Vitamia, il nuovo romanzo di Alberto Matano
È un invito sincero a fermarsi, a guardarsi dentro, e ad accettare ciò che si è davvero
Ho letto Vitamia di Alberto Matano tutto d’un fiato, come si fa con quei racconti che riescono a parlare non solo alla testa, ma soprattutto al cuore. Il giornalista e conduttore – volto noto del TG1 e, dal 2019, alla guida de La Vita in Diretta su Rai 1 (ruolo che ancora oggi ricopre con passione) – ci sorprende con un romanzo autentico, delicato, mai banale. Un libro che racconta una storia di formazione e d’amore, ma che, soprattutto, parla di scelte, identità, amicizia e libertà.
La storia di Rocco, un giovane siciliano che lascia Siracusa per trasferirsi a Roma e studiare Giurisprudenza alla Sapienza, è uno di quei viaggi che si snodano tra le strade di una città nuova e le vie più intime dell’anima. La narrazione ci porta con lui mentre si lascia alle spalle una fidanzata e un futuro già scritto nell’azienda di famiglia, per abbracciare una vita fatta di possibilità, nuove conoscenze, desideri confusi ma vitali.

A Roma incontra Giulia, affascinante e sfuggente, e Davide, uno studente di Lettere, con cui nasce un’amicizia che presto si trasforma in qualcosa di più. Tra le lezioni, i pomeriggi in appartamento, le risate e i silenzi, Rocco scopre una parte di sé che non sapeva di avere. È l’età in cui ci si mette alla prova, si cerca la propria verità e, spesso, si inciampa nei sentimenti più grandi. Il romanzo racconta questi passaggi con una delicatezza rara, con una scrittura che non giudica ma accompagna, lasciando spazio alle emozioni, anche quelle più difficili da definire.
Il racconto si dipana in un doppio binario temporale: dagli anni ‹90 al presente, tracciando una linea tra ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati. Rocco e Giulia si ritrovano dopo trent’anni, ormai adulti, cambiati, ma ancora legati da un sentimento che, pur trasformandosi nel tempo, non si è mai del tutto spento. Un amore che forse non è rimasto uguale, ma che ha lasciato un’impronta profonda. Perché certi legami, anche quando si sciolgono, continuano a vivere in qualche piega nascosta del cuore
Leggere Vitamia è stato, per me, molto più che leggere una storia: è stato riattraversare quella parte di vita che non ho potuto vivere appieno. Non ho avuto la possibilità di frequentare l’università a vent’anni, in quegli anni in cui ci si forma non solo con lo studio, ma soprattutto grazie agli incontri, agli scontri, alle amicizie che si intrecciano tra aule e corridoi.
Mi ha fatto tornare ragazza, con il cuore pieno di sogni, ma anche con quel pizzico di rimpianto per ciò che non è stato. Eppure, nonostante le strade diverse, le emozioni che questo libro ha risvegliato sono state forti e vere, come se fossi lì anch’io, insieme a Rocco, Giulia e Davide, in quella Roma viva e rumorosa, tra sigarette sottili e finestre aperte sulla libertà.
Forse anche perché so bene cosa significhi intrecciare legami tra studio, scelte e vita quotidiana: ho avuto il privilegio di frequentare l’università in età adulta e, forse, ho sentito ancora più intensamente le emozioni di questa storia proprio perché conosco bene quei luoghi — poco distante da dove sorge Unitelma Sapienza, l’università in cui mi sono laureata.

Un traguardo che mi ha dato una gioia profonda, conquistata con impegno, fatica e costanza. Ma anche un percorso in cui ho avvertito la complessità di mantenere vivi i rapporti di amicizia, un po’ perché non sempre si riescono a vivere fino in fondo, un po’ perché, da adulti, le vite sono già intrecciate ad altri legami, ad altre responsabilità. E così, a volte, anche ciò che sembrava nascere con autenticità si affievolisce.
Forse da giovani si vive tutto con più slancio, più coraggio, più tempo. Ma anche questa esperienza – vissuta in un’altra stagione della vita – ha avuto il suo valore. E, in qualche modo, mi ha restituito un pezzetto di quella libertà che pensavo perduta.
Questo libro mi ha insegnato che ogni vita è un intreccio di occasioni prese e altre lasciate andare, ma che ogni legame autentico, ogni amore profondo, ogni amicizia vera, lascia un’impronta che dura nel tempo.
Grazie a Vitamia, a Matano e alle sue parole, che mi hanno permesso di fare un viaggio incredibile e inatteso, attraversato anche dalle persone che oggi fanno parte della mia vita. E grazie anche a mia madre, che mi ha dato l’esempio più prezioso: vivere seguendo il cuore, sempre libero, proprio come lei.
Concludo dicendo che Vitamia è più di un romanzo. È un invito sincero a fermarsi, a guardarsi dentro, e ad accettare ciò che si è davvero. Perché l’amore – quello autentico – non ha bisogno di definizioni, ma solo di tempo, e della libertà di essere vissuto con onestà.
*Sonia Liccardi, collaboratrice