VerbumPress

California Dreamin’

Appunti di viaggio attraverso l’America di Trump

Che cos’è oggi la California? Dalle dolci colline della Napa Valley ai territori aspri e desertici dell’entroterra, passando dalle scogliere cinematografiche a picco sull’Oceano alle metropoli in queste settimane abbiamo attraversato luoghi e conosciuto abitudini. L’ultimo “avamposto” di tolleranza d’America, prosperità e paesaggi spettacolari. La più pura incarnazione del sogno americano. Eppure in California qualcosa si è inceppato, tanto che da anni le persone che la lasciano sono più di quelle che vi arrivano. Il sole pallido di Los Angeles al tramonto si porta via tutte le contraddizioni di un’area metropolitana che conta quasi 13milioni di abitanti.

Attraversarla tutta, da Hollywood a Long Beach, può richiedere ore, a seconda del traffico. Una megalopoli che vive nel mito del cinema e del suo periodo d’oro da Marilyn Monroe, che alloggiava al Roosevelt Hotel ad Hollywood Boulevard, allo star system anni ’90 che si ritrova ovunque, dai musei dedicati ai tour delle ville di Beverly Hills fino agli iconici locali con le foto ormai sbiadite di un’America ormai passata. Che poi è quella che noi (europei) abbiamo nel nostro immaginario collettivo, stratificazione di film, libri e musica intramontabile. Tutta questa nostalgia del tempo passato, rievocata continuamente da Santa Monica – con le sue panchine di Forrest Gump – a Hollywood Boulevard – con i cloni di Michael Jackson che ballano Beat It per strada – fino al Griffith Observatory, “finestra” romantica sulla vastità losangelina, contrasta con il numero crescente di homeless che vagano solitari. Il quartiere Skid Row ne conta più di 25mila, mentre 15mila persone dormono ogni notte dentro la propria macchina. Sono persone che lavorano, attenzione, ma che non riescono a mantenersi un affitto che a Los Angeles, ma anche a San Francisco, può arrivare a costare 3000 dollari a stanza. La California conta il 12 per cento della popolazione degli Stati Uniti, ma un quarto delle persone senzatetto del Paese, secondo le stime al ribasso più diffuse sono almeno 160mila. E in California vivono per strada molto più di quanto accada altrove. Per dire: il numero di persone che dormono per strada a San Francisco è il triplo di quello di New York, una città che è cinque volte più grande ed ha dieci volte il numero di abitanti di SF. Difficile non vederli, sono ovunque, camminano come zombie. Spesso urlano, litigano tra loro, dormono, piangono, s’ammazzano. Una mattina di fronte al nostro Hotel è spuntato un divano da salotto. Dopo poche ore abitato da una donna con carrelli e coperte al seguito, in piena Hollywood a cinque minuti dal Dolby Theatre, sede della notte degli Oscar. Tutto intorno, come in una realtà parallela, la California si muove incurante e cinica proponendo svariate strategie per risolvere il problema – come l’Housing First – provando a costruire nuove abitazioni e limitandosi a “tollerare” i senzatetto per le strade, di fatto lasciandoli al loro miserevole destino di ultimi. Uno Stato democratico dove si perde la casa per un motivo qualsiasi. Prima si va a stare da un amico o da un familiare, poi si comincia a passare da divano a divano finché si esauriscono i favori che è possibile chiedere. A quel punto chi ha una macchina si trasferisce lì dentro e prima o poi si finisce per strada. Accade in California, uno degli Stati più ricchi d’America, uno degli Stati più di sinistra dove il Partito Democratico governa a ogni livello senza subire la minima interferenza dai repubblicani, dove il risultato di ogni elezione è scontato prima ancora che vengano aperti i seggi. E dove non mancano le risorse economiche. Ma sembra a volte di girare nel set di “Fuga da Los Angeles” di John Carpenter, teatro di scontri tra bande e scenario distopico. Lo stesso accade a San Francisco dove se vogliamo il contrasto è ancora più evidente, dove convivono le aziende più ricche del pianeta – Google, Meta, eBay, Adobe, PayPal, Oracle, Cisco, Western Digital, Apple – ricco di ragazzi e ragazze intelligentissimi pronti a conquistare il mondo. Alcuni ce la faranno davvero. Pochi. Tanti resteranno faticosamente per qualche anno, tantissimi verranno spremuti tra flessibilità mascherata attraverso aperitivi per fare networking e dal costante impegno politico e intellettuale richiesto. D’altra parte se sei arrivato a San Francisco sognando che la tua app possa diventare Google, se sei stato conquistato dalla storia di come tutto è nato dentro un garage – ps quello di Steve Jobs che abbiamo visitato era il garage di una villa da ricchissimi in un quartiere di ville bellissime – non ti farai problemi quando la tua prima sistemazione a San Francisco si rivelerà essere un garage. Alcuni vivono, come a Los Angeles, dentro le auto pur lavorando. Oggi San Francisco così come tutte le grandi città della California – Sacramento, San Diego, Santa Cruz, San José – vive dentro questa contraddizione. Passando per le campagne, tra colline e aree desertiche infinite, il “sogno” non cambia e vi si trovano altri problemi come quelli legati al cambiamento climatico che ogni giorno mette a rischio decine di migliaia di piccole e medie attività agricole. Dalla cronica mancanza d’acqua agli incendi che stanno funestando la California, ormai da due decenni. Noi fortunatamente non ci siamo mai finiti dentro ma diversi roghi sono divampati nelle ultime settimane. Numerosi gli striscioni contro il governatore Gavin Newsom, nelle campagne, e quasi nessuno contro Donald Trump. E poi c’è il problema degli irregolari recentemente venuto alla cronaca dopo i raid della United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), agenzia federale statunitense, parte del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Abbiamo visto qua e là qualche arresto ma niente in confronto alle immagini di tre settimane fa. Abbiamo però notato come queste persone siano il vero “motore” della California, dalla cassiera della pompa di benzina a quella dei grandi supermercati, sempre sorridenti a fare lavori che l’America ricca non vuole più fare, anchilosata su auto costosissime di cui non conoscono tutti i vari comfort e non sanno parcheggiare in retromarcia. Ci rimane negli occhi e nel cuore questa vastissima umanità fatta di gente semplice con un passato denso di storie e dalle origini che si perdono nel tempo. Penso alla cassiera libanese della pompa di benzina dove andavamo a rifornirci o alla coppia argentina incontrata al mercato centrale di Santa Barbara, tutti sempre entusiasti di conoscere degli italiani. E ancora alla famiglia di origine italiana che ci ha fatto notare come eravamo gli unici “non americani” alla festa del 4 luglio a Sonoma, nella Napa Valley. Tutti sempre con una storia da raccontare. Questa è stata la nostra California. Un territorio ricco di contrasti, meravigliosamente unici e indimenticabili.

*Roberto Sciarrone, Ph.D in Storia d’Europa, giornalista professionista