro Gerolamo.

Lenoci a Milano è stimatissimo, quando parla in una fiera, o in una libreria, o nella Sala Alessi di Palazzo Marino ha sempre un pubblico scelto e numeroso. L’ho ascoltato anche in paesi poco distanti da Milano, a Merate, in una serata organizzata dal Rotary, dove durante il suo discorso captavo i commenti sottovoce di chi era seduto accanto al me (un imprenditore: “Quando ha il microfono questo docente, c’è solo da imparare”). L’ho ascoltato mentre parlava di economia, con una semplicità da rendere accessibile la materia anche a chi ne aveva solo un’infarinatura o una visione buia. Il suo linguaggio è semplice e piacevole.
Alla celebrazione dei 700 anni di Martina, al Circolo della Stampa di Milano – presenti tantissimi martinesi, tra cui Franco Punzi e don Franco Semeraro – venuti apposta dalla città dei trulli e del belcanto, tenne un discorso toccante per quella folla che debordava nelle altre stanze. Anche i meneghini furono coinvolti dalle sue parole non da docente universitario, ma da figlio fedele alla sua culla.
Io sono uno di quelli che quando è possibile lo seguono. Di solito è lui stesso, a Martina, che mi manda un mezzo di trasporto, per superare il problema delle gambe che non mi reggono più. L’anno scorso, nella masseria Pavone ha illustrato un libro sulle neviere di un giornalista della Tivù di Padre Pio e all’Ipogeo sulla strada per Locorotondo un altro libro su una raccolta di immagini della Puglia di Enzo Rocca, già vice direttore generale del Credito Valtellinese. Qualche anno fa sono andato al Castello Aragonese di Taranto, dove una volta ha parlato delle foto su Taranto di un cacciatore di immagini tarantino che vive a Verona e un’altra volta di vedute di Matera dello stesso autore.
Tutte le volte sono stato seduto di fianco a Benvenuto Messia, il “mito”, il maestro della fotografia, l’attore simpatico e divertente, il poeta che recitava i suoi palpiti anche con il corpo. Caro, Ben! Non posso chiamarti più per avere una foto (magari una di quelle sparse nel bellissimo libro di Maria Carmela Ricci, “Quella nevicata del ‘56 in Valle d’Itria”) o per chiederti notizie della Martina di una volta (eri uno scrigno).
Lo rivedo in un video, mentre lo riprendono a spasso per Martina, a raccontare gli anni lontani. Ben era grande amico di Francesco Lenoci: frequentavano il salotto culturale di Teresa Gentile a Palazzo Recupero, quando Francesco era nello splendore di quel tessuto urbano; li rivedo entrambi in piazza Duomo, sempre con quel suo sorriso comunicativo e luminoso. Si volevano bene. Ciao, Ben, ovunque tu stia correndo in sella alla tua bicicletta, sappi che io ti voglio sempre bene. Se San Pietro ti dà un permesso-premio, mandaci qualcuno dei tuoi versi edificanti e ristoratori. Che ne dici, Francesco? Immagino la tua amarezza nel non vedere più Ben in prima fila, quando descrivi la personalità di un autore, a Martina, a Locorotondo, a Taranto, a Laterza, dove recitando “Il capocollo”, Ben scatenò risate irrefrenabili.
Tornando a Francesco Lenoci, che a Laterza, nella stessa occasione, parlando dell’eccellenza del pane sfornato nel luogo, fece una delle sue performance di oratore affascinante. C’era anche Giovanni Nardelli, di cui ascolto sempre volentieri “Un martinese a Torre Canne”. Ispira tanto Martina Franca, la città della terra rossa, dei tratturi che tagliano le campagne, decantata da poeti e scrittori e pittori: da Carlo Castellaneta a Cesare Brandi, da Filippo Alto a Alessandro Caroli, che in una telefonata fattami per annunciarmi l’uscita di un suo libro, mi disse del suo paese con parole commoventi. Ma anche lo scenografo e regista Pierluigi Pizzi: durante un’intervista, mi confidò che a Martina camminava con il naso all’insù per ammirare i balconi spanciati… Ammiratore di Martina era anche Mario Rossano, che faceva le cronache del Festival per Raitrè. E lo stesso Lenoci, Patriae Decus della città di Martina Franca come Paolo Grassi, che quando in una delle sue conferenze parla di Martina fa sognare chi ha di fronte. Della sua città sa migliaia di cose, anche di quella di ieri, fra l’altro popolata da mestieri che sono scomparsi (il fabbro che faceva le zappe sotto le scale della Lamia, il cestaio, il calzolaio con il deschetto, il calderaio, il maniscalco…).
