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Educazione alla pace e l’infanzia

L’Assemblea Generale dell’ONU il 20 novembre 1989 approva la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia 

L’educazione è un privilegio unicamente umano:

è la fonte di ispirazione che ci rende persone

in grado di portare avanti con fiducia e dignità

una missione costruttiva nella vita.

Il compito dell’educazione deve essere fondamentalmente

quello di fare in modo che la conoscenza serva

la causa della pace e della felicità.

Essa perciò deve essere la forza propellente

di una perpetua ricerca umanitaria.

Ecco perché l’educazione è l’impegno

che considero primario nella mia vita.”

Daisaku Ikeda

“L’educazione è la caratteristica fondamentale dell’essere umano;

è un processo che non riguarda solo i giovani,

ma l’individuo in tutto il suo sviluppo.

L’educazione non va intesa nel senso

un po’ gretto della trasmissione

da una generazione all’altra,

ma nel senso che nell’essere umano

culmina il gusto di giocare, di esplorare

e di arricchire di significati

le sue attività ludico-esplorative.

Tutto questo è tipicamente umano

ed è proiettato nel futuro:

il terzo millennio è un futuro

che rappresenta quasi una sfida.”

Aldo Visalberghi

IL GIOCO E LA PACE

L’Assemblea Generale dell’ONU il 20 novembre 1989 approva la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge del n. 176/91). Dunque, educhiamo alla pace? Tendiamo a dare una risposta semplice, a tale domanda, ma non ci nascondiamo la complessità della questione.

Bimbe e bimbi, fanciulle e fanciulli, ragazze e ragazzi, le giovani e i giovani sono soggetti a questa impresa. Con parole usuali alludiamo alle varie fasi dell’età evolutiva. Ma insieme con loro sono soggetti di una medesima impresa le persone delle età successive, fino alla terza e alla quarta.

Tempo dopo tempo, età dopo età, esamineremo quali siano gli alimenti, i nutrimenti opportuni per l’educazione, per l’istruzione nella direzione di una soluzione dei conflitti in modo costruttivo, sul fondamento dei diritti umani?

Preferiamo, contemporaneamente, considerare due temi, due problemi attraverso le varie fasi dell’età evolutiva, attraverso le varie età.

Giochiamo, riflettiamo sull’attività del giocare. A che gioco giochiamo?

Moscacieca, nascondino, cavallina, campana, con la palla, girotondo, con la cerbottana o con il cerchio?

Primo Levi parlava di una consonanza internazionale a proposito di tali giochi ancora vivi dall’antichità, e molte volte resistenti alle inclinazioni a illudere l’altro, a prendersi gioco dell’altro.

Parlava di una convergenza internazionale nel modo di recepire e di modificare la regola del gioco, a incominciare dalle formule usate per indovinare a chi spetti l’inizio del gioco.

Dal gioco passiamo al giocattolo:

altalena, palla, trottola, bilia, cerchio, casa di bambola, cavallo a dondolo, soldatini di piombo, e poi giocattoli meccanici. I giocattoli si costruiscono, si vendono, si comprano, si consumano.

Dal gioco, dal giocattolo, ritorniamo al giocatore, e quindi all’associarsi, all’aggrupparsi, al muoversi insieme.

Emergono aspetti affettivi ed emotivi, aspetti morali ed etici, tutti inerenti al giocare, al modo di giocare. L’attività del giocare prefigura l’attività del lavorare.

La nostra società non può dimenticare i fanciulli, i quali spesso non sono messi nelle condizioni di estrinsecare le proprie doti espressive. Perciò è compito della società di trovare i modi e i mezzi che permettano alle giovani e ai giovani di oggi di diventare persone capaci in un futuro di agire in modo creativo, personale e cosciente.

La teoria però non è sufficiente; le parole non bastano, devono diventare pratica. Ai principi della psicologia e della sociologia occorre aggiungere l’esperienza pratica per arrivare ad una soluzione valida e ripetibile.

Il fanciullo considerato per millenni di storia umana senza una personalità propria, ha visto nel secolo XX riconosciuti i suoi fondamentali diritti per effetto della rivoluzione pedagogica.

L’antichità ammalata di adultismo non attribuisce al fanciullo alcuna importanza, ma solo nella prospettiva del suo domani: alla nascita è già giudicato da una commissione di anziani e, se non è ritenuto idoneo o per fare il cittadino o per fare il soldato, viene ucciso.

Nell’epoca romana la famiglia assume importanza, ma i figli sono soggetti al pater-familias, che è investito di sovranità assoluta.

Il Cristianesimo illumina di una nuova luce la vita del fanciullo, il quale è posto al centro della famiglia; infatti, molti passi del Vangelo sanciscono i diritti di libertà e di dignità del fanciullo.

L’Illuminismo per voce di G.G. Rousseau afferma il diritto del fanciullo alla libertà.

