Pablo Neruda, vita e morte tra misteri, rime, verità e contraddizioni

Pablo Neruda, vita e morte tra misteri, rime, verità e contraddizioni

Amore mio, se muoio e tu non muori. Tra attivismo politico, fughe e versi d’amore. Pablo Neruda, al secolo Ricoardo Eliécer Neftail Basolato, cinquant’anni di mistero per la morte del Poeta tra i più controversi e celebrati al mondo

La morte di Pablo Neruda, al secolo Ricoardo Eliécer NeftalÍ Basolato, una oscura vicenda avvolta dal mistero da cinquant’anni, sembra arrivata a una svolta. Poeta e scrittore cileno tra i più celebrati nel secolo scorso e nella nostra contemporaneità, Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, figura scomoda per vicinanza e appoggio al comunismo cui coniuga la propria vena letteraria, attivista politico Neruda, fu esule in Argentina nel 1949 durante la dittatura di Juan Domingo Perón, per poi con l’aiuto di Pablo Picasso raggiungere Parigi dove  in modo eclatante intervenne al Congresso dei Partigiani della Pace. Sempre in fuga dal Cile, viaggia attraverso l’Europa, India, Cina, Messico e Unione Sovietica per approdare di notte in Italia nell’isola di Capri nel 1952.  Tra analisi e polemiche anche le visioni letterarie di Pablo Neruda, accusato di sessismo maschilista, nella immortalità delle sue poesie.

Malato da tempo di carcinoma prostatico morirà il 23 agosto 1973 nella clinica Santa María a Santiago del Cile. L’ avvelenamento sarà l’ipotesi immediata del decesso, avvenuto a dodici giorni dal colpo di Stato militare del generale Augusto Pinochet che porrà fine alla stagione del governo socialista di matrice marxista presieduto da Salvador Allende, morto suicida per non cadere nelle mani dei golpisti secondo la figlia Isabel e altre testimonianze nel corso dei bombardamenti della sede presidenziale.  Si tratterà del rovesciamento di un governo socialista sostanzialmente eletto democraticamente durante la fase nevralgica della ‘Guerra fredda’, tra le due potenze protagoniste di diversi modelli di sviluppo economico e ideologico. URSS e Stati Uniti, quest’ultima storicamente interferente nelle questioni politiche dei paesi e, non solo dell’America latina e, collateralmente ingerente nel golpe in Cile che segnò l’inizio della dittatura Pinochet protrattasi fino al 1990, diciassette anni dopo la vittoria degli apparati militari.

Le opere di Pablo Neruda riflettono la propria ideologia di contrasto all’imperialismo americano. Alla luce del suo coinvolgimento politico con l’adesione e l’appoggio al Partito Comunista del Cile e l’ufficiale apprezzamento per l’Unione Sovietica, la morte di Neruda avvenuta nel contesto della rivoluzione cilena e la violenta destituzione di Allende, avrebbe portato ad avvalorare l’ipotesi dell’avvelenamento causato dalla presenza del ‘Clostridium botulinum’, sostanza ad alto contenuto tossico presente nelle ossa del poeta che, ne avrebbe causato rapidamente la morte. Questo da quanto emergerebbe dalle analisi eseguite da una equipe internazionale di ricercatori. Pablo Neruda sarebbe stato dunque assassinato da agenti della polizia nazionale militare, motore del colpo di Stato in Cile nel 1973, secondo la ricostruzione del nipote Rodolfo Reyes.

Dichiarazioni anticipate in queste ore alla stampa cilena, sulla scorta dell’esito ufficiale delle analisi. L’avvocato Reyes non ha mai creduto alla versione ufficiale resa dalle autorità del governo Pinochet al potere da 11 giorni dalla morte di Neruda, il quale sarebbe deceduto per tumore metastatico prostatico. La questione era stata chiusa dal referto asseverato dal responsabile del servizio medico legale cileno, Patricio Bustos dopo l’esame autoptico della salma del poeta cileno, ovvero nessuna sostanza velenosa era stata rilevata se non residui di farmaci e antidolorifici assunti per la patologia cancerogena.

Il presunto assassinio di Pablo Neruda, per mano del regime Pinochet è stato nel tempo, al centro di indagini della magistratura aperte, riaperte e sempre richiuse. Nel 2013, fu verificata la versione testimoniale di Manuel Araya, autista in quegli anni di Neruda e, la sua salma fu sottoposta ad altri esami poi ripetuti nel 2015, 2016 e 2017, quando per la prima volta sembra prendere corpo la tesi di avvelenamento, sostenuta dai rappresentanti del partito comunista cileno di Salvador Allende. In un molare il rinvenimento il batterio del Clostridium botulinum. Il nipote del Premio Nobel, sulla base dei recentissimi esiti, non demorde e come dichiarato a ‘El Pais’ Neruda fu ucciso “con un’iniezione che lo avrebbe avvelenato”.  Lo sostiene da avvocato e nipote al corrente dei rapporti intercorsi tra lo zio e i comunisti di Allende.

“Questo è ciò che stavamo aspettando, perché il panel di esperti del 2017 aveva già trovato il ‘Clostridium botulinum’. Ma non si sapeva se fosse endogeno o esogeno. In altre parole, se era interno o esterno. E ora è stato dimostrato che era endogeno e che è stato iniettato o collocato”. Così Rodolfo Reyes al quotidiano spagnolo, affermando l’impegno nella ricerca della verità sulla scomparsa del Poeta tra i più amati al mondo per i suoi versi dedicati all’amore….

PABLO NERUDA

Se muoio sopravvivimi

1960 ca. (sonetto XCIV)

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura

se tu risvegli la furia del pallido e del freddo,

da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,

da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,non voglio che muoia la tua eredità di gioia,non bussare al mio petto, sono assente.

Vivi nella mia assenza come in una casa.

È una casa sì grande l’assenza che entrerai in essa attraverso i muri e appenderai i quadri nell’aria.

È una casa sì trasparente l’assenza che senza vita io ti vedrò vivere e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

…..

Amore mio, se muoio e tu non muori

(Sonetto XCII)

Amore mio, se muoio e tu non muori,

amore mio, se muori e io non muoio,

non concediamo ulteriore spazio al dolore:

non c’è immensità che valga quanto abbiamo vissuto

Polvere nel frumento, sabbia tra le sabbie,

il tempo, l’acqua errante, il vento vago,

ci ha trasportato come grano navigante.

Avremmo potuto non incontrarci nel tempo.

Questa prateria in cui ci siamo trovati,

oh piccolo infinito! la rendiamo.

Ma questo amore, amore, non è finito,

e così come non ebbe nascita,

non ha morte, è come un lungo fiume,

cambia solo di terra e labbra.

*Mimma Cucinotta, direttore responsabile Paese Italia Press

Mimma Cucinotta