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La Luce dell’Anima: Chrispapita espone la sua arte sacra a Roma con “Sublime”

L’Arcangelo Michele: un manifesto morale

Pittore. Innanzitutto. Christian Escobar, in arte Chrispapita, è prima di ogni altra cosa un pittore. Emerso tra coloro che possono dirsi amici di Chuck Close — come un maestro tardo medievale reincarnato — l’artista guatemalteco ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia, nella prima partecipazione ufficiale del Guatemala. Oneri e onori. La qualità pittorica è altissima, frutto di duro lavoro, conoscenza tecnica e passione.

L’emozione è un dato sempre fondamentale, ancor di più quando si parla d’arte, e ancor più quando si tratta di opere radicate nell’iperrealismo: una corrente spesso accusata di “freddezza”, di limitarsi a riprodurre la realtà fotografica. Nel caso di Chrispapita, tutto ciò viene spazzato via dall’amore per il mestiere, dall’afflato spirituale che pervade la sua produzione, dalla comunicazione emotiva che resta il fulcro della sua opera.

Chrispapita è, sì, un pittore — ma prima ancora è un uomo. Un uomo con valori chiari, forti, difesi “a spada tratta”. Il suo grande dipinto con l’Arcangelo Michele sembra quasi un manifesto morale: una sentinella posta a guardia della famiglia, della rettitudine, della gentilezza verso il prossimo.

Per la sua esposizione romana “Sublime”, curata dalla vaticanista Marinellys Tremamunno nell’ambito del Giubileo 2025, l’artista presenta tre grandi opere cariche di tensione spirituale e di lirismo figurativo. La mostra, allestita nella Chiesa del Santissimo Nome di Maria ai Fori Imperiali fino al 06 gennaio, nel cuore di Roma, invita lo spettatore a un percorso di contemplazione e dialogo interiore, dove la luce diventa veicolo del sacro e la pittura, esperienza mistica.

La realtà che si apre oltre le apparenze si trasforma in un’esperienza religiosa, dove la ricerca spirituale si fa struttura, e la forza del discorso pittorico diventa sostanza.
È la potenza espressiva, sostenuta da una lucidità tecnica impeccabile, a rendere unica la pittura di Chrispapita. La “freddezza” non trova spazio in questo giovane Maestro giunto da oltre oceano, con il suo bagaglio di dolori e colori, di energia e di sorrisi.

Tre Opere per una Visione del Divino

L’esposizione, costituita dai tre lavori posti in un ambiente sacro, dove ogni gesto risuona, contribuisce a creare uno spazio riflessivo, confortante, sincero, proponendo un percorso dialogante tra le immagini pittoriche. Nella prima, il San Michele Arcangelo, la tela consta di una figura di giovane stante, in posizione di riposo, attento, le mani giunte poggiate sull’elsa della spada che, idealmente, spartisce in due la composizione. Divide e unisce, l’elemento verticale, diventando cerniera delle umane angosce come delle divine speranze, indissolubilmente legate in un tutto unico. La vita prodotta da questa dialettica trova un punto fermo nella fortezza espressa dall’angelo, in chiara postura medievale, appena vittorioso sulle forze oscure, messosi a guardia della nostra serenità. L’oscurità nella pittura di Chrispapita è rappresentata da un fondo nero, una campitura piatta che vibra alla luce, dato che il colore è steso con pennellate incrociate che, alternandosi, reagiscono differentemente alle sollecitazioni dei raggi luminosi, riflettendoli in ogni direzione. Da questo fondo composto e compatto emergono stagliandosi le figure di Escobar, motori simbolici della sua narrativa. Ha necessità, l’artista, di chiudere la forma nella saldezza del disegno, di utilizzare la figura per esprimere chiaramente i punti fermi, i “dogmi” della sua poetica. 

È il caso del San Gabriele Arcangelo, tanto simile per qualità pittorica e nello stile ampiamente riconoscibile, tanto diverso nella composizione, questo angelo nunziante, dotato degli attributi che lo caratterizzano, ovvero il giglio simbolo di purezza e la pergamena arrotolata (un messaggio in arrivo) è tutto compreso anatomicamente nello spazio – quadro, mentre il Michele è oggetto di “taglio fotografico”, come la Maria Addolorata del resto, vista addirittura in scorcio, da sotto in su. Nel San Gabriele Arcangelo è la postura della figura a dare dinamicità all’azione. L’angelo, visto leggermente dall’alto, da una visuale del tutto inconsueta, sembra comunicare umane sensazioni, una premura, un incarico da svolgere. La tradizione pittorica, in particolare italiana, vuole che l’angelo annunciante sia posto di fronte a Maria, inginocchiato, le ali nell’atto di ripiegarsi, le figure poste su un unico piano, viste di profilo. Questo impianto è stato messo in crisi fin dai tempi della Maniera, basti pensare alla Annunciazione del Parmigianino, per passare, con lo stravolgimento prospettico, alla perdita di un punto di vista centrale, unico e unificante, creatore di spazi fertili per una narrazione piana, fatta di certezze. Ecco perché si parla di messa in crisi, di umane sensazioni che pervadono questo lavoro rendendo il punto di vista quasi soggettivo, qualcosa che l’occhio del fruitore deve cercare, roteando sulla tela, sulle tracce della composizione. Questo vorticare rende il dipinto dinamico, attivo, con qualcosa di urgente da comunicare, assieme alla posa cinetica, diremmo, del protagonista. 

