Nelle tue scarpe
Qualcuno dice che puoi capire molto di una persona guardando le sue scarpe.
È vero.
Le scarpe possono raccontare un sacco di cose.
Che stile ha nel vestire, che musica ascolta, chi sono i suoi miti.
Che abitudini ha, che sport fa (se ne fa), che posti frequenta più spesso.
Non a caso, gli anglofoni per dire “se fossi in te” dicono “if I were in your shoes”.

Le tue scarpe sono te.
E tu sei le tue scarpe.
Erling Kagge, esploratore e autore norvegese, in un suo libro ha scritto che “in sanscrito […] il concetto di passato è espresso con il termine gata, «quel che abbiamo camminato»”.
E, in effetti, anche “quel che abbiamo camminato” è scolpito proprio lì, nelle scarpe.
A volte, viste da fuori, sembrano integre.
Ma poi, all’interno, hanno la parte del tallone lacerata dallo sfregamento dei passi.
Sono come tante persone: intatte fuori, consumate dentro.
E cosa ci dice tutto questo?
Che, forse, dare uno sguardo allo stato delle nostre scarpe può permetterci di mettere a fuoco più chiaramente anche come stiamo noi.
Non solo e non tanto per vedere il passato, “quel che abbiamo camminato”.
Ma, soprattutto, per decidere dove andare in futuro.
Perché consumare il tallone – o le suole – non è un male di per sé.
L’importante è capire se lo stiamo facendo sulla strada giusta.
Bibliografia:
Erling Kagge, Camminare. Un gesto sovversivo – Einaudi
*Mariachiara Silleni, giornalista, copywriter & communications specialist