Maurizio Vitiello: “sguardi sul contemporaneo vol.1”
“L’arte accompagna l’uomo nella storia…e resta vigile ad aprire orizzonti per conversazioni nuove e utili”. Ecco gli intendimenti, la predeterminazione, laGesinnungche orientano e indirizzano “Sguardi sul Contemporaneo 1”: un interessante saggio di Maurizio Vitiello che, a ben guardare, può essere considerato una sorta di rispecchiamento del costante e infaticabile impegno dell’autore, critico d’arte e sociologo militante, quotidiano indagatore della scena artistica, sistematicamente alla ricerca di occasioni di critica e dunque alla difficile individuazione della buona arte e, naturalmente, degli artisti capaci di produrla.

I temi affrontati da Maurizio Vitiello sono una riprova di quanto sia profondamente inserito il suo lavoro critico nella situazione artistica del momento.
Certo, sono tempi non facili; sia per la ragguardevole e problematica complessità dell’ambito artistico (spesso disordinato e frammentato), sia per la babele degli stessi linguaggi dell’arte.
Al riguardo l’equilibrato e realistico suggerimento di Hans Belting ora appare quasi uno strumento metodologico: “Bisogna convivere con il pluralismo degli stili e dei valori che sembra caratterizzare la nostra società, anche solo per il fatto che non è in vista nessuna via d’uscita”.
D’altra parte, c’è uno sgranarsi di punti di vista e un indebolimento della volontà costruttiva da parte della critica e degli artisti che lascia sempre più spazio agli interessi economici e commerciali del cosiddetto “sistema dell’arte”.
Per questo, e non certo paradossalmente, Vincenzo Trione e Tomaso Montanari, nel loro pamphlet “Contro le mostre”, colgono nell’eccessivo prolificare delle esposizioni e nella loro superficiale progettazione e fruizione (ben diecimila mostre l’anno!) i segni tangibili della crisi artistica. Dunque, “e ora di sviluppare anticorpi intellettuali, ricominciare a fare mostre serie, riscoprire il territorio italiano”.
Mario Perniola ha perfettamente ragione quando ha scritto: “Le strategie artistiche devono lasciare il posto alle strategie teoriche” e il saggio di Vitiello potrebbe costituirne una diretta correlazione.
Ecco Maurizio Vitiello esplorare, finanche con la lente d’antropologo, la fisionomia caratterizzante, o meglio, la natura maggiormente distintiva posta alla base della ricerca degli artisti da scegliere e saggisticamente esemplificare.
L’effimero, il citazionismo, il transitorio, il manieristico, l’inquietante, l’essenziale …
Il suo sguardo appare sinteticamente multidisciplinare, difatti s’intrecciano critica d’arte, sociologia, antropologia, più l’ampia esperienza condotta all’interno delle Soprintendenze e del Museo di Capodimonte. Competenze molteplici queste che gli permettono di capire l’horror pleni del nostro contesto socioculturale, indagato da Gillo Dorfles, cioè “l’orrore del troppo pieno … l’eccesso di rumore sia visivo che uditivo”, ossia la condizione squilibrata, segnatamente in termini di comunicazione, del mondo che viviamo.
Lo sguardo è il miglior modo d’indagine delle immagini del mondo: uno strumento
conoscitivo molto efficace per esplorare i complicati labirinti della figurazione.
Vitiello perlustra soprattutto con lo sguardo il mondo delle immagini, vere galassie iconiche sempre in crescita quantitativa e tecnologica. La sua indole di esploratore dell’arte lo porta a scrutare tutti i veicoli della rappresentazione artistica: da quelli storicamente consolidati, alla stampa, alla fotografia, alla pubblicità; veicoli oggi sostenuti dalle nuove tecnologie: computer, smartphone, mezzi televisivi e filmici fino alla IA.

Mezzi di comunicazione che creano un mondo virtuale, una sorta di duplicato del mondo reale: ambiguo, contradditorio, finanche enigmatico, per questo sempre attraente, pervasivo e suggestivo. La sfera dell’arte ne è fortemente influenzata, e “la critica d’arte, se non sia di mercato, conserva una ragion d’essere anche quando di arte non se ne fa più” (Argan).