Il tema del protagonismo è ben conosciuto da Christian, che lo affronta con spirito di umiltà, fondendo, fra l’altro, la sua firma nell’opera in modo del tutto impercettibile o, nei casi estremi, rendendola presente solo sul retro dei lavori. Questo perché sa, il nostro artista, che la battaglia più grande si combatte al nostro interno e che abbiamo bisogno di una presenza spirituale che, nei momenti opportuni, ci guidi silenziosamente in un porto sicuro, inamovibile nei secoli. 

Nella Maria Addolorata Escobar dà prova della sua sapienza pittorica, in particolare nel manto della Vergine, dove i ricami sono trattati con pennellate sicure e sovrapposte, donando lucentezza e profondità a tutta la figura. Figura che è vista, come detto, in scorcio, da sotto in su. Questo non deve meravigliare, ci tornano alla mente alcuni disegni del Pontormo (di nuovo la Maniera Italiana) e praticamente l’intera produzione del Veronese, la modernità non risiede in questa visuale, ma nel fatto che, la figura è oggetto di “taglio fotografico”. Si tratta di un “primo piano” mentre nel Michele abbiamo visto un “piano americano”, termini specifici che rimandano alla tecnica di base del mentore di Chrispapita, Chuck Close. Conosciuto anche come “maestro dei pixel”, l’artista statunitense, alfiere mondiale dell’iperrealismo, è stato in grado di assorbire il passaggio dall’analogico al digitale, cogliendo l’occasione per costruire una poetica contemporanea tutta basata sul linguaggio fotografico. 

Per Christian Escobar non è così. Egli costruisce dei veri e propri “tableaux vivants” che, anziché essere la ricostruzione in posa di dipinti conosciuti, sono lo spunto per un lavoro ancora da fare, il suo. Ha assorbito la lezione che fu per prima degli Impressionisti, ovvero quella delle “inquadrature” e soprattutto, dei tagli. Per il resto, utilizza la fotografia come base da elaborare pittoricamente, cosa che facevano già i Romantici inglesi, Constable su tutti. In effetti il senso del pittoresco va di pari passo con il concetto di sublime, dove, romanticamente, il rapporto con il Divino, per l’uomo, passa attraverso quello con il Creato, ovvero la Natura. 

È della natura umana, custode della scintilla di divino che è in ognuno di noi, che ci parlano queste opere, attraverso le espressioni. Lo sguardo della Vergine, sospeso sull’incredulità, sembra aver terminato l’oscillazione fra dolore e accettazione, manifestando nel contempo tutta la consapevolezza del proprio, ineluttabile, ruolo. Mentre nel San Gabriele Arcangelo lo sguardo è in tralice, visto da tre – quarti, nel San Michele Arcangelo la postura, speculare al riguardante, fa sì che il soggetto ci guardi negli occhi. Questa è una azione molto forte, perché crea un legame con l’esterno, dall’interno, dalla superficie pittorica. In questo modo noi siamo nel mondo dell’Angelo e l’angelo è qui, con noi, al nostro fianco, con le sue ali dal folto piumaggio, leggere e forti, trattate a velatura, come si conviene quando si fa della buona pittura.

Orari di apertura della chiesa: lunedì, giovedì e sabato dalle 9:30 alle 13:00 e la domenica mattina prima della Santa Messa. Ingresso libero.

– francescomariabonifazi@gmail.com

Informazioni principali

– Mostra: Sublime – Christian Escobar “Chrispapita”

Luogo: Chiesa del Santissimo Nome di Maria al Foro di Traiano, Roma

Durata della mostra: fino al 6 gennaio 2026

Evento ufficiale del Giubileo 2025, autorizzato dal Dicastero per l’Evangelizzazione

Orari: lunedì, giovedì e sabato dalle 9.30 alle 13:00; e la domenica mattina prima della Santa Messa.

Sostenitori: SNAM, regione Lazio e Capillas Señoriales.

Ingresso libero

*Francesco Maria Bonifazi, giornalista