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VerbumPress

Posare il bagaglio

“È rilassata, quasi allegra. Le cose sono sistemate, ha fatto tutto per bene. Morire, adesso, è un po’ una vacanza. «Vedi,» mi dice prima che la lasci «ora posso posare il bagaglio». […] «C’è una parola sanscrita, saṃnyāsin, che il più delle volte viene tradotta con ‘l’asceta’. Ma in realtà, il saṃnyāsin è ‘colui che ha posato la sacca’»”. [Emmanuel Carrère]

La donna “rilassata, quasi allegra” di cui parla Carrère in una delle ultime pagine del suo ultimo libro, “Kolchoz”, è sua madre: Hélène Carrère d’Encausse.

Una donna che, per le altre 400 pagine del testo (e per tutta la sua vita, probabilmente), è stata tutt’altro che rilassata e allegra.


 Ha dovuto (o voluto) aspettare di essere gravemente malata, sul letto di morte, per dirsi “ora posso posare il bagaglio”.

Senza la presunzione di giudicare la sua vita (o di affermare cosa sarebbe stato meglio fare al suo posto), di fronte alla sua storia – genuinamente – viene da chiedersi: è proprio necessario?

È proprio necessario attraversare l’esistenza con una valigia pesante?

Portarsela sempre sulle spalle?

Attendere l’ultima ora per darsi il permesso di posarla?


 Negli Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia c’è una carta che non ha numero, che viene ancora prima dell’uno, è “Le Mat”: “Il Matto”.


 È rappresentato come un vagabondo, con un bastone, un cane e una piccola sacca.

Piccola davvero, sì e no delle dimensioni della sua faccia.

Viaggia con poco più dei vestiti che indossa e col suo segugio attaccato alle gambe.

Nell’interpretazione che ne danno Jodorowsky e Costa “Il Matto rappresenta l’eterno viaggiatore che cammina per il mondo senza legami e senza nazionalità […] una creatura libera da ogni necessità, da qualunque complesso, da qualunque giudizio, al di là di ogni divieto, un essere che ha rinunciato a qualsiasi domanda: un illuminato, un dio, un potente gigante nel flusso dell’energia, una forza liberatoria incommensurabile”.

La signora Carrère d’Encausse è l’antitesi de Il Matto.

Lei vive la morte come una vacanza. Lui la vita come un viaggio.

Lei ha aspettato di poggiare un bagaglio pesante. Lui se ne porta sempre appresso uno molto leggero.

Difficile dire chi abbia ragione.

Alla fine, la prima ha avuto onori e titoli.

Il secondo, una carta senza nemmeno un numero.

E lo chiamano pure pazzo.

Bibliografia:

Emmanuel Carrère, Kolchoz – Adelphi
Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, La Via dei Tarocchi – Feltrinelli

*Mariachiara Silleni, giornalista, copywriter & communications specialist