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Il mondo di carta, Giuseppe Marchetti Tricamo, Giancarlo Tartaglia

Da Gutenberg all’Era digitale, un viaggio nella storia della carta stampata

«Or sappiate ch’egli fa fare una cotal moneta com’io vi dirò. Egli fa prendere scorza d’un àlbore ch’à nome gelso – è l’àlbore le cui foglie mangiano li vermi che fanno la seta – e cogliono la buccia sottile che è tra la buccia grossa e ’l legno dentro, e di quella buccia fa fare carte come di bambagia»: Marco Polo descrive così la cartamoneta ne Il Milione, rivelando l’uso che i cinesi facevano della carta ancora sconosciuta in Occidente. Carta che è essenziale per lo sviluppo della stampa… Nel volume “Il mondo di carta. La straordinaria avventura del libro e del giornale da Gutenberg a Bernes-Lee. Dai caratteri mobili all’era digitale” Giuseppe Marchetti Tricamo e Giancarlo Tartaglia ripercorrono la storia del libro, che ha avuto «avi importanti, il cui nome è ricordato ancora oggi. Tutto ha avuto origine con la straordinaria invenzione che cambiò il mondo», come evidenziano gli autori nella premessa al libro (edito da All Around) intitolata “È il momento delle presentazioni”. 

Succede intorno al 1450, a Magonza. Tocca a Johannes Gensfleisch, detto Gutenberg, un geniale cinquantenne, il merito dell’invenzione dei caratteri tipografici mobili. Il debutto avviene con un libro che resta per sempre nella storia dell’editoria, una Bibbiastampata (tra il 1452 e il 1456) in due volumi. La stampa a caratteri mobili si diffonde rapidamente. «Nel nostro Paese era il 1464 quando la prima tipografia italiana (seconda soltanto a quelle tedesche) fu installata in un monastero». La scelta dei clerici tedeschi Arnold Pannartz e Konrad Sweynheym cade su Subiaco. Nel 1465 fondano, all’interno del Monastero di Santa Scolastica (il più antico monastero benedettino al mondo), la prima officina tipografica. Subiaco – che quest’anno è la Capitale italiana del Libro 2025 – è, pertanto, il primo luogo in Italia a essere dotato di una pressa per la stampa.

Il primo libro a caratteri mobili d’Italia, dunque, viene stampato nell’abbazia ad opera dei due monaci allievi di Gutenberg, che regalano al piccolo centro vicino a Roma il titolo di Città della stampa.

Da allora all’era digitale il libro e il giornale hanno vissuto una straordinaria avventura (Franco Maria Ricci disse che «Gutenberg fu il tecnico, Aldo Manuzio l’intellettuale, Bodini l’esteta, Steve Jobs l’imprenditore), esposta in questa pubblicazione, che racconta le storie ufficiali e personali di grandi editori e di grandi giornalisti, quali Arnoldo Mondadori, Angelo Rizzoli, Valentino Bompiani, Edilio Rusconi, Livio Garzanti, Leo Longanesi, Mario Pannunzio, Indro Montanelli, Eugenio Scalfari e altri. Un ricco vademecum – comprensivo di glossario – sul profilo di editori, riviste e quotidiani, che hanno resistito alle mutazioni dei mercati e, passati attraverso ristrutturazioni societarie, sono arrivati fino ai nostri giorni.

*Mary Attento, giornalista ed editor