Maurizio Vitiello è dello stesso avviso e ne dà una convincente prova col suo libro “Sguardi sul contemporaneo 1”; quello che scrive non appartiene a tipologie di scrittura accademiche, perché le sue non sono riflessioni unicamente teoriche e propedeutiche all’esperienza.
Per contro, si tratta di un pensiero meditato e ricavato dall’esperienza militante.
E dunque il suo processo mentale risulta più pregnante, più illuminante, più autentico, tale da consentirgli di dominare olisticamente la complessità del campo dell’arte.
Il testo di Vitiello infatti, nel considerare le opere di ogni singolo artista, fornisce molte chiavi di lettura dei diversi indirizzi e orientamenti artistici.
Questa personale modalità di analisi, a mio avviso e per certi aspetti, è adeguata a fornirci una sorta di sezione storica, una sezione temporale per un possibile annuario sui fatti artistici.
Appare un lavoro critico in grado di abitare la rovattiana distanza, dove il dato puramente conoscitivo non è sufficiente; serve qualcosa in più che Vitiello ritrova proprio nella sua scrittura, nel modo in cui questa si correla allo sguardo. “Lo sguardo in questione non è un modo di vedere meglio, un’acutezza della vista”; è invece un “occhio sublimato nel pensiero per mettersi in grado di vedere oltre e di più”.
Così, acutamente scrive Pier Aldo Rovatti, quando lo sguardo si “trasfigura in una visione intellettuale che riesce a vedere ciò che l’occhio non vede, l’invisibile o dei fantasmi … lo sguardo non è un occhio più potente: è altro”.
Se poi esaminiamo il testo, nella qualità della scrittura è evidente la originalità del tratto stilistico che accompagna la capacità comunicativa e risulta spontaneo il confronto con gli scritti di altri critici.
Oggi, in proposito, si registra un’omologazione, un appiattimento della prosa critica priva di qualità analitica. Questi testi, caratterizzati da una sorta di ipertrofia terminologica non hanno più la capacità di far da ponte tra le opere d’arte e i fruitori, gli “astanti”, come direbbe Cesare Brandi.
Ben più ardita è l’aspirazione di quelli che pretendono di trascrivere con le proprie parole il senso di un dipinto, ossia, tradurre la sensazione estetica in una equivalente espressione letteraria. Da qui i numerosi e infruttuosi risultati della “critica evocativa”, destinati a suscitare “narcisistici sdilinquimenti”, come efficacemente ebbe a scrivere Giovanni Previtali.
Lo spirito della parola scritta da Vitiello è di tutt’altra natura, crea immagini e genera dimensione emotiva. Rifiuta la narrazione lineare e omogenea; i periodi brevi e succosi contengono sempre un principio critico, un insieme di notazioni che si compongono come tessere di un mosaico.
La scrittura talvolta si restringe, diventa nomadica e dunque ricca di accensioni risolte in rapidi e guizzanti aforismi. Aforismi, certo, mai sentenze, né massime!
Anche per gli artisti la creazione critico-letteraria di Vitiello è composta di innumerevoli frammenti, laddove l’aspetto formale di questi tasselli appare inversamente proporzionale alla profondità dl contenuto
Questo stile frammentario ricorda molto gli Schriftendi Walter Benjamin: basterà riguardare il frammento ispirato dal quadro Angelus Novusdi Klee per rendersene conto.
Il pensiero critico di Vitiello si apre e abita questa forma stilistica, la sua Weltanschauungèanimata da concetti critici espressi in raffinate oscillazioni semantiche, in una prosa efficace e inimitabile con la quale affronta, riflette e approfondisce la complessa fenomenologia del Contemporaneo.
Un ultimo punto riguarda le radici sociologiche nascoste, come accade per tutte le radici, di questo saggio. Vitiello crede nel valore formativo dell’estetica da buon sociologo dell’arte, riallacciandosi all’attualità delle riflessioni di Marcuse, filosofo e sociologo che ha sempre combattuto, soprattutto con l’educazione estetica, la società consumistica e mercificata, priva di pensiero critico e creativo.
Marcuse sostiene la centralità della funzione estetica, proponendo di “istituirla come categoria esistenziale”.
Maurizio Vitiello è su questo stesso registro: sensibilità, senso estetico, bellezza non sono solo contenuti della filosofia del Romanticismo, ogni uomo ha diritto alla bellezza.
La abusata locuzione “La bellezza salverà il mondo”, di Dostoevskij riassume efficacemente la necessità di bellezza, di appagamento del desiderio d’infinito che è della natura umana.
L’arte corrisponde proprio a questa incarnata esigenza perché la caratteristica intrinseca, la substantiadell’opera d’arte è appunto la bellezza.
Schelling ha dato la più bella e toccante definizione in proposito quando scrive che la bellezza è l’infinito che si manifesta in forma finita, cioè l’opera d’arte.
Questa locuzione, esposta con chiarezza dal filosofo, pare attualizzata e resa adeguata alle esigenze del tempo presente nei rapidi e lampeggianti scritti che leggiamo su “Sguardi sul Contemporaneo 1”.
Essi diventano, nell’affrontare il difficile avvenire delle arti visive, la registrazione di un significativo segmento dell’itinerario critico di Maurizio Vitiello sullo stato dell’arte contemporanea e, senza forzature, anche un attraente principiare del suo ruolo storico.
Scheda editoriale
Il libro “Sguardi sul Contemporaneo 1”, voluto, scritto e curato dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, è una proposta che dettaglia su trenta segmenti visivi italiani e stranieri. L’arte in Italia riesce a far filtrare componenti vitali, comunque e nonostante difficoltà epocali, dalle crisi economiche a quelle epidemiche, sino alle guerre. Anzi, possiamo notare che nei momenti di crisi si segnalano algoritmi di passioni e le procedure artistiche seminano interessi traslati, quanto simbolici, metaforici, allegorici, … Riuscire a far riflettere su una schiera di artisti e di artiste diventa disposizione di base e concreta azione informativa in cui risultano contemplate sequenze di multiple e variegate considerazioni. Questa pubblicazione riveste il merito di fissare una memoria su artisti e artiste in attività o su cui non è calata l’attenzione dopo la loro scomparsa. Con un’ampia gamma, dalla fotografia alla grafica, dalla pittura alla scultura, dalla ceramica alla digital-art e altro ancora, si notano nomi storici, consolidati ed emergenti: Luciano Basagni, Maurizio Bonolis, Alessandro Borrelli, Beatriz Cárdenas, Gerolamo Casertano, Maria Luisa Casertano, Emma Chiavarone, Maria Pia Daidone, Pier Tancredi De-Coll’, Claudia Del Giudice, Annamaria De Vito, Natallia Gillo Piatrova Parmeggiani, Sergio Guerrini, Lars Howler, Mario La Carrubba, Franca Lanni, Emanuela Loscanna, Vincenzo Mascia, Emidio Mastrangioli, Mauro Molinari, Pietro Nino, Daniel Osuna, Viviana Pallotta, Pasquale Pazzaglia, Gianni Rossi, Maria Carmen Salis, Roberto Sanchez, Maurizio Schächter Conte, Anna Seccia, Rino Vellecco. Un insieme di articolate produzioni sono riprese e svelate e da ciò si comprende che la creatività non è mai scemata e nell’accogliente “repubblica delle arti” si manifesta l’abbraccio consistente col futuro, esigenza indissolubile, perché le idee maturino per far incontrare l’altro e per rafforzare una potenziale socialità condivisa. Nel libro anche contributi poetici di Floria Bufano, Rita Felerico e Antonio Spagnuolo.
Maurizio Vitiello
Sguardi sul Contemporaneo 1
Collana: Sguardi sul Contemporaneo, 1
© la Valle del Tempo
Napoli, 2026
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*Franco Lista, architetto, artista