La poesia italiana oggi

La poesia italiana oggi

Cristoforo Colombo fu il primo a descrivere l’Italia come terra di santi, poeti e navigatori.

Ma dove sono i poeti? Qual è lo stato di salute della poesia italiana?

Leggere  poesia sembra essere oggi mero interesse personale; scuola e università nell’ultimo ventennio non hanno incentivato in Italia la passione per la poesia.

Manca la ritualità sia nella fruizione sia nella recitazione che nell’esercizio mnemonico della poesia.

Qualche  docente appassionato ha provato ad avvicinare i ragazzi alla poesia, ignorando le attività d’indagine puramente metrica, facendone strumento di divulgazione di contenuti piuttosto che di tecniche.

Allontanandoci dal contesto didattico, si è avuto in compenso un incremento esagerato nella scrittura e nella pubblicazione di libri di poesia.

Ma si può dire che sia veramente tutta Poesia? I critici sono spesso spaccati in merito alla definizione di Poeta. 

Non è mia intenzione addentrarmi in questo campo minato, né intendo fare liste o classifiche di poeti.

Nel saggio “Sulla poesia moderna” (Il Mulino, 2005) Guido Mazzoni, poeta e professore di Critica letteraria e Letterature comparate all’Università di Siena, sostiene che negli ultimi due secoli la poesia è stato il mezzo per esprimere soprattutto esperienze private, singolari e non confrontabili. 

«La poesia è il più soggettivo ed egocentrico dei generi letterari, quello che, nella sua forma più comune, parla di contenuti personali in uno stile che vuole essere personale, cioè lontano dal modo ordinario di dire le cose. Contiene un elemento narcisistico che, in una società monadica, gremita e divisa in nicchie, finisce per disturbare il narcisismo altrui, perché ignora i luoghi comuni grazie ai quali gli esseri umani comunicano, magari sostituendoli con altri luoghi comuni, più settoriali. Non a caso il poeta è il primo artista a perdere il mandato sociale». Mandato che di recente, secondo l’autore, è stato raccolto dalla canzone.

Andrea Cortellessa, professore di letteratura contemporanea all’Università Roma 3, in  “La fisica del senso” (Fazi, 2006) afferma che la scrittura in versi è la più viva in circolazione da queste parti, oggi.

Paolo Giovannetti, professore di letteratura contemporanea all’Università Iulm di Milano sostiene in un’intervista: La lingua, lo stile, oggi contano meno di un tempo. La poesia che si vuole di rottura si sta concettualizzando e si confronta con le arti visive. Incide meno per quello che fa, con gli strumenti del linguaggio, che per quello che rappresenta, con la materialità delle proprie relazioni. Tende a diventare installazione, parola-cosa, da guardare prima che da leggere, e chiede uno spettatore o un visitatore, prima che un lettore.

Domenico Pisana, teologo, presidente del Caffè Quasimodo di Modica in Sicilia, sostiene:

C’è bisogno di andare oltre la poetizzazione della realtà, la descrizione e narrazione del mondo; c’è bisogno di una poesia che sia capace di ripensarsi e rifondarsi in “senso intuizionista”, cioè nella direzione di intuire e fare venire alla luce il “perché” questa nostra società post moderna sta andando sempre più alla deriva.

E ancora: Per superare il minimalismo contemporaneo servono poeti con una idea di poetica. Serve una poesia che sappia connotarsi con una visione “soteriologica e ri-costruttrice” dell’esistenza , vale a dire con quella prospettiva ontologica grazie alla quale la parola poetica diventa “atto profetico” in grado di aiutare l’uomo ad intus-legere, cioè a leggere dal di dentro se stesso, i suoi rapporti con l’altro, con la società.

Secondo la poetessa Maria Grazia Calandrone, «manca spesso la fase preliminare dell’apprendistato e della lenta emersione della propria parola. L’autorevolezza è data dal pensiero che si è sviluppato intorno al proprio stesso fare. La poesia lavora sui tempi lunghi, non si può misurare né sulle vendite né sulle citazioni dei versi. Le eccellenze poetiche sono rare, come sempre, ma esistono e, a mio parere, sono conosciute e riconosciute».

Ritengo che nel 2020, ai tempi del Coronavirus, la poesia in Italia possa avere più opportunità di penetrare nella quotidianità della gente, per avviare una lenta invisibile rivoluzione. Infatti pur se i media amplificano la divulgazione tramite blog letterari e video performativi, nonostante i social improvvisano concorsi online o e-book collettivi, credo che l’isolamento, il tempo a disposizione e lo smarrimento collettivo predispongano i cittadini a interrogarsi su varie tematiche e  predispongano i poeti ad ascoltarsi senza sovrapposizione di vanagloria e istinto narcisista. 

Franco Loi sosteneva: quando si scrive poesia, per prima cosa bisogna quanto più possibile essere in relazione con se stessi. Per farlo si deve essere forti, perché è necessario sopportare se stessi.

Sicuramente la parola poetica non può prescindere dalla relazione con se stessi e dal contesto in cui viviamo, la poesia pertanto presenta numerose sfaccettature, va dal minimalismo al lirismo, dal realismo terminale alla poesia performativa, dal neoumanesimo al trans umanesimo e non sempre un autore sa di appartenere a un movimento piuttosto che a un altro. Il poeta semplicemente scrive, perché non può reprimere il canto che gli sale in gola. Orazio poeta latino per eccellenza, scrisse: O scrivo versi o impazzisco.

Bevenga dunque la sana follia del poeta.

http://www.literary.it/dati/literary/l/luzzio_fra/dove_va_oggi_la_poesia.html

https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/letteratura-2/dove-poesia-contemporanea/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/20/la-poesia-italiana-degli-anni-duemila-dialogo-con-lautore2/3916826/

http://www.poetidazione.it/poesia-contemporanea-italiana/poeti_critici_contemporanei.htmFlickr

*Claudia Piccinno, poetessa, docente

Claudia Piccinno