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Da Kurbinovo all’Italia

Il Cammino della Luce

A volte il destino ci conduce lungo strade più antiche di noi stessi – sentieri percorsi da generazioni che hanno portato con sé storie, culture e idee.
Per me, quella strada è la Via Egnatia – l’antica arteria che, come ha scritto magnificamente Goran Stefanovski, “passa proprio accanto alla casa di mia nonna, a Bitola.”

Quel corridoio senza tempo, un tempo ponte tra Roma e Costantinopoli, è ancora vivo – nella storia, nell’arte, nell’architettura e nella memoria collettiva dei popoli che vivono lungo il suo percorso.
Una strada senza due direzioni non è una strada: è solo un vicolo senza ritorno.
L’arte, come la vita, si muove sempre in due direzioni – dalla tradizione verso il moderno, e dal moderno verso le sue radici.

La mia fascinazione per questo tema segue entrambe le vie.

Da un lato, il mio profondo rispetto per la nostra eredità culturale – per la chiesa di San Giorgio a Kurbinovo, affacciata sul Lago di Prespa – un autentico capolavoro dell’arte bizantina. I suoi affreschi, i suoi simboli, la sua luce non rappresentano solo un tesoro artistico, ma un’affermazione filosofica: un modo di vedere e di essere. Kurbinovo parla attraverso il colore e la linea, attraverso i volti dei santi, attraverso la geometria della luce. Vive, echeggia nel tempo, appartenendo non solo al passato ma anche al presente.

Dall’altro lato, la mia ammirazione per l’arte e l’architettura contemporanea italiana – per il ritmo vitale di Milano, Roma e Firenze, dove l’arte non è confinata nei musei, ma respira nelle strade, sulle facciate, nelle piazze.
L’Italia è un luogo dove la tradizione e la modernità danzano insieme; dove le pareti di vetro degli edifici futuristici convivono in armonia con le cattedrali rinascimentali – non come opposti, ma come interlocutori di uno stesso dialogo.

Così come Kurbinovo conserva la memoria dei secoli entro i suoi muri dipinti, l’arte moderna assorbe quei codici antichi e li trasforma in nuove forme, nuovi concetti, nuovi spazi.
La strada tra questi due mondi non è solo fisica – è concettuale, estetica e filosofica.
È un viaggio nel tempo, un dialogo tra epoche.
Ogni opera che ispira, ogni struttura che suscita meraviglia, ogni affresco che trasmette un messaggio – appartiene a questa conversazione infinita tra passato e futuro.
E in questa conversazione, ognuno di noi ha il suo posto.

La Strada come Connessione

Vista con gli occhi di oggi, la Via Egnatia non era solo una strada – era una rete viva di connessioni.
Come oggi Facebook, X o Telegram ci uniscono, così la Via Egnatia collegava famiglie, mercanti, artisti, soldati e amanti.
Era un’autostrada della cultura, un canale di scambio, un filo d’esperienza umana condivisa.

Alcuni la percorrevano per commercio, altri per pellegrinaggio, altri ancora per conquista – ma a ogni passo, quella strada portava con sé frammenti di pensiero, d’arte, di luce.
Oggi, quando possiamo inviare un’immagine in un secondo da un capo all’altro del mondo, è difficile immaginare un’epoca in cui ogni idea doveva viaggiare fisicamente – a piedi, a cavallo, tra pietra e polvere.
Eppure, quella strada non ha lasciato solo pietre miliari, ma una matrice culturale – un modello che ci ricorda che il mondo è sempre stato una rete di anime interconnesse.

Echi del Rinascimento

Quando penso a Echi dei Secoli, vedo inevitabilmente il ponte tra questa antica via e l’inizio del Rinascimento.
Potrebbe essere che la Via Egnatia, attraverso innumerevoli scambi di cultura, fede e arte, abbia trasportato la scintilla che avrebbe poi acceso la fiamma rinascimentale in Italia?

Forse gli artisti, i pensatori e gli architetti che percorrevano quella strada portarono con sé idee dall’Oriente che illuminarono l’Occidente.
Forse, negli affreschi di Kurbinovo, nelle linee dorate e nelle proporzioni divine, vediamo già l’annuncio di quella rinascita.
Alla fine, quando uniamo tutti questi elementi – strada, cultura, fede, arte e comunicazione – comprendiamo che i Balcani non furono solo un passaggio, ma una culla.
E forse, la chiesa di San Giorgio a Kurbinovo fu una delle prime luci che aiutarono a illuminare un’intera epoca.

Da Vinci e l’Essenza del “Da”

Leonardo da Vinci mi ha chiarito la visione – non solo verso l’arte, ma verso la vita stessa.
Come uomo che ha creato nei più grandi centri d’arte e di commercio – Milano, Roma, Bologna – il suo nome è di per sé una lezione: Leonardo da Vinci, cioè Leonardo del luogo Vinci.
Quel piccolo “da” è l’essenza. È la nostra origine, la nostra energia.
Nessuno sceglie dove nascere, ma ciò che facciamo con quella radice – questa è la nostra vera creazione.
Io sono orgoglioso che il mio “da” sia da Bitola.

L’arte oggi ha forse una missione più difficile, ma anche più importante.
Non deve solo rappresentare, ma ricordare – l’umanità, l’empatia, i valori.
In un tempo in cui tutto cambia alla velocità di un clic, l’arte resta l’ultimo spazio dove possiamo fermarci, respirare e sentire qualcosa di vero.
E quando quel sentimento viene condiviso, l’arte diventa comunione, non atto individuale.

Un Ponte Attraverso la Collaborazione

Attraverso la mia collaborazione con Regina Resta, e la sua profonda dedizione alla cultura – attraverso la sua organizzazione e gli eventi che crea – questa idea ha trovato forma viva.
I nostri scambi, riflessioni e dialoghi hanno dato a questa visione una risonanza internazionale.
E grazie a questa collaborazione, mi sento ancora più grato e orgoglioso di dire che vengo dalla Macedonia – un luogo dove gli artisti bizantini hanno forgiato la luce che, secoli dopo, avrebbe illuminato il Rinascimento in Italia.

Durante questa esplorazione ho trovato una correlazione sottile ma innegabile – tra la spiritualità dei nostri pittori bizantini e il risveglio creativo che ha donato al mondo il Rinascimento.
L’uno non può esistere senza l’altro: la scintilla divina dell’affresco è diventata la luce terrena dell’architetto.
Da Kurbinovo a Firenze, da Prespa all’Arno – la stessa mano di luce continua a dipingere la nostra storia umana.

Poesia: Da Kurbinovo all’Italia – Il Cammino della Luce

All’ombra del monte Baba

trema l’angelo di Kurbinovo –

il suo sguardo non vede il passato

ma ciò che deve ancora nascere.

La via sotto di lui – non selciato,

ma filo

che unisce ogni silenzio

in una sola visione:

ridare vita alla luce.

A Firenze, un sussurro si leva

non dai Medici,

ma da una campana domenicale di Prespa,

dove l’angelo non è caduto

ma ha volato verso il futuro.

Il Rinascimento non è solo una cupola,

è una linea che scorre

dalla crepa di un affresco

al marmoreo silenzio del Duomo.

Quando l’Italia apre le sue finestre

e la Macedonia le accarezza con la memoria,

nasce qualcosa di nuovo –

un’arte senza geografia,

senza secolo,

ma con anima.

*Igor Trajkovski, ingegnere