Le parole degli altri
“Per molto tempo non ho saputo di essere arabo perché non c’era nessuno che mi insultava”.

Momo – il protagonista de “La vita davanti a sé” – è un ragazzino sveglio, cresciuto da una ex prostituta ebrea, che lo tira su da musulmano.
Da quando qualcuno ha iniziato a farglielo pesare a scuola, lui le chiede spesso il perché.
Lei non gli dà troppe spiegazioni, dice semplicemente che i suoi genitori gliel’hanno affidato come “Mohammed, musulmano”.
Mohammed (Momo) non ha praticamente conosciuto i suoi genitori biologici.
Non ne ha alcun ricordo.
Non è stato cresciuto da loro.
Non si è mai sentito né arabo né musulmano, né ha mai saputo di esserlo, finché qualcuno non gliel’ha fatto notare, insultandolo.
La storia di Momo è un esempio lampante di quanto sia problematico raccontare noi stessi.
È una delle cose più difficili del mondo.
È come cercare di descrivere qualcosa da fuori, mentre ci siamo dentro.
Spesso finiamo per prendere in prestito le parole di chi ci vede da fuori effettivamente.
Magari, dando per buono il fatto che uno sguardo esterno debba, per definizione, essere più distaccato, oggettivo, onesto.
Il problema è che, il più delle volte, funziona esattamente al contrario.
La visione che abbiamo di noi dall’interno, nel profondo, senza interferenze, è quasi sempre la più autentica.
Mentre, quello che gli altri vedono da fuori ha molto più a che fare con loro che non con noi.
Una persona che ho conosciuto tempo fa diceva sempre: “Come si è, si pensa”.
Intendeva dire che tendiamo a interpretare tutto ciò che incontriamo filtrandolo attraverso il modo in cui siamo.
Aveva ragione.
Le parole “arabo” e “musulmano” per molto tempo non hanno fatto parte del vocabolario utilizzato da Momo per definirsi.
E, probabilmente, Momo non ne sentiva alcun bisogno.
Ad averne bisogno era qualcun altro.
Qualcuno che aveva addosso delle etichette di quel genere.
E sentiva la necessità di trovarne di simili anche per lui.
Quando qualcun altro parla di noi, ci dice qualcosa di sé.
E allora, probabilmente, anche noi quando parliamo degli altri riveliamo qualcosa di ciò che siamo, che abbiamo dentro.
Quando non troviamo le parole per descrivere noi stessi, forse non dovremmo cercarle in quelle che gli altri dicono di noi, ma in quelle che noi diciamo di loro.
Bibliografia:
Romain Gary, La vita davanti a sé – Neri Pozza
*Mariachiara Silleni, giornalista, copywriter & communications specialist