VerbumPress

L’arte di scrivere per non scomparire

Luisa Valeriani e la sua Resistenza su Tela

E’ stato un piacere visitare lo studio di Luisa Valeriani, artista romana che ha curato con l’opera “Mastroianni” la copertina di questo numero. Già protagonista nel febbraio 2022 con l’opera “Giunone Sospita”, da sempre ispirata dai modi dei Romantici tedeschi, dall’oro e dalle eleganti linee Art Nouveau e dai Simbolisti. La personale “Mutato nomine. Nella favola si parla di te”, al MUEF ArtGallery a Roma, ne ha consacrato la coerenza operativa e l’appeal cromatico. Nello stesso anno ha introdotto la fotografia come mezzo di supporto figurativo nel suo lavoro, con l’aggiunta di elementi materici che consentono una lettura stratificata nel processo creativo. In questo numero, dicevamo, “Mastroianni”, foto stampata su tela, in collaborazione con l’Archivio Appetito, lavorata con tecnica mista.La foto dell’attore si riferisce a “La decima vittima” (1965), film di fantascienza surreale e satirico diretto da Elio Petri, tratto dal racconto The Seventh Victim di Robert Sheckley. Ambientato in un futuro distopico in cui le guerre sono state abolite, la violenza viene incanalata in un programma televisivo globale gestito dallo Stato: La Grande Caccia, una competizione spietata in cui “cacciatori” e “vittime” si affrontano in duelli mortali, scelti a rotazione da club internazionali. Precursore del reality show e anticipatore della saga di Hunger Games, il film riflette sull’assuefazione collettiva alla violenza spettacolarizzata e sulla mercificazione della morte. Ma in questo duello fra bene e male, giusto e sbagliato, fra l’accettazione della natura violenta dell’essere umano e il tentativo di incasellarla entro regole “civili”, chi è il vero vincitore? Solo chi beve una doppia razione di the Ming! Perché la vera arma, subdola e onnipresente, è la pubblicità: cinica, insinuante, priva di scrupoli, sempre pronta a trasformare ogni tragedia in un’occasione di profitto.

Nel tuo lavoro dialogano pittura, scrittura e simbolismo: come si intrecciano questi elementi durante il processo creativo? Parti da un’immagine, da una parola o da un’emozione?

Parto da un vissuto che si trasforma in emozione, da una realtà che chiede di essere attraversata e restituita, più che spiegata. La parola è il mio pigmento, la scrittura è materia viva dell’opera. La utilizzo rivendicandone il potere: è memoria, ma anche resistenza, soprattutto in una società che tende progressivamente a svuotarla e semplificarla. Non sempre ciò che scrivo è immediatamente decifrabile, né vuole esserlo. Non è didascalia, ma presenza. Mi muovo tra armonia e sostanza, in un equilibrio sottile che cerca di destabilizzare lo sguardo: è in quella tensione che si apre uno spazio attivo, dove chi osserva è chiamato a interrogarsi e a cercare.

Nei tuoi progetti spesso si cela una dimensione narrativa e quasi archetipica: che ruolo ha la “favola” nella tua indagine sull’essere umano?

La favola è il nostro mondo interiore, il sogno che desideriamo e quella parte di noi che ha ancora bisogno di una storia per addormentarsi con un sorriso. In un flusso continuo di immagini e informazioni superficiali, la favola resta una struttura essenziale: un inizio, una fine, un senso. Ma non tutte le favole finiscono bene. È proprio dove si spezzano che iniziano le domande. Io lavoro lì: nella frattura. Le mie opere nascono da quel punto sospeso, lasciando a chi guarda la possibilità – o la responsabilità – di dare un finale.

Cosa ha influenzato il tuo percorso artistico e le opportunità successive?

Il mio percorso artistico nasce fin da ragazza. Mi perdevo — e a volte lo faccio ancora – tra il sublime di Caspar David Friedrich e il decorativismo dell’Art Nouveau, per poi ritornare al simbolismo e ricadere nella bellezza dei preraffaelliti. Estetica e concetto sono sempre stati i miei punti di riferimento.

Le opportunità sono nate spesso da percorsi inaspettati: collaborazioni, incontri, intuizioni. Naturalmente non sono mancati i rifiuti, le porte chiuse, ma fanno parte del mettersi in gioco. Continuo a portare avanti un progetto in cui credo profondamente e che trova sempre più riscontro in chi lo accoglie.

Con lo Spazio Valeriani a Roma crei anche un luogo di incontro e condivisione: quanto è importante per te il dialogo diretto con il pubblico e con altri artisti, anche in relazione ai tuoi progetti di arteterapia? È fondamentale. Il confronto è uno dei pochi strumenti autentici di crescita: le critiche, soprattutto quelle negative, spingono a mettersi in discussione, mentre gli applausi confermano il percorso intrapreso. La condivisione è ciò di cui l’essere umano ha bisogno per comprendere se stesso in relazione agli altri. Per me l’arte è terapia: uno spazio di benessere interiore, ma anche un processo di ricerca profonda di sé. È il luogo in cui le emozioni trovano casa, senza essere filtrate o trattenute. Ed è proprio per questo motivo che ho creato Spazio Valeriani: un ambiente in cui il dialogo non sia solo scambio, ma esperienza, ascolto e possibilità di trasformazione.

Infine i prossimi incontri con te e la tua arte. “Segni di Libertà”: a Villa Mondragone la terza edizione del progetto Arte Libera. Il 6 e 7 giugno l’Associazione Gentelibera presenta un weekend tra arte, psicologia e storia. Un evento immersivo per esplorare i confini della libertà umana. La prestigiosa cornice di Villa Mondragone diventa centro pulsante del dibattito culturale.  Dopo il successo delle precedenti edizioni il progetto si evolve quest’anno in un format ancora più ricco, trasformando la storica dimora tuscolana in uno spazio di riflessione multidisciplinare dove l’espressione artistica di Luisa Valeriani diventa lo strumento per interpretare l’animo umano e la società. Un weekend tra riflessione e bellezza. L’evento prenderà il via sabato 6 giugno alle ore 10:30 con l’inaugurazione ufficiale.  La giornata di sabato sarà un’immersione totale fino alle 18:30, mentre la domenica (dalle 10:30 alle 13:00) sarà dedicata agli approfondimenti finali. 

*Roberto Sciarrone, Ph.D in Storia d’Europa, giornalista professionista