Vittorio Del Tufo – Sergio Siano, Quartieri Spagnoli. I volti, le storie, R. Nicolucci Editore
I Quartieri Spagnoli di Napoli sono oggi animati da pizzerie, ristoranti, bar, bed & breakfast sorti per accogliere i tanti turisti che attraversano quel reticolo di stradine ortogonali risalenti dalla centrale via Toledo verso la collina del Vomero. Un flusso di circa seimila persona al giorno, in gran parte diretto a visitare il ‘Santuario di Maradona”: murale dedicato al campione argentino, sulla parete di un palazzo in via Emanuele de Deo, sotto il quale vi è uno slargo ricolmo di oggetti ‘devozionali’ deposti dai turisti e custoditi dai residenti.

La storia dei Quartieri Spagnoli, sorti come acquartieramento delle truppe nella Napoli del viceré Pedro de Toledo a metà Cinquecento, è raccontata dal giornalista Vittorio Del Tufo e dal fotografo Sergio Siano nel volume Quartiere Spagnoli, I volti, le storie (Roberto Nicolucci editore). Volume godibile per la qualità dei testi di Del Tufo, sempre coinvolgenti per freschezza e vivacità di stile, e la bellezza delle immagini di Siano, che si fanno apprezzare per squarci prospettici e vivacità cromatica. Il volume è un chiaro invito a superare l’immagine stereotipata dei Quartieri Spagnoli come luogo di miseria, sovraffollamento, contrabbando e prostituzione a buon mercato, per riscoprire, invece, la complessità di un luogo che Dio creò «per sentirvisi lodato e offeso il maggior numero di volte nel minore spazio possibile», come scrisse Giuseppe Marotta ne L’oro di Napoli. Scopriamo, ad esempio, che in queste stradine tra il 1833 e il 1837 ha abitato anche Giacomo Leopardi; che l’antico mestiere della ‘balia’ è ricordato con un’opera dello street artist Salvatore Iodice: il murales della “Mammazezzella” con un bambino attaccato a ciascun seno, collocato «in vico Speranzella, nei pressi dell’abitazione di una nota balia del passato». Nei Quartieri Spagnoli, in via Santa Teresella, vi è l’abitazione di Eleonora Pimentel, prima direttrice di giornale in Europa e martire dalla Rivoluzione napoletana del 1799. E vi sono anche gli accessi delle cavità sotterranee utilizzate come rifugi antiaerei, sulle cui pareti si possono leggere i graffiti colmi di sofferenza e antifascismo, incisi dalla gente lì rifugiata.
*Raffaele Messina, scrittore