La vera storia della “Mazzarella di San Giuseppe”
Da venerata reliquia a simbolo di rinascita culturale
La “mazzarella di San Giuseppe”, nota anche come “bastone fiorito”, è un’antica reliquia realizzata in legno di cedro che è stata oggetto di culto per quasi tre secoli. Il prezioso ramo — interamente in legno di rosa sul quale sono ben visibili i nodi delle spine — è custodito in una teca di vetro, oggi esposta nel museo di San Giuseppe dei Nudi. Ha una storia affascinante e complessa, che lo ha trasformato da cimelio sacro a un simbolo culturale di Napoli.

Il sacro bastone si ritiene essere quello fiorito nelle mani del falegname di Nazaret e, secondo un’antica iscrizione, è appartenuto a Giuseppe d’Arimatea. Fu trasportata in Inghilterra e poi, nell’anno 1712, giunse a Napoli per opera del Cavaliere Nicola Grimaldi, conosciuto anche come Nicolino, famoso cantante castrato napoletano. Un’incisione afferma che Grimaldi ricevette il bastone come ricompensa per aver ottenuto la grazia per il figlio di una nobildonna cattolica. Il testamento di Nicolino invece, riporta che il cantante ottenne la reliquia “con tanto stento… e tolta da mano d’Eretici” dall’Inghilterra. Altre fonti suggeriscono che Grimaldi fu raggirato e l’oggetto gli fu venduto facendogli credere che si trattasse del bastone del santo.
Le reliquie, che siano resti corporei di un santo o oggetti a lui appartenuti, sono considerate un legame tangibile con la persona venerata. Toccando o venerando una reliquia, i fedeli sentono di avvicinarsi alla santità di quella persona e di poter ricevere la sua intercessione. I resti sacri, sia che si tratti di parti del corpo o di oggetti, non hanno solo un valore spirituale, ma fungono anche da testimonianza storica della vita dei santi e dei martiri. La loro venerazione è un modo per perpetuare la memoria di questi individui e per ispirare i fedeli a seguire il loro esempio di vita. Il culto delle reliquie si è diffuso sin dal II secolo, inizialmente con la venerazione dei martiri, e si è poi esteso anche ai santi. Storicamente, hanno avuto anche un valore materiale. La loro rarità e il loro grande significato spirituale hanno reso il loro commercio un fenomeno fiorente, seppur con un lato controverso, che ha portato anche a furti e alla nascita di un vero e proprio mercato.
Per questo motivo, la Chiesa ha stabilito delle regole precise, come la necessità della licenza della Sede Apostolica per l’alienazione o il trasferimento di reliquie insigni. – Venerare una reliquia è venerare la misericordia di Dio che s’è realizzata nel santo. Occorre, quindi, ricondurre la devozione alla giusta dottrina della Chiesa – afferma don Antonio Sciorino. Non c’è nulla di anacronistico nella venerazione delle reliquie, se intese secondo il Vaticano II, che afferma: «La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare»
Una delle curiosità più affascinanti legate alla storia del bastone è l’origine di un famoso detto napoletano. Quando il bastone era in esposizione in casa del cantante, molti fedeli si accalcavano per toccarlo e, in alcuni casi, tentavano di staccarne dei frammenti. Per proteggere la reliquia, Grimaldi incaricò un maggiordomo di sorvegliarla. I continui richiami del maggiordomo, pronunciati con un marcato accento veneto, diedero vita all’espressione “non sfruculiare la mazzarella di san Giuseppe”. Questo detto ha assunto nel tempo due significati: uno che invita a non provocare o infastidire gli altri, e un altro, per la sua simbologia fallica, che si riferisce ancora oggi all’eccitazione sessuale.

Oltre al suo valore folcloristico, il bastone ha avuto un ruolo importante per l’Arciconfraternita di San Giuseppe dell’Opera di Vestire i Nudi. Il possesso di questa reliquia rafforzò il valore rituale della cerimonia della “Vestizione”, ponendo la pratica della carità sotto il patrocinio diretto di San Giuseppe e conferendo sacralità all’intera operazione.
La mazzarella nel corso dei secoli, è stata spesso visitata e venerata da importanti autorità civili ed ecclesiastiche, tra gli ultimi, nell’aprile del 2019, il principe don Pedro di Borbone
Il bastone è una “quintessenza apotropaica della fede cristiana e cattolica”. La mazzarella di San Giuseppe ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dalla Curia Arcivescovile di Napoli nel 1714 e nel , accompagnata da una delegazione di 50 consorelle e confratelli, fu esposta nel cortile di San Damaso in San Pietro durante la consueta udienza generale del mercoledì di Papa Francesco, in omaggio all’anno santo straordinario dedicato a San Giuseppe e voluto dal Santo Padre in occasione del 150° anniversario della elezione del padre putativo di Gesù a patrono della Chiesa.
Un oggetto religioso che trascende il suo significato spirituale per diventare parte integrante della cultura di un luogo.
*Fiorella Franchini, giornalista