Lenoci è figlio di un sarto: Martino, uomo silenzioso, buono e generoso, simpatico, di una fede incrollabile. Un giorno stuzzicai Francesco a parlarmi di lui, e fra gli altri particolari mi riferì che quando Martino stava completando un vestito, se si accorgeva che non aveva i bottoni apriva l’armadio e utilizzata i suoi, per non perdere tempo sulla via verso la merceria. Non lo diceva ma era orgoglioso di quel figlio, coltissimo, stimato, amante del dialogo, riguardoso. Di recente, Francesco ha parlato al Palazzo Ducale di Martina Franca del Capospalla di Martina Franca, avendo al collo il centimetro di suo padre e al dito mignolo il ditale di sua madre Maria, sarta dalle mani d’oro.
Dopo un discorso tenuto nella facoltà di Medicina Legale a Bari, per il ritorno mi affidò a suo amico, che aveva lo studio non so più dove; e questi, parlando del più e del meno, aprì un vocabolario di lodi per Francesco: “Da lui ho imparato moltissimo. Abbiamo studiato entrambi a Siena”. Durante una conferenza nel salone di rappresentanza di una banca a Milano, una signora, rivolta confidenzialmente a un suo vicino, commentò: “Quando parla Lenoci occorre bere ogni sua parola”. A Grottaglie, dove riesumò la storia di una ditta di ceramiche c’erano tanti giovani, disciplinati e attenti. Ovunque ci siano valori da far conoscere Lenoci va. Ho avuto l’occasione di cenare con lui nel ristorante di Marco Colucci a Taranto di fianco al Palace Hotel, affacciato sul mare, e l’ho sentito conversare con competenza di sapori e di odori, essendo Sommelier ad honorem.
Ha moltissimi amici ovunque; lo cercano quelli che hanno frequentato le scuole elementari con lui. È amante del bello e dei valori. È di questi maestri che parla nel suo girovagare per l’Italia: moda, arte, sacrari del cibo, economia… È tra l’altro appassionato di musica e non è mai stato assente alle presentazioni al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano del Festival della Valle d’Itria, ormai noto ed elogiato in tutto il mondo; ed è stato sempre nelle prime file alle rappresentazioni nel cortile di Palazzo Ducale e in altri luoghi di Martina e dintorni. E lo si trova sempre preparato sulle varie opere.
Insomma non sta mai fermo. Se c’è da prendere un aereo per il Canada, per la Svizzera, per l’Albania…… un treno, o da mettersi in auto, corre senza pensarci due volte. Ha un’energia inesauribile.
È giornalista pubblicista, titolo acquisito anni fa, curando una rubrica di economia su un importante periodico finanziario. Ed è anche presidente del Premio Donato Menichella, che proprio nei giorni scorsi è stato assegnato a tre personalità: al professor Angelo Provasoli per gli studi socio-economici; alla Banca Agricola Popolare di Sicilia per la politica monetaria e creditizia; al Cavalier Riccardo Cassetta per il mecenatismo culturale e imprenditoriale. Mario Monti, già capo del Governo, ha tenuto la “Laudatio” del professor Angelo Provasoli, rettore emerito dell’Università Bocconi, tra gli interventi del vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, di Francesco Lenoci e Cinzia Greco, presidente della Fondazione Nuove Proposte Culturali (fondata dal padre Elio, che bisogna sempre ricordare per le sue migliaia di iniziative).
“Mattinata edificante, quella di Palazzo Madama, nella bellezza della Sala Koch che ci ha ospitati”, ha commentato poi Lenoci, che ha già in programma una giornata all’Aquila per la presentazione di un libro scritto da lui e altri in inglese sul ristorante “Tre Marie”, uno dei luoghi più ricercati del Paese dai palati più esigenti e raffinati, famoso per la sua storia, la sua accoglienza, le sue prelibatezze, la finezza dei suoi interni, nonché la presentazione del libro “Puglia nel Cuore”, edito da Giacovelli Editore, al Festival del Libro Possibile di Polignano a Mare.
*Franco Presicci, giornalista e scrittore