Il Positivismo con i suoi studi sperimentali di biologia, di medicina, di psicologia ha rivelato preziosi segreti sulla natura dell’uomo e del fanciullo.

Al termine di quest’evoluzione storica sono sorti i documenti internazionali relativi ai diritti dell’infanzia.

Dunque, riconosciamo i diritti?

In particolare la “Dichiarazione dei diritti del fanciullo”approvata nel 1959 dall’Assemblea delle Nazioni Unite afferma che il fanciullo è soggetto di speciali diritti non solo come essere umano, ma come fanciullo; riconosce tali diritti come naturali, cioè indipendentemente da circostanza di razza, di luogo, di tempo, di ceto, di lingua, di religione, di stato.

I diritti del bambino, proclamati nelle Carte Internazionali, si possono così sintetizzare:

1. Diritto all’eguaglianza, in qualsiasi situazione storica e geografica: tutti i fanciulli devono essere considerati uguali senza discriminazione di razza, di colore, di sesso, di opinioni politiche, di origine nazionale e politica, di condizioni economiche, di nazionalità.

2. Diritto alla vita: l’esistenza del fanciullo deve costituire l’interesse superiore della famiglia e della società

3. Diritto all’educazione e all’istruzione.

4. Diritto alla libertà, nel senso che il fanciullo deve essere protetto contro ogni tipo di sfruttamento.

5. Diritto di priorità, deve essere il primo ad avere in ogni circostanza protezione e assistenza.

6. Diritto alla sanità fisica, intellettuale, spirituale e morale.

7. Diritto alla comprensione e all’affetto da parte dei genitori e da parte degli educatori.

8. Diritto del fanciullo ad una vita di adulto professionale e sociale, conforme alle sue esigenze e alle sue attitudini nel senso che la scuola con l’aiuto della famiglia devono aiutarlo a scegliere e a seguire la propria vocazione.

9. Diritto alla formazione civica perché il fanciullo dovrà essere un domani un cittadino cosciente delle proprie responsabilità.

10. Diritto a beneficiare delle tecniche di informazione e di diffusione.

11. Diritto al gioco e al lavoro nel senso che il fanciullo nell’ambito dell’ambiente in cui vive deve disporre di spazi, di tempi, di mezzi idonei alla sua età e alle sue condizioni fisiche e psichiche.

12. Diritto all’eguaglianza, in qualsiasi situazione storica e geografica: tutti i fanciulli devono essere considerati uguali senza discriminazione di razza, di colore, di sesso, di opinioni politiche, di origine nazionale e politica, di condizioni economiche, di nazionalità.

13. Diritto alla vita: l’esistenza del fanciullo deve costituire l’interesse superiore della famiglia e della società

14. Diritto all’educazione e all’istruzione.

15. Diritto alla libertà, nel senso che il fanciullo deve essere protetto contro ogni tipo di sfruttamento.

16. Diritto di priorità, deve essere il primo ad avere in ogni circostanza protezione e assistenza.

17. Diritto alla sanità fisica, intellettuale, spirituale e morale.

18. Diritto alla comprensione e all’affetto da parte dei genitori e da parte degli educatori.

19. Diritto del fanciullo ad una vita di adulto professionale e sociale, conforme alle sue esigenze e alle sue attitudini nel senso che la scuola con l’aiuto della famiglia devono aiutarlo a scegliere e a seguire la propria vocazione.

20. Diritto alla formazione civica perché il fanciullo dovrà essere un domani un cittadino cosciente delle proprie responsabilità.

21. Diritto a beneficiare delle tecniche di informazione e di diffusione.

22. Diritto al gioco e al lavoro nel senso che il fanciullo nell’ambito dell’ambiente in cui vive deve disporre di spazi, di tempi, di mezzi idonei alla sua età e alle sue condizioni fisiche e psichiche.

Il fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giuochi e ad attività ricreative, che devono essere orientate a fini educativi; la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto.

I principi sopra citati hanno ispirato le più recenti Costituzioni nazionali e sono attuati da numerose leggi positive.

Le Carte, pur avendo una vasta influenza sulle varie legislazioni e sulla vita della comunità, non hanno di per sé un effettivo valore giuridico perché non hanno il carattere e l’obbligatorietà di un accordo internazionale.

Nella stessa Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo di New York del 20 novembre 1959, ad esempio, alcuni passaggi del settimo Principio enunciano: Il fanciullo ha il diritto a una educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e di divenire membro utile alla società.

Il superiore interesse del fanciullo deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento.

Il fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giuochi e ad attività ricreative, che devono essere orientate a fini educativi; la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto.

Il Consiglio Internazionale per il gioco e il giocattolo, riunito a Zurigo nel settembre 1963, ha discusso le più importanti questioni relative al gioco all’aperto, per un sano sviluppo fisio-psichico.

*Laura Margherita Volante, sociologa