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Le ventisette sveglie di Atena Ferraris

Un enigma interiore che diventa romanzo – e che ti cambia lo sguardo sul mondo

Con Le ventisette sveglie di Atena Ferraris, Alice Basso firma uno dei suoi romanzi più maturi, sorprendenti e necessari. È una storia che cattura fin dalle prime righe con il suo tono brillante e la sua voce unica, fa ridere, commuove, spiazza e poi resta dentro – come solo le storie vere, anche se inventate, sanno fare.

Ma soprattutto, è solo l’inizio. Questo libro è il primo capitolo di una nuova serie. E quando lo chiudi, hai già voglia di sapere cosa succederà nella prossima pagina… che ancora non esiste.

Atena Ferraris ha trent’anni, una mente affilata e razionale, e un lavoro da redattrice di enigmistica online. La sua vita è fatta di routine, strutture logiche, sveglie sincronizzate e schemi mentali che l’aiutano a rimanere a galla. Ma quando il fratello Febo la trascina in una situazione misteriosa, il suo mondo così ben costruito comincia a incrinarsi. E le crepe non sono sintomo di fragilità – sono indizi.

Atena è neurodivergente, nello specifico AUDHD (autismo + ADHD), ma lo scoprirà solo lungo il cammino, attraverso flashback, incontri inaspettati e un percorso di consapevolezza che è anche quello di tante donne adulte che si accorgono tardi di essere “fuori posto” in un mondo pensato per altri.

Il cuore del romanzo è qui: nella narrazione intelligente, ironica e delicata di una realtà che troppe volte è rimasta invisibile, non ascoltata, non capita. Alice Basso riesce nell’impresa di rendere il tema profondo ma mai pesante, usando una scrittura fresca, autoironica e piena di umanità.

Atena non è una “macchietta autistica”, né un’eroina perfetta. È vera. E proprio per questo è così facile sentirsi coinvolti nel suo viaggio.

In perfetto stile “Basso”, il romanzo non è solo centrato su Atena, ma su un gruppo irresistibile di comprimari, che si forma e cresce attorno a lei quasi naturalmente, come succede nella vita: Febo, il fratello brillante e inconcludente, definito con affetto “un idiota adorabile”; Gemma, la neuropsicologa umanissima, goffa e competente, che dà voce agli aspetti clinici senza mai cadere nella didattica; Jacopo, l’artista scapigliato e romanticamente fuori tempo, con il fascino letterario dei personaggi che non passano mai di moda; Il padre, un “hippie” aperto al mondo, empatico, stralunato e commovente; La madre, figura centrale, amata e avvolta nel mistero – presente nei flashback, assente nel presente, ma ancora viva nella coscienza di Atena.

Tra le pagine 88 e 92 si snoda uno dei momenti emotivamente più significativi del romanzo: un dialogo tra Atena e sua madre, in cui il lettore assiste in punta di piedi a una scena quotidiana che è, in realtà, un concentrato di delicatezza, amore e comprensione profonda.

Dopo una giornata al parco con il fratello e alcuni suoi amici, Atena torna a casa sconvolta: si è sentita finalmente parte del gruppo, ha fatto ridere gli altri con le sue battute, ha trovato uno spazio tutto suo. Ma proprio nel momento in cui si sentiva finalmente “dentro”, Febo, il fratello, la trascina via in silenzio, in seguito a un litigio.

Quello che segue è un confronto sincero con la madre, che l’ascolta senza giudicare, la guida nel ricostruire i fatti, traduce per lei il mondo e i segnali sociali che ancora le sfuggono. Non le dice che ha sbagliato, ma le dà strumenti per capire e rimediare.

La madre di Atena non è una figura retorica, non consola con frasi fatte: accompagna, fa da specchio, spiega senza infantilizzare. È un momento del romanzo, che rende con autenticità cosa significa crescere neurodivergenti, ma anche quanto può essere rivoluzionario avere accanto una madre capace di ascoltare davvero.

I rapporti tra loro sono dinamici, credibili, imperfetti. E fanno ridere, riflettere, emozionare. Non sono “figure di contorno”, ma una vera famiglia elettiva che si costruisce strada facendo.

Alice Basso mescola comicità intelligente, analisi sociale, profondità psicologica e una buona dose di mistero. Il ritmo è incalzante, i dialoghi brillanti, le descrizioni vivide, i momenti di riflessione si alternano a scene esilaranti — e tutto, anche i passaggi più leggeri, ha uno scopo, un peso, un’eco.

Ma il vero enigma… deve ancora svelarsi…. C’è un mistero che aleggia in tutto il libro: quello della madre di Atena, scomparsa dal presente ma ancora centrale nei ricordi. Una figura che l’ha aiutata a tradurre il mondo, a sopravvivere senza sapere perché fosse “diversa”, e che adesso sembra nascondere qualcosa di più.

E proprio quando pensi di aver capito tutto, ti accorgi che c’è ancora qualcosa da scoprire. L’autrice ha già anticipato che nel secondo volume ci sarà una scena memorabile con il padre, che da sola merita l’attesa.

Le ventisette sveglie di Atena Ferraris è un libro che fa ridere, commuove, apre gli occhi e accende il cuore.
Parla di identità, neurodivergenza, amore, famiglia, amicizia e del diritto di essere sé stessi – anche quando quel “sé” non corrisponde ai modelli che ci hanno insegnato.

È il primo tassello di una serie che promette di svelare molto di più – su Atena, sulla madre, su chi siamo noi quando ci togliamo il filtro della normalità.

Ma soprattutto, è l’inizio di una serie.

Quando chiudi l’ultima pagina, una sola domanda ti resta in testa:

Quale sarà la ventottesima sveglia?

E cosa succederà… quando finalmente suonerà?

*Sonia Liccardi, collaboratrice