Economia, finanza e ambiente nei capolavori della letteratura
Tempo fa ho avuto il piacere di ascoltare una conferenza di Giandomenico Scarpelli, autore del testo intitolato “ La ricchezza delle emozioni”, conferenza organizzata dall’Università delle Tre Età di Chieti e di riflettere sul fatto che economia , finanza e ambiente vengono trattati in molti capolavori della letteratura italiana e straniera.
L’economia è presente nei romanzi e nei racconti quando ad es. lo scrittore tratta dell’attività svolta dal personaggio. Molti capolavori della narrativa raccontano di contadini (Berardo e Viola ) operai (Renzo Tramaglino ), impiegati ( Bartleby, lo scrivano ) uomini d’affari ( i Buddenbrook).

Alcuni romanzi ottocenteschi hanno operai come protagonisti e raccontano le terribili condizioni di lavoro nelle prime fabbriche inglesi. Ad esempio Charlotte Bronte nel romanzo “Shirley” scrisse di padroni schiavisti . Molti sono i personaggi letterari che studiano l’economia e restano in vario modo delusi. Ad esempio Levin in “Anna Karenina “ legge i “ Principi di economia” di Stuart Mill e non vi trova nulla di utile.
Degli economisti classici si parla direttamente o indirettamente in varie opere letterarie.
La celebre metafora della “mano invisibile” di Adam Smith si ritrova ad es ne: “ Le anime morte “ di Nikolaj Gogol.
Alcuni scrittori , come Dickens in “ Tempi difficili” e Dostoevskij in “ Delitto e castigo” polemizzano con gli economisti classici inglesi ritenuti portatori di una cultura utilitaristica ed egoistica.
Uno dei punti della rivoluzione metodologica dei neoclassici fu sul concetto di valore : per loro il valore è soggettivo perché dipende dall’utilità che ciascuno riscontra in un determinato bene nonché dalla scarsità del bene stesso. Quando ad esempio, Robinson Crusoe recupera attrezzi e chiodi dal relitto, è molto soddisfatto perché quelle cose di poco conto in situazioni normali hanno per lui un valore enorme perché gli sono utili.
Il valore delle cose dipende anche dalla loro scarsità. Il concetto è esposto da Voltaire in un suo celebre racconto filosofico dal titolo: “Candido”: quando Candido nel paese di Eldorado vede bambini giocare per strada con pepite d’oro e pietre preziose, si affretta a riempirsi le tasche di quei tesori suscitando l’ilarità delle persone per le quali quelli erano solo ciottoli abbandonati lungo le strade e quindi privi di valore.
Alcuni romanzi trattano della distribuzione del reddito e della ricchezza come, ad es., in “ Tempi difficili “di Dickens , ne “ Il denaro” di Emile Zola e ne “ I miserabili” di Victor Hugo. Prima dell’industrializzazione, le crisi economiche erano in genere dovute a cattivi raccolti spesso a causa di guerre Manzoni nei promessi sposi racconta i moti del pane verificatisi a Milano nel novembre 1628 dovuti ad un forte rincaro del prezzo del pane a sua volta dovuta alla guerra in corso.
Nella prima metà dell’ottocento si verificarono crisi economiche da sotto -consumo o da sovrapproduzione. In “Mary Burton”, Elizabeth Gaskell scrive “Ristagnando il mercato non c’è scopo a produrre altre merci perché già nei magazzini si accumulano quelle invendute”. Nella seconda metà dell’ottocento si verificarono crisi innescate da eccessi finanziari. Ne “Il finanziere” Theodore Dreiser racconta il crack della Northern Pacific Railway verificatosi nel 1873 e il propagarsi della crisi.
Dei tempi di re Mida l’oro ha sempre attratto, a volte in modo morboso, molte persone, spingendoli in qualche caso a delitti come scrisse già Virgilio 2000 anni fa “Quid non mortalia pectora agis, auri sacra fames”. Diversi personaggi letterari si sono tuffati nelle monete, come ad esempio Zio Paperone.
Nei secoli passati e fino alla fine dell’ottocento in Italia la moneta si identificava nelle monete metalliche. I biglietti di banca circolavano da secoli e “rappresentavano” la moneta ma non lo erano né per la legge né nella considerazione del popolo. Quando nel 1866 il regno d’Italia istituì il “corso forzoso” ci fu uno shock sociale rispecchiato in diverse opere letterarie. Giovanni Verga scrive che Mazzaro “non ne voleva di carta sudicia” in cambio della sua roba e donna Ferdinanda Uzeda né “ I viceré” “ della carta sporca non voleva saperne” .
La letteratura, soprattutto ottocentesca, è piena di debitori. I personaggi si indebitano per inclinazione personale, perdite al gioco e affari strampalati (Micawber in “David Copperfield “), per tirare avanti sperando che arrivi il successo ( “Martin Eden” di Jack London ), per povertà ( i minatori di “Germinal” di Emile Zola), per fare la bella vita ( i viveurs dei romanzi di Balzac e Maupassant).
Alcuni romanzi dell’epoca vittoriana già illustrano l’inquinamento dell’aria e dell’acqua. L’aria inquinata è presente anche ne “L’amante di lady Chatterley”. Anni dopo Calvino scrive “ La nuvola di smog”. Sempre Italo Calvino in “Marcovaldo” racconta dell’inquinamento provocato da una fabbrica di vernici che “ buttava nell’aria fumo e nell’acqua una nube densa di un incredibile colore tra turchese e violetto”.
In “ Furore” Steinback racconta che i contadini dell’Oklahoma negli anni 30 del novecento vennero costretti , a causa dell’aridità della terra e per l’introduzione delle macchine agricole, ad una penosa migrazione verso la California alla ricerca di un lavoro e di un ambiente vivibile.
*Marilisa Palazzone, docente