Annamaria De Vito, arti visive e non solo
Al Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino un’ultima sequenza della sua produzione legata alla serie “Verticali Equilibri”
Annamaria De Vito esporrà, da venerdì 1° agosto a sabato 20 settembre 2025, al Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino un’ultima sequenza della sua produzione legata alla serie “Verticali Equilibri”.

L’artista Annamaria De Vito, nata a Napoli nel 1966.
Successivamente agli studi professionali e dopo varie esperienze lavorative intraprende una lunga carriera di store manager e, contemporaneamente, consegue il titolo di visual merchandiser con i maestri dell’Accademia Vetrinistica di Milano che le consente di far emergere la sua creatività e completare la sua formazione professionale.
Durante una permanenza in Costa Del Sol (Spagna), trae grande ispirazione dai colori di questa terra per esprimersi, finalmente, attraverso l’arte pittorica, con la tecnica dell’olio e dell’acrilico.
E’ impegnata con un suo progetto di formazione grafico-pittorica per stimolare la creatività all’interno delle scuole.
Hai partecipato, tra l’altro, al “Premio Sulmona” nel 2023, all’”EuroExpoArt” in “VerniceArtFair” di Forlì nel 2024 e all’Arte Fiera di Genova nel 2025. Su queste esposizioni puoi fornire tuoi circostanziati commenti?
Si, ho partecipato a tali eventi importanti, con l’esposizione di alcune mie opere, avendo l’opportunità di esplorare mondi diversi.
Infatti, la mia idea è che il confronto con altri artisti e lo scambio culturale con critici d’arte di alto livello è un arricchimento che giova alla mia formazione artistica.

È difficile riuscire ad emergere nel contesto delle arti visive contemporanee?
Sicuramente, non è facile riuscire a mostrarsi e farsi notare in un periodo storico in cui ogni cosa è in continua evoluzione, in cui il focus è sempre più incentrato sul concetto di “status symbol”.
Ritengo che si possa considerare artista colui che riesce a trasmettere la sua grande emozione attraverso i suoi lavori, attirando con la massima naturalezza lo sguardo incuriosito del mondo circostante.
Esiste un collezionismo illuminato?
Riflettendo l’era in cui viviamo, in cui ogni aspetto è in fase di evoluzione costante, anche tutto ciò che riguarda l’arte è cambiato, divenendo, talvolta, più complesso.
Secondo tale criterio, allo stesso modo, i collezionisti contemporanei escono fuori dalle vecchie convenzioni, lasciandosi affascinare da una percezione fatta di istinti, di estetica e cultura visiva.
Le gallerie sono frequentate più a Napoli, Roma o Milano? Hai esposto in queste città …
Dal mio punto di vista, Milano la considero il centro culturale più visitato, più importante e più organizzato d’Italia.
Ho esposto in queste grandi città, riscuotendo un forte riscontro, soprattutto, a Roma e Milano, in particolar modo da parte dei giovani.
Nonostante Napoli resti ancora legata ai vecchi canoni artistici e culturali, negli ultimi tempi, grazie a curatori, critici e grazie agli artisti stessi, sta divenendo fonte di attrazione nazionale e internazionale anche per l’arte contemporanea.
Radio, tv, riviste, mostre riescono a comporre un fronte utile di conoscenza sull’artista?
È fondamentale diffondere la propria arte attraverso fonti come radio, tv, riviste e mostre per far sì che i lavori e il percorso artistico dell’autore vengano messi in risalto e vengano mostrati a un pubblico più elevato e vasto.
Senza l’utilizzo di tali mezzi, al contrario, si potrebbe correre il rischio di rimanere nell’anonimato.
C’è qualche altro iter valido e vantaggioso?
Ritengo altrettanto rilevante la diffusione dei propri lavori attraverso i Social Media, divenuti ormai essenziali e determinanti per la comunicazione e, soprattutto, per la condivisione di contenuti.
Nonostante uno scetticismo iniziale, per quanto mi concerne, ho imparato ad avvicinarmi e ad apprezzarli riuscendo così anche a diffondere la mia arte e le mie emozioni interagendo con un mondo prima sconosciuto.

Prima di chiudere, ecco il mio testo inserito nella monografia “Verticali Equilibri” dedicata all’artista napoletana, recentemente uscita:
“Annamaria De Vito prosegue con dinamica operosità; suoi passaggi sono rubricati in importanti rassegne e collettive di livello.
L’artista riesce con garbo a conoscere iniziative e a studiare sempre nuove declinazioni per assimilare al meglio quegli esiti continui della elaborazione critica.
Il lavoro prodotto riesce a mantenere quote estetiche attendibili e a marcare quelle successioni utili per ulteriori paradigmi visivi.
Annamaria De Vito con la sua ultima produzione riesce a sviluppare equilibri compositivi utili a far percepire disposizioni verticali, complesse e a incastro.
Fa emergere il suo procedere di prove e legittima redazioni pittoriche di scelte corrette per rimarcare soluzioni riflessive.
Contestualizza una teoria di fervori concentrici e organizza un replay di successivi studi.
Con una meditata sensibilità rimanda sui suoi percorsi agiti e sui tragitti stimolanti, ma si preoccupa e, così, provvede a istituire illustrate posizioni d’icastica misura.
Le sue composizioni risultano estratti di andamenti e di accostamenti leggibili che s’agganciano, in filigrana, ad atmosfere ampie e a estensioni di emozioni. Riassorbe, quindi, valutazioni e stimoli ottici per situare una complessa rete di addendi e di cifre coloristiche.
Iventagli amalgamati qualificano campi emotivi, d’indubbio interesse.
In un’apprezzabile e lunga teoria vengono confermati equilibri con stesure perspicaci e appropriate, grazie a calibrati effetti pittorici, avvertiti e sentiti.
Con un’accorta semantica descrittiva posiziona il suo far pittura nell’esigenza di estroflettere complici sensi e partecipazioni segnico-cromatiche influenti e adesive.
Le sue determinazioni determinano congrue visioni del mondo e della vita.
L’artista rivolge, da tempo, la sua attenzione a schemi di profili verticalizzati di centrati blocchi.
Con mano regolare e con gesto convinto, quasi da operatrice di tessiture,
specifica scene astratte, tratteggiate da scansioni e da respiri, di schietto e sincero sviluppo esistenziale.
Le numerose sequenze delineano una riconoscibile caratura.
La sua “cifra artistica” riconosce e riporta compresse storie e leggende in una sintesi che volge all’astratto le strette attualità.
Nell’ampio panorama dell’arte contemporanea riuscire a inserire nel contesto delle novità non è pratica facile.
E proprio gli avanzamenti nell’operatività di Annamaria De Vito, scanditi passo dopo passo, riescono a raggiungere mete inattese e congruenti sequenze, che alimentano traguardi su traguardi.
Emergono segni, segnali, segnacoli, simboli, congetture assemblate, che si conglobano in suddivisioni ferme e acute per, poi, rimbalzare su equilibri, alterni e chiasmatici.
Orientamenti segmentati e plurisedimentati contribuiscono a salti espressivi.”
*Maurizio Vitiello, critico d’arte e sociologo