Matera 2026: la Mostra “Utopias”
È per me motivo di grande orgoglio prendere parte a Matera 2026, Capitale mediterranea della cultura e del dialogo.
Cultura….Secondo don Tonino Bello, “Cultura è impegno, servizio agli altri, promozione umana come il riconoscimento della persona libera, dignitosa e responsabile. Cultura è cemento della convivenza, orizzonte complessivo, strumento di orientamento, alimento di vita. L’elaborazione culturale è una via obbligata per individuare stili di vita, modalità di presenza e di comunicazione, attenzione alle attese delle persone e della società, per esprimere le ragioni della speranza e accettare responsabilità in spirito di servizio”.

Dialogo….L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite prevede un programma universale che guardi oltre i confini geografici e culturali, ponendo al centro dell’azione condivisa cinque pilastri fondamentali, le 5 P, vale a dire: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership. Sono le coordinate attraverso cui leggere le grandi sfide globali, ma anche i valori guida per costruire un cambiamento concreto e universale.
L’Agenda 2030 ingloba 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, tra cui il n. 17, che prescrive di coltivare la cooperazione internazionale e il dialogo tra istituzioni, imprese e comunità, per unire competenze e risorse nel raggiungimento degli obiettivi comuni.
E veniamo ad oggi…. È per me motivo di grande gioia intervenire il 3 ottobre 2026 al vernissage della Mostra “Utopias – Utopie di luce e colore” di Michele Volpicella, a cura di Alessandro Albanese galleria d’arte 1986, esposta a Matera presso la stupefacente Chiesa del Purgatorio.
Confesso che mi sono allenato nei giorni festivi, per arrivare in forma a questo appuntamento.
A Milano, sabato 18 aprile 2026, ho assistito alla “Live Performance Ulivi” del maestro Michele Volpicella, in occasione del Fuori Salone del Mobile.
A Venezia, domenica 20 settembre 2026, ho visitato la mostra “Transforming Energy” di Marina Abramovic presso le Gallerie dell’Accademia, rimanendo impressionato dalle seguenti affermazioni: “Un’artista dovrebbe guardare profondamente dentro di sé per trovare ispirazione. Più in profondità guarda dentro se stesso, più diventa universale. Un’artista dovrebbe rimanere per lunghi periodi di tempo nei pressi delle cascate ad esplorare vulcani in eruzione, ad osservare fiumi che scorrono veloci, ad osservare l’orizzonte dove oceano e cielo si incontrano, ad osservare le stelle nel cielo notturno”.
Le affermazioni che ho appena letto appaiono su due grandi cartelli. Sono citate una sola volta. C’è, però, un’ulteriore affermazione, che è ripetuta tre volte – repetita iuvant – e che io sottoscrivo, sottoscrivo, sottoscrivo: “L’artista è universo, l’artista è universo, l’artista è universo”.
A Torino, domenica 27 settembre 2026, ho partecipato a “Terra Madre”. Bello lo slogan che illuminava lo stand della Regione Basilicata: “Basilicata, terra di persone, sapori e futuro”. Bello, bello, bello il celeberrimo mantra del compianto Carlin Petrini che impreziosiva tante magliette: “Chi semina utopia, raccoglie realtà”. Significa che, se vengono coltivati con passione, impegno e pazienza, i grandi sogni, le visioni ideali e i progetti complicati possono diventare cambiamenti reali e concreti.
Torniamo ad oggi….Proveniente da Milano sono atterrato stamattina a Bari, nella città natale di Michele Volpicella e mi sono precipitato a Matera, la sua città di adozione.
Il pensiero va al mio intervento del 14 aprile 2019, in occasione del vernissage della Mostra “Città Silenti” di Michele Volpicella, presso la Fondazione Sassi, nel corso di Matera 2019 Capitale europea della cultura.
In questi sette anni la cifra stilistica di Michele Volpicella è diventata una firma inconfondibile, capace di attirare un sempre maggior successo di pubblico e critica.
Contraddistinguono le sue tele misticismo, sensibilità e umanità, ma anche fede, quella dell’eternità dell’arte.
Con Utopias, Matera ospita una Mostra che invita ad attraversare, grazie all’arte, città fatte di ricordi, suggestioni, emozioni e sogni che abitano ogni individuo. Un’esperienza culturale che conferma il ruolo dell’arte contemporanea come strumento di introspezione e dialogo.
Le città….Secondo Italo Calvino “Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”.
Ma non basta. Sempre Italo Calvino nelle “Città invisibili” afferma che: “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere”.
E come risponde l’artista?….. Facendo andare il pensiero, sulle ali dorate, al prezioso insegnamento di Giuseppe Verdi: “L’artista deve scrutare nel futuro, vedere nel caos nuovi mondi e se, nella nuova strada vede in fondo un lumicino, non lo spaventi il buio che l’attornia”.
E come rispondete voi alla prossima domanda?…Cosa squarcia il buio di un temporale, di una tempesta?……La risposta …….è l’arcobaleno.
L’arcobaleno, con i suoi sette colori, è il simbolo di quel bene prezioso che don Tonino Bello definiva “Convivialità delle differenze”, vale a dire la Pace. L’arcobaleno è il simbolo della Pace, non solo perché appare alla fine di un temporale e segna l’inizio della quiete dopo la tempesta, ma perché rappresenta la convivenza dei tanti colori dell’iride che, con la loro straordinaria differenza, formano un arco meraviglioso, capace di abbracciare tutto il cielo per poi fondersi, nuovamente, nell’unico raggio luminoso.
Ebbene, per il combinarsi delle combinazioni, nel 2020 Michele Volpicella ha ricevuto dal Salotto Culturale Palazzo Recupero, commendevolmente gestito da Teresa Gentile, la figlia del mio maestro alle elementari, l’Attestato d’onore “Cavaliere dell’Arcobaleno”.

“Il Cavaliere dell’Arcobaleno è colui che, ogni volta che realizza un sogno e condivide una sua idea di bellezza, crea emozioni positive, contribuendo ad accrescere l’armonia presente nel creato. Il Cavaliere dell’Arcobaleno è colui che manifesta sentimenti simili a colori d’arcobaleno, vale a dire capaci di squarciare le nebbie dell’incomprensione, per sostituirle con una luminosa e costruttiva profezia d’amore nelle sue gradazioni di fraternità, rispetto, amicizia, dialogo, empatia e umanità”.
Gli scenari di paesaggi urbani dipinti da Michele Volpicella sono così intrisi di una straordinaria forza di insieme, che immediatamente ti lasciano percepire la presenza della comunità che contempla e dialoga. È questa la forza dell’artista, dell’artista-universo, dell’artista cavaliere dell’arcobaleno, di questo poeta dell’immagine, che sogna ad occhi aperti e dipinge.
Ma non basta. Sono più che felice che a Matera 2019 faccia seguito Matera 2026, di cui oggi siamo co-protagonisti. Perché?….Perché occorre cercare le soluzioni per una crescita comune. Bisogna cercare necessariamente di creare le condizioni per cui a stare bene si sia in tanti.
Il sogno è quello di costruire questa resistenza attraverso l’arte e la cultura, attraverso il cinema ( e il pensiero vola a Matera International Film Festival – MaTiFF), il teatro, la danza, la musica….. che così non sono più vissute come un oggetto di consumo, ma come parte integrante della vita.
L’arte è innesto vitale per la trasformazione delle persone. L’arte che parte dalla vita, che parte dai problemi della società contemporanea, fa sì che ci si interroghi, che si discuta.
L’arte che parte dallo specifico, come nel caso delle tele intrise di poesia di Michele Volpicella, rende possibile la trasmissione nel tempo e nello spazio del messaggio culturale e artistico della città di Matera: un messaggio intriso di radici, di storia, di futuro, di continuità, di utopie, di percorsi, di riflessioni, di connessioni….di visioni.
La città due volte capitale negli ultimi sette anni, Matera, deve diventare veramente il luogo dove si sperimenta la……..felicità.

Ma non basta. Il suo mistico, Michele Volpicella, è l’artista che è rimasto per lunghi periodi di tempo ad osservare i Sassi, a scrutare i sogni che li abitano, creando strabilianti utopie di luce e colore, capaci di risvegliare le emozioni, capaci di farli……. danzare.
Non mi stancherò mai, mai, mai di ripetere che l’opera pittorica di Michele Volpicella crea linguaggi universali, fa poesia, produce bellezza.
Concludo, dedicando a Michele Volpicella i versi di un grande poeta, il più grande drammaturgo di tutti i tempi, William Shakespeare.
“La bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, senza bisogno di oratori. L’arte ci fa sentire parte di qualcosa, ci permette di condividere le nostre esperienze sia da artisti che da fruitori, ci consente di conoscere la molteplicità delle nostre emozioni, ci coinvolge, ci accomuna gli uni agli altri, ci ricorda il piacere della bellezza e la bellezza del piacere”.
Grazie, grazie di cuore, Maestro.
*Francesco Lenoci, docente Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano