Si può leggere un film?
Intervista a Chiara Villa, fondatrice del gruppo di lettura “Lasciate Stare Oscar Wilde”
La storia della letteratura e quella del cinema sono da sempre legate a doppio filo. Ci sono grandi film che devono le loro fondamenta a grandi romanzi e libri che magari non hanno fatto fortuna alla loro prima uscita sullo scaffale, ma hanno poi trovato una seconda vita, grazie a un adattamento di successo sul grande schermo.
È uno scambio continuo, che prende forma su un territorio di dialogo, ma anche di tensione. Quello della pagina e quello della macchina da presa, infatti, sono due linguaggi diversi, con regole e possibilità proprie, che si incontrano e scontrano ogni volta che una storia passa dalla carta alla pellicola, sotto lo sguardo – talvolta incuriosito, talvolta diffidente – dei lettori/spettatori.

Ne parliamo con Chiara Villa, fondatrice del gruppo di lettura “Lasciate Stare Oscar Wilde”, che nel 2026 ha lanciato il progetto “Film da leggere”, in cui la sala cinematografica si trasforma (anche) in un salotto letterario.
Com’è nato “Lasciate Stare Oscar Wilde” e come si è evoluto in “Film da leggere”?
Lasciate Stare Oscar Wilde è nato a ottobre 2014, come book club in presenza. Un incontro mensile, in un locale milanese ogni volta diverso, per discutere di un libro concordato il mese precedente. Nel 2020, con la pandemia, gli appuntamenti si sono spostati online. Un limite da cui, però, sono nate anche delle opportunità. Gli incontri in videochiamata hanno permesso a tante persone lontane da Milano di unirsi al gruppo. Sono arrivati partecipanti dal resto d’Italia, ma anche expat che vivono in Belgio o negli Stati Uniti. Persone preziose, che non ho voluto perdere. Con la fine dell’emergenza sanitaria, ho scelto di tenere l’incontro mensile online, ma ho anche sentito l’esigenza di ritrovarci dal vivo, con dei nuovi format pensati ad hoc. In uno dei tanti incontri del gruppo di lettura, era emerso il tema del rapporto libro-film, che ha dato vita a una discussione molto interessante e mi ha messo in testa il “seme” da cui poi è sbocciato “Film da leggere”.
Come funziona?
Sempre con un mese d’anticipo circa, propongo al gruppo un film tratto da un libro. Chi desidera partecipare ha il tempo di leggere il testo in autonomia, poi ci troviamo a vedere il film insieme e, a fine proiezione, ne discutiamo. Gli incontri si tengono presso il Palazzo del Cinema Anteo, nel cuore di Milano, all’interno della sala Ciak, un piccolo spazio da 20 posti, arredato come un salotto, che può essere affittato per proiezioni private, come la nostra.
Si dice che il libro sia sempre meglio del film, è così?
Spesso questo tema emerge, ma credo che il vero punto sia un altro. Quando leggiamo un libro, inevitabilmente, noi stessi diventiamo registi di un film che si crea nella nostra testa. Immaginiamo i personaggi, diamo più importanza ai dettagli che ci sembrano più rilevanti e ne tralasciamo altri, alcuni punti della storia attirano la nostra attenzione, altri no. Con questa premessa, nel momento in cui ci approcciamo al film dopo aver letto il libro, è facile rimanere delusi, perché quello che ci troviamo davanti non potrà mai corrispondere a quello che si era formato nella nostra mente. Vedere prima il film e poi leggere il libro spesso risulta un’esperienza completamente diversa. Trovo comunque che sia sempre molto interessante accostare le due cose. In molti casi, alla fine, si nutrono e si completano. Il film può farti vedere aspetti della storia che nel libro non avevi considerato e viceversa. E, a volte, l’immagine cinematografica riesce a dare forma concreta a colori, atmosfere, abiti, in modo particolare. Ho percepito molto questo aspetto con “Come tempestose”, per esempio, a cui abbiamo dedicato il secondo incontro di “Film da leggere”.
Nel primo appuntamento avevate affrontato un altro grande classico “Assassinio sull’Orient Express”, un libro da cui è stata tratta più di una trasposizione cinematografica. C’è stato anche un confronto tra i film in questo caso?
Assolutamente sì. All’incontro abbiamo visto la pellicola diretta da Kenneth Branagh del 2017, ma molti dei partecipanti avevano visto anche il film del 1974 di Sidney Lumet e lo hanno citato più volte nella discussione. È stato molto interessante parlarne, perché i due registi hanno dato due interpretazioni completamente diverse. Il film degli anni ’70 è piuttosto fedele al libro e il ritratto che fa di Hercule Poirot è molto vicino a quello di Agatha Christie. Kenneth Branagh, al contrario, si è preso molte più libertà interpretative. Nel suo Poirot esce molto di più il lato umano e la storia è inserita in una cornice con dei rimandi al cristianesimo, che nel libro e nel film precedente non erano certamente presenti. La scena si apre a Gerusalemme (nel libro era Aleppo) e nella parte finale, in cui si arriva alla soluzione del caso, c’è un’inquadratura che richiama inequivocabilmente l’Ultima Cena. Branagh è un regista che non si pone il problema di essere fedele, usa la storia come un canovaccio, una trama, ma poi ne dà una lettura totalmente sua. Anche negli altri film tratti da Agatha Christie che ha diretto si è discostato molto dal testo originale.

Molti registi si definiscono a loro volta autori e come tali si comportano: anche se partono da un libro, poi danno vita a un’opera propria (quasi) del tutto nuova. Da un pubblico di lettori forti come quello di un book club, questo approccio è ben accolto o viene vissuto come un tradimento?
Dipende. Nel caso di “Assassinio sull’Orient Express”, io stessa inizialmente avevo preferito il film del ’74, perché mi aveva fatta sentire a casa. Poi, però, mi sono un po’ ricreduta. Ho pensato che se un film deve farmi sentire a casa rispetto a un libro, allora tanto vale leggere solo il libro. Il film è un’opera a sé ed è bello anche vedere come la storia si trasforma nelle mani del regista.
Sempre parlando di lettori forti e del loro rapporto con le trasposizioni cinematografiche, cosa emerge di più nelle vostre discussioni libro/film?
Quello che ho notato maggiormente è che ognuno parla di ciò che lo ha coinvolto di più e, in un certo senso, che ha capito di più. Ognuno mette sul tavolo ciò che ha sentito più forte, che ha interiorizzato più profondamente. C’è chi dopo aver visto il film parla praticamente solo del film, pur avendo letto il libro, e chi invece si addentra molto nel paragone, sottolineando ciò che è stato tenuto, ciò che manca e ciò che magari avrebbe voluto vedere nel film.
Ognuno di noi ha dei linguaggi espressivi che sente più vicini. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma c’è chi in linea generale preferisce a priori il cinema alla lettura, o il contrario. Forse c’entra anche questo…
Sicuramente. Io ho sempre percepito la fruizione del cinema come più passiva, ma è solo la mia opinione. La lettura mi fa sentire parte, entro nel libro, nel film sono spettatrice. Per altri è l’opposto: trovano che il cinema sia più coinvolgente.
Pensi che esistano libri intraducibili in film?
In un certo senso, tutti. Come dicevamo prima, il film comunque prende una strada sua, sarà sempre un’interpretazione e non una “traduzione letterale” rispetto al libro. Chi decide di prendere in mano un testo e farne una trasposizione cinematografica fa un atto coraggioso che va apprezzato, si espone a un rischio. Soprattutto quando si tratta di un grande romanzo. Se devo pensare a un libro proprio impossibile, penso ad “Anna Karenina”. Ne hanno tratto numerosi film, ma non sono riuscita ad apprezzarne nessuno. Non riesco a immaginare nessun modo per rendere in modo efficace sullo schermo ciò che Tolstoj ha scritto.
Con “Assassinio sull’Orient Express” e “Cime tempestose” avete settato l’asticella piuttosto in alto. Puoi anticiparci qualcosa sui prossimi incontri? Resterete sulla scia del classico?
Proprio pochi giorni fa ho anticipato sui social del gruppo di lettura che l’incontro di maggio sarà dedicato a “Il diavolo veste Prada 2”. A suo modo, è diventato un classico anche lui. Anche se in maniera totalmente diversa dagli altri due, naturalmente. Andremo a vedere il nuovo film in uscita e proporrò una discussione su tre piani: libro, primo film e secondo film. Sono passati vent’anni dalla prima pellicola e il mondo è cambiato molto. Mi interessa particolarmente indagare il tema del lavoro, anche a livello generazionale. Le grandi protagoniste sono donne in carriera e molte ragazze giovani di oggi hanno criticato aspramente la Andy del primo film per le sue scelte in fatto di lavoro e di relazioni. Sono curiosa di vedere cosa succederà nel nuovo film e come verrà accolto dalle spettatrici appartenenti a generazioni diverse. Miranda Priestley, con tutti i suoi matrimoni mandati a monte, si sarà pentita di qualcosa? E Andy si sarà ricreduta sulle sue decisioni?
Chiudiamo tornando a “Lasciate Stare Oscar Wilde”. Oltre a “Film da leggere” hai in cantiere altri progetti per il book club?
Come accennavamo all’inizio, andremo avanti con gli incontri online mensili, ma voglio ampliare le occasioni per vedersi dal vivo. Lo scorso autunno abbiamo fatto un ritiro di lettura ed è un’esperienza che voglio sicuramente ripetere nell’autunno a venire. Mi sto concentrando su eventi per piccoli gruppi. Non perché voglia escludere qualcuno, ma per creare degli spazi di convivialità e di condivisione, ma anche di riflessione. Soprattutto a Milano, credo si senta molto la necessità di occasioni per potersi confrontare con qualcosa che non sia un cellulare. L’incontro dal vivo ha una sua ritualità. Senti gli altri in maniera molto più forte. Sono grata dei mezzi che mi permettono di superare le distanze e di accogliere partecipanti sparsi in tutto il mondo, ma la presenza non è sostituibile. Col filtro della webcam davanti, manca la carnalità. L’evento dal vivo ha una sua energia.
*Mariachiara Silleni, giornalista, copywriter & communications